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Interviste Interviste Elias Nardi Quartet
 

Elias Nardi Quartet Elias Nardi Quartet

Elias Nardi Quartet

intervista

Scritto da
Thiess
Data
Mag 01, 2014

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Elias Nardi Quartet

eliasnardiUn viaggio nel mondo degli Arcani maggiori, tra suggestioni folk, jazz e neoclassici, grande eleganza e gusto strumentale; si tratta dell'Elias Nardi Quartet. Ed Elias è il protagonista della nostra intervista.

- Ciao Elias, grazie mille per la disponibilità. In primis, complimenti per il lavoro discografico che porta il tuo nome, e che vede coinvolti altri tre interpreti. Come nasce questo progetto, e come vi siete incontrati?

- Grazie mille a voi per l'opportunità e i complimenti! Il quartetto che ha dato vita a "The Tarot Album" nasce dall'amicizia di lunga data con il bassista Carlo La Manna, il quale era presente anche nel mio precedente quartetto e con cui ho lavorato per il mio album di debutto "OrangeTree"(assieme al Nyckelharpista Didier François e al percussionista Emanuele Le Pera). Dopo aver realizzato il mio primo album avevo bisogno di una svolta che mi portasse ad abbandonare alcuni orizzonti Folk e a cercare suoni e idee ancor più sperimentali rispetto al precedente, con un approccio più vicino al Prog o al Jazz/Rock, soprattutto vista la tematica del concept album. Questo è stato possibile grazie all'amicizia, che avevamo in comune io e Carlo, con il Tastierista Roberto Segato, ed infine con l'ingresso in formazione del batterista inglese Zachary James Baker.

- Parlaci di "The Tarot Album", cosa è stato per te fonte di ispirazione, e cosa avresti voluto trasmettere con i suoi suoni?

- Come stavo introducendo sopra, "The Tarot Album" è un vero e proprio concept album basato su una nostra personale interpretazione degli Arcani Maggiori. L'idea di concepire un lavoro sui tarocchi è nata dopo una visita che io e Carlo abbiamo fatto al Giardino dei Tarocchi di Niki de Saint Phalle, vicino a Capalbio nella mia Toscana. La visione delle sbalorditive sculture dell'artista Franco-Americana, in un luogo così bello e affascinante, ci ha sconvolti a tal punto da pensare di poter affrontare anche noi, musicalmente, un certo tipo di lavoro. Quindi abbiamo cominciato ad interessarci al mondo dei Tarocchi in generale, cercando di prendere spunto dai significati ancestrali degli stessi, dall'aspetto ludico a quello esoterico fino ad interessarci alle interpretazioni filosofiche come nel pensiero di Jung, prendendo però sempre come riferimento l'impatto visivo che abbiamo avuto con l'opera della Saint Phalle, a cui il disco si ispira liberamente. Diciamo che il sound del disco cerca di riflettere il più possibile l'aspetto magico e misterioso della tematica, che ben si sposa con un approccio che musicalmente si muove tra l'Ethno Jazz di matrice mediterranea, la Psichedelia, la Minimal ed il Progressive.

- Sei tu l’unico autore di tutti i brani, oppure sei stato coadiuvato da uno dei tuoi tre compagni di viaggio?

- Per "The Tarot Album" il materiale è stato composto e arrangiato principalmente a quattro mani da me e Carlo La Manna, ma fondamentale è stato anche il contributo di Roberto Segato, sia in termini di idee che di arrangiamenti. E' stato fatto veramente un lavoro di squadra.

- Parlaci della tua passione per la musica, e per uno strumento così particolare come l’Oud. Ci sono stati artisti che in qualche modo, ti hanno fatto avvicinare ad esso?

- Mi sono avvicinato alla musica cominciando a suonare il basso elettrico e la chitarra, per poi dedicarmi al contrabbasso e agli studi Jazz e Classici. Sono sempre stato principalmente attratto dalle forme sperimentali in tutti gli ambiti, sia nel jazz che nel rock che nelle loro stesse stesse contaminazioni, quindi la curiosità mi ha spinto sempre a ricercare qualcosa di diverso negli ascolti. La popolarità di musicisti come Anouar Brahem e Rabih Abou Khalil e il mio interesse per certe latitudini dal punto di vista storico e artistico hanno agevolato il mio percorso per la conoscenza dell’oud. Il suo suono mi ha affascinato fin da subito e la fortuna ha voluto che il fidanzato marocchino di mia cugina fu in grado di procurarmi un Oud da lì a poco. Schiacciare le sue corde coi polpastrelli è stato come amore a prima vista. La sensazione che ho avuto, e che riporto sempre, fu una specie di “io qui ci sono già stato”, come se quello strumento fosse un "luogo-non luogo" in cui già mi ero trovato. Un segno del destino se si pensa anche al mio nome, Elias, utilizzato in tutta l’area del Levante e del Medio e vicino Oriente.

- Hai già nuovi brani in cantiere?

- Certamente sì! Possiamo dire che c'è già un nuovo album che è praticamente pronto dal punto di vista compositivo, ma sul quale c'è ancora un bel pò di lavoro da fare prima di riuscire a presentarne anche solo qualche brano.

- Collabori anche con altre realtà musicali, e se sì, in quali?

- Nel corso di questi anni ho avuto la fortuna di prendere parte a numerosi progetti e quindi collaborare con molti musicisti, alcuni dei quali da me stimati a lungo nei miei ascolti, come Ares Tavolazzi e Riccardo Tesi ad esempio.

- Quale pensi sia lo stato di salute della musica in Italia? Ci sono realtà musicali che ti hanno colpito particolarmente?

- Non dico una novità sostenendo che la musica in Italia goda di una salute precaria, e aggiungerei un po' tutta la cultura in genere. Senza entrare nel merito delle cause che hanno generato questo scempio nel nostro paese, ritengo che le problematiche non risiedano solo nella gestione delle le risorse, anche economiche, che vengono sempre meno. Il problema risulterebbe essere anche culturale, riscontrabile mediamente nella dedizione all'ascolto in genere e nella fruizione della musica (anche intesa come qualità di ascolto), sempre più destinata a mero intrattenimento e sottofondo, e nella crescente "diseducazione" musicale. Ovviamente sto generalizzando e per fortuna a noi capita sovente di incontrare un pubblico colto, preparato e "aperto" anche in Italia ma devo ammettere che l'attenzione e l'interesse che si riscontra fuori dai nostri confini (e basta veramente mettere un piede in Svizzera per accorgersene) mi ha sempre sorpreso piacevolmente..salvo poi rendermi conto, con dispiacere, che quella sarebbe dovuta essere la norma anche da noi. Ciò che preoccupa maggiormente è proprio che pare essersi creato una sorta di circolo vizioso che, oltre all'impoverimento dell'indotto musicale, ha provocato anche un generale appiattimento della cultura. Detto questo però si fa e si crea molta musica in Italia, ci sono bei progetti e grandi musicisti anche nelle generazioni più giovani e probabilmente sono proprio questi momenti di difficoltà a contribuire alla nascita di un "sottobosco" di proposte e di artisti molto interessanti. La speranza resta viva nel vedere comunque un bel fermento creativo.

- Passiamo ora all’aspetto eventi dal vivo. Pensi ci sia sufficiente spazio per chi fa musica in Italia? Capita sempre più spesso di sentire band che si esibiscono dal vivo, solo se si propongono come cover band. Senza nulla togliere a queste realtà, ma molti si trovano senza date, e schiacciate da questo fenomeno. Quale esperienza hai avuto, e stai avendo tu?

- Per rispondere a questa domanda mi ricollego alla questione precedente. Sicuramente in questi ultimissimi anni sono emerse molte difficoltà, e gli spazi sono sempre più ristretti, se non proprio chiusi anche per interessi di "casta". Il problema dei gruppi costretti a suonare cover, per poter avere un minimo di visibilità dal vivo, è qualcosa che dista molto dal mio ambito per questioni di generi ovviamente, ma è comunque riconducibile alla tematica affrontata nella domanda precedente e cioè alla scarso interesse e la scarsa apertura verso chi fa musica originale nel nostro paese. Inoltre per chi, come noi, si dedica alla musica strumentale cercando di puntare sull'originalità e la sperimentazione, le difficoltà sembrano aumentare a vista d'occhio. Ovviamente c'è il rischio che poi alla lunga nessuno rischi più niente e, a mio personalissimo avviso, la musica senza un pò di "azzardo" perde molti dei suoi stimoli, anche a livello emozionale.

- Un saluto da Stereo Invaders webzine, ringraziandoti ancora e spronandoti a continuare su questa strada, sicuramente impervia, ma che di certo può dare emozioni vere.

- Grazie mille a voi per lo spazio e le vostre parole sul mio lavoro, sicuramente proverò a portare avanti le mie idee musicali ancora per un bel po'!

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