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Live Live Report Leaves’ Eyes + Atrocity
 

Leaves’ Eyes + Atrocity Leaves’ Eyes + Atrocity

Leaves’ Eyes + Atrocity

live

Novembre 12, 2013
Brescia (Circolo Colony)
Scritto da
Dr. Cornelius Evazan

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Leaves’ Eyes + Atrocity
Leaves’ Eyes + Atrocity
Leaves’ Eyes + Atrocity

leaves' eyesAltra grande mossa coraggiosa del Circolo Colony: in un infrasettimanale di Novembre è stato possibile vedere in azione dalle nostre parti dopo molti anni i tedeschi Atrocity in compagnia della band di Liv Kristine, i Leaves’ Eyes. Per i non aficionados, questo è veramente un tour in famiglia, visto che il leader Alexander Krull è sposato con la bella Liv da diversi anni e la band di lei, di converso, non è altro che un ensemble più o meno variabile di membri degli Atrocity.

Comunque sia: dopo l’esibizione delle prime due band in cartellone, che il sottoscritto ha perso in blocco, il Colony conta appena una cinquantina scarsa di presenze, un segnale decisamente non incoraggiante. Qualche presenza potrà essere stata dirottata ad Alter Bridge, di scena a Milano la stessa sera, ma la spiegazione migliore è che tutte e due le band ormai non hanno grande richiamo sul nostro territorio per una serie di motivi che possiamo semplicemente sottointendere. Sono circa le 21 e 30 quando sale sul palco il gigantesco Alex Krull e i suoi Atrocity, rilanciatisi in territori più death metal con un recente disco a mio parere eccellente come “Okkult”. Sono infatti le note di “Pandaemonium” ad aprire le danze e l’impatto è buonissimo. Dal recente lavoro emergono anche “Haunted By Demons”, “Death By Metal” e “March Of The Undying”, in definitiva un quadrilatero potente che conferma la buona forma del quartetto che si esibisce, come nei recenti festival estivi (per il sottoscritto, Summer Breeze), senza un bassista sul palco ma con delle basi pre-registrate, setting che tutto sommato non disturba affatto. Presto però dal glorioso passato della band ritornano, per la gioia del sottoscritto, “Fatal Step”, “Blood-Stained Prophecy” e “Necropolis”, mentre dall’ormai mitico disco con cui conobbi la band, “Blut”, i nostri si celebrano giustamente con la title-track; chiude infine le danze “Reich Of Phenomena”, dal sottovalutatissimo “Atlantis”. Un’oretta scarsa di musica è quanto Krull e soci ci offrono e per il sottoscritto, che non ha mai abbandonato la band, è una grande prova, chirurgica e muscolare: Krull si riconferma un gigante sul palco e i musicisti che lo accompagnano non saranno l’all-star band di “Blut” o “Willenskraft”, ma non sono da sottovalutare. Certo, sarebbe stato bello che qualche italiano in più se ne fosse accorto, ma ci accontentiamo. Ah, per i (pochi) conoisseurs: no, non c’erano le zozze che ballavano. Sì, Krull si è comportato come se stesse suonando davanti ad una platea gremita.

Un cambio palco abbastanza lungo prelude all’entrata di Liv Kristine e dei suoi Leaves’ Eyes, pronti a pubblicare un nuovo album, “Symphonies Of The Night”, di un certo valore. La lunghezza della pausa è presto spiegata: stiamo per assistere ad un secondo set con gli stessi musicisti sul palco, più la dolce Liv. Ora: la comunanza delle due bands era nota, ma non c’è mai stata completa identità, almeno fino ad ora. Sia come sia (situazione temporanea? Questioni di budget?), anche per Liv Kristine quindi si assiste ad un set senza bassista ma con tutti gli Atrocity al seguito, incluso il buon Krull “relegato” a voce duettante. La setlist in questo caso è più equilibrata (ma è anche decisamente minore il catalogo da cui attingere), con una manciata di novità tra cui le ottime “Symphony Of The Night” e “Hell To The Heavens”, più un equo greatest-hits dei precedenti capitoli: “My Destiny”, “Take The Devil In Me”, “Velvet Heart” o la cover di “To France”. Liv, neanche a dirlo, è come al solito in splendida forma: vocalmente e spiritualmente, con i soliti sorrisi e ringraziamenti al pubblico dal primo all’ultimo pezzo. Semplicemente incantevole. Riflessioni di fine serata: abbiamo assistito ad un show professionale, sentito e interpretato dalle bands nella migliore delle maniere, nonostante lo scarsissimo pubblico, comportamento questo da cui legioni di sopravvalutate mezze-band italiche dedite al pay-to-play e al pay-to-record avrebbero solo che da imparare; abbiamo assistito anche ad un concerto di due bands forse ormai minori, fatto questo che dovrebbe far riflettere sull’alternanza rapidissima del mercato moderno (sympho-gothic alla frutta se non si tratta dei soliti grandi nomi?); personalmente invece, mi son potuto gustare in piena libertà due bands che di solito mi ritrovo a vedere oltreconfine, con dei suoni di qualità eccelsa, grazie al lavoro fatto dal Colony. Se non ci saranno seguiti a queste coraggiose scelte di non portare i soliti noti per scarsa risposta, poi non lamentiamoci, per favore.

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