PDFStampaE-mail

Live Live Report Anatomia + Undergang
 

Anatomia + Undergang Anatomia + Undergang

Anatomia + Undergang

live

Ottobre 15, 2013
Bresso,Milano (Blue Rose Saloon)
Scritto da
Dr. Cornelius Evazan

Image Gallery

Anatomia + Undergang
Anatomia + Undergang

anatomiaPer chi ha avuto orecchio per intendere, il 14 e 15 Ottobre l’Italia ha ospitato un piccolo tour dal grande valore, il primo passaggio italiano dei doomsters nipponici Anatomia, accompagnati dai danesi Undergang. La sede è quella del Blue Rose Saloon di Bresso, piccolo pub non particolarmente impressionante per impianto o setting, dove però mi è già capitato di vedere esibirsi bands e tour decisamente particolari.

E’ un martedì sera e il pubblico per questo evento non è superiore alle quaranta persone nel complesso, ma questo non è un male. Il locale è di per sè molto piccolo e i presenti non sono certo capitati per caso, entrambi fattori che hanno contribuito alla riuscita della serata. Aprono le danze, con un po’ di ritardo rispetto a quanto annunciato, i nostrani Funest. Quattro pezzi di death metal old-school, con chiari riferimenti alla primordiale scena svedese, niente di più niente di meno. Troppo poco? Non per il sottoscritto e per i presenti, che hanno apprezzato le strutture riconoscibili ma solide dei pezzi del quartetto lombardo. Spero di risentirli presto, magari con qualche minuto di più a disposizione.

Dopo un cambio palco dalla durata accettabile tocca ai danesi Undergang e il terzetto è stato, per il sottoscritto, un vero fulmine a ciel sereno. I due dischi finora pubblicati (e mezzo, con il recente EP) li ho apprezzati, certo, ma è dal vivo che il death metal rozzissimo dei nostri diventa imperdibile: sulle assi di un palco i forsennati cambi di tempo dei pezzi di “Til Døden Os Skiller” prendono il sopravvento su tutto il resto e perfino il growl ultragutturale del singer/chitarrista David assume un suo perché. Da buon combo death metal old school con influenze doom su disco, sul palco gli Undergang diventano una mortale macchina da guerra in cui il barbuto batterista Anders troneggia incontrastato, anche se gli altri due compari non sono da meno. La varietà di soluzioni stilistiche non concede tregua all’ascoltatore e, abbinata ad una ferocia esecutiva, lascia veramente a bocca aperta. Fra quello che i danesi hanno offerto al pubblico, nei quaranti minuti a loro concessi, si sono fatti notare soprattutto gli estratti dal citato secondo disco “Til Døden Os Skiller”, un misto fra Autopsy, Incantation, Asphyx, Grave con un’attitudine estrema che personalmente mi ha ricordato il death metal rozzo finlandese (Demilich, Convulse, Adramelech, Demigod...). Modelli più o meno affini a parte, se gli Undergang continuano così, abbiamo di fronte una band enorme. Devono solo trovare la quadratura del cerchio su disco, perché dal vivo più di così non credo sia possibile chiedere. Semplicemente fenomenali.

Secondo cambio palco e poco prima di mezzanotte è il turno degli headliner, gli Anatomia. Il terzetto giapponese per questa calata live sfrutta un quarto componente, una tastierista di sesso femminile che ripropone gli accenti weird che tanto mi hanno fatto apprezzare “Decaying Into Obscurity”. La proposta del combo, per chi non fosse al corrente, è un doom/death di evidente matrice Autopsy (il debutto “Dissected Humanity” fu memorabile, in questo senso) rarefatta e lugubre per la maggior parte del tempo ma pronta ad esplodere in rozzissimi up-tempo. Tutto questo è ben reso dal vivo e fin da subito i ritmi gelidi dei tre riescono a creare l’atmosfera giusta, aiutati in alcuni casi dalle citate tastiere. L’organizzazione della setlist è tale che le sfuriate old-school (che corrispondono grosso modo con i brani più datati) sono tenute per la seconda parte dell’esibizione ed è perciò un piacere, nei primi pezzi, essere gelati dal riffing ripetitivo, dalle rade note di basso e dalle vocals lugubri del batterista Takashi. A lungo andare però, a mio avviso, qualcosa è mancato. Sto parlando delle particolarità emerse dal citato “Decaying Into Obscurity”, disco classico e old-school quanto si vuole ma interessante anche per alcuni riff e soluzioni sopra le righe (tastiere/synth), in grado di mischiare le carte di un genere statico come il doom/death: di tutto questo al Blue Rose si è sentito ben poco, rendendo l’esibizione degli Anatomia funebre, oscura quanto basta ma priva di quel guizzo che me li ha fatti amare nelle versioni da studio. Verso l’una tutto si conclude e quello che resta sono solo due ore di autostrada e la sensazione di essere comunque pronti ad affrontare una terribile mattinata al lavoro, sostenuta probabilmente da diversi caffè. Grazie all’ennesimo, coraggioso tour di bands undeground. In fondo, il senso della vita del metalhead è tutto qua.

Contattaci
Find us on Facebook
Follow Us