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Adramelch Adramelch

Adramelch

intervista

Scritto da
Psychotron
Data
Settembre 30, 2005

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Adramelch
Adramelch

Due album in 17 anni. Lo status di cult metal band in Italia e all'estero. Esperienza, autorità, perizia tecnica, coerenza, e la voglia di tornare nella mischia con ancora tante cose da dire. STEREO INVADERS ha avuto l'opportunità di ospitare una delle più importanti realtà storiche del metal tricolore, gli Adramelch, pronti a contendere lo scettro ai grandi nomi internazionali. I cortesissimi Gianluca e Vittorio hanno risposto alle nostre domande.

- Ciao! Innanzitutto benvenuti su queste pagine e grazie di aver accettato di rispondere alle domande di questa intervista.

- Gianluca e Vittorio: Grazie a te, è un piacere. Qui Gianluca e Vittorio.

- Vi va di cominciare presentando brevemente la band ai lettori che malauguratamente non dovessero conoscervi?

- G.: Gli Adramelch nascono a Milano nel 1987 con una line-up differente da quella attuale:
Gianluca Corona – guitar
Franco Avalli – bass
Sandro Fremiot – guitar
Luca Moretti – drums
Vittorio Ballerio – vocals.

- V.: Poco dopo la registrazione del primo demo tape, nell'88, ottengono un contratto con la Metal Master e pubblicano “Irae Melanox” disco che sulle prime non riceve grande accoglienza di pubblico, nonostante la stampa specializzata (da H/M fino alla bibbia del metal di quei tempi - Kerrang!) gli tributi grandi onori ... La formazione si scioglie quasi subito per riformarsi definitivamente - dopo diversi tentativi - soltanto verso la fine del 2003. Durante questo lungo periodo però “Irae Melanox” vive di vita propria! Con nostra grande sorpresa scopriamo, solo in tempi relativamente recenti, che quello che ritenevamo essere un gran bel disco ma conosciuto ed apprezzato solo dai suoi autori - o quasi - aveva invece acquisito larghe fasce di pubblico facendo assurgere gli Adramelch al prestigioso titolo di cult band prima all'estero (Germania in testa) e poi anche in Italia.

- G.: Della line-up originale siamo rimasti io (compositore e chitarrista) e Vittorio (cantante). Nel 2004, dopo che anche lo storico bassista Franco Avalli aveva abbandonato l'avventura, il gruppo si ricompone con il batterista Sigfrido Percich, il chitarrista solista Fabio Troiani e il bassista Maurizio Lietti. L'affiatamento è totale sia musicalmente che umanamente.

- Anche se ancora è decisamente presto per valutazioni e bilanci, che tipo di responsi sta riscuotendo in giro il vostro nuovo lavoro “Broken History” presso gli addetti ai lavori?

- V.: Noi siamo particolarmente soddisfatti della musica che abbiamo prodotto e dell'intesa musicale raggiunta e siamo certi che il risultato ottenuto rispecchi tutto ciò ... siamo fiduciosi che con il nuovo stato delle cose le possibilità saranno maggiori.

- G.: Gli amici, musicisti e non, appassionati di musica in genere e i redattori delle prime recensioni si sono dimostrati tutti favorevolmente colpiti dal lavoro. I punteggi sono particolarmente lusinghieri ...

- Quali ritenete siano le principali differenze tra “Broken History” e “Irae Melanox”, se secondo voi ve ne sono?

- G.: Ovviamente ve ne sono, sono passati otre 16 anni! Crediamo che ci sia stata un'evoluzione. Un passo in avanti! Non avremmo potuto trovare le motivazioni per una “reunion” se non fosse stato così. Pensiamo di avere realmente cose nuove da dire. Siamo convinti che “Irae Melanox” sia un'opera difficilmente ripetibile ma pensiamo anche che le nuove composizioni gli tengano testa proprio perché diverse. Non era nostra intenzione fare un clone ma un'opera nuova. Con “Broken History” si entra un mondo differente, forse meno cupo ma altrettanto epico ed evocativo. E' la strada che può segnare il futuro della band, che potrà dare senso a quello che siamo adesso e che faremo dopo. - V.: vi è anche una sostanziale differenza nelle liriche delle quali questa volta mi sono occupato esclusivamente io.

- Con oltre tre lustri di attività nel music business, come pensate sia cambiata dagli anni '80 ad oggi l'industria discografica del metal in Italia, ed anche all'estero?

- G.: Mah, non riteniamo di avere mai fatto parte del “music business”. La band già nel '89 si era sciolta quindi non abbiamo più avuto un'attenta percezione di come si stava trasformando la scena musicale e discografica. Ognuno di noi, con un proprio gruppo o da solo, ha continuato a suonare, a scrivere, a coltivare la passione per la musica. Ma lontano dal mercato. Per lo meno quello metal. Dopo di ché un entusiasmo ritrovato ha fatto si che le nostre strade si incrociassero di nuovo per la realizzazione di questo progetto. Certo è che le opportunità per una band italiana di farsi conoscere ed imporsi sulla scena musicale, dai primi anni '90 in poi, sono state maggiori.

- Ritenete che se Adramelch fosse maturato in un contesto diverso (es. in Germania o in Scandinavia) avrebbe avuto percorsi ed esiti differenti, ovvero maggior attenzione da parte dei media e del pubblico?

- G.: E' probabile. Ma lo scioglimento della band è avvenuto soprattutto per ragioni nostre, interne, personali.

- Pensate che le radici italiane rappresentino tuttora una pesante zavorra per delle metal bands, come è accaduto per tutti gli anni '80 ed in parte per i primi ‘90?

- G.: Io metto sempre la creatività al primo posto. Penso che se hai qualcosa di originale da dire alla fine non esistono nazioni penalizzate ma solo il talento (guarda Lacuna Coil o Rhapsody) ma forse mi sbaglio. Ci vuole anche un po' di fortuna e ... senz'altro dei buoni contatti!

- V.: Il problema del mercato italiano è che vi è molto provincialismo ... vi è la profonda convinzione, diffusa anche fra i musicisti che il metal sia patrimonio esclusivo di persone rozze, ignoranti e appartenenti alla più umile classe sociale ... Mentre, come è naturale che sia, è assolutamente trasversale (parole sante! – nda). In Italia come in Germania o in Giappone vi sono appassionati di questo genere di ogni tipo ... pare un'ovvietà ma non lo è.

- Voi due siete gli unici superstiti della formazione originale. Cosa ne è stato degli altri e quali sono le credenziali dei nuovi musicisti che si sono uniti alla band?

- G: Luca, il batterista della prima formazione, da molti anni vive a Roma e sarebbe stata impossibile una collaborazione con lui. A Sandro non interessa più il genere musicale. Si dedica principalmente al rock-blues. Anche Franco, il bassista che ha mollato l'anno scorso, ha altri interessi musicali: il jazz in primis. I nuovi arrivati, come dicevo, sono fantastici da tutti i punti di vista.

- V.: Quella che al momento dell'abbandono di Franco e Andrea (il chitarrista che da esterno aveva lavorato con noi dal momento della reunion) sembrava essere una tragedia si è dimostrata essere una grande fortuna. Non voglio essere frainteso, con Franco io personalmente ho condiviso molti e molto diversi progetti musicali, la sintonia è sempre stata grande ma ora non avrebbe avuto senso accanirsi. Lui non sentiva più suo questo progetto ed è stato meglio così per tutti!

- G.: E il gruppo ora è davvero come una grande famiglia. C'è una stima e un affetto reciproco che ci lega e questo aiuta molto il “lavoro” come musicisti. Si è creata una alchimia perfetta. Dal punto di vista tecnico ovviamente sono tutti a livelli molto alti. Tutti arrivano da esperienze musicali (live e discografiche) tra le più varie e interessanti.

- Da cosa è scaturita l'idea di scrivere un album su tematiche storico-religiose quali le crociate e la santa inquisizione?

- V.: Molte delle letture che ho fatto negli ultimi anni giravano intorno a questi temi e quello che maggiormente mi colpiva non era tanto l'orrore di tanti massacri ai quali purtroppo abbiamo fatto quasi l'abitudine, quanto il giudizio sotteso dalla cultura dominante verso questo come altri capitoli bui della nostra storia recente e lontana ... la storia la scrivono i vincitori, questo lo sappiamo, ma dando questo assioma per conosciuto spesso non ci rendiamo conto di quanta parte di verità viene occultata ... “Broken History”, la storia è spezzata quando la fede non è più una questione trascendente ma diviene immanente, secolare, temporale. E' strumento di controllo e potere e non più possibilità di contatto con una dimensione “altra”... diviene l'arma nelle mani di chi vuole prendere il controllo delle terre e delle anime ... Dall'altro lato la figura del cavaliere senza macchia e senza paura è uno dei must del metal soprattutto di quello epico ... e allora trovarsi in mano da una parte una tematica fortemente legata alla musica che suoniamo e dall'altra la possibilità di svilupparla ma partendo da ... diciamo da presupposti meno conosciuti, camminando su sentieri meno battuti è stato per me una specie di illuminazione sulla via di Damasco! ;o)

- Perdonate la banalità della domanda un po' glamour, ma sarei curioso di sapere se avete visto l'ultimo film di Ridley Scott sulle crociate? E se si cosa ve ne è parso?

- G.: Io e Sigfrido l'abbiamo visto. Pensiamo sia un film ben fatto ma che non ha molto pathos. Un po' troppo hollywodiano. Alla fine però lascia una drammatica e interessante riflessione nello spettatore in quanto si rivela palese un richiamo a quello che è successo e che sta succedendo oggi dopo l'11 settembre tra il mondo mediorientale e quello occidentale. Proprio su questa analogia (pur sapendo che ci sono ragioni profondamente diverse tra gli eventi di 1000 anni fa e quelli attuali) si basa il concept di Vittorio.

- V.: Il disco esce l'11 settembre: è una data con un forte valore simbolico. La nostra scelta non ha valenza politica ma storica. E' una data che segna la nostra storia. E nel concept dedicato alle crociate (ed alla coda dell'inquisizione ... togliamolo questo “santa” per cortesia!) vi è anche l'11 settembre ...

- Quale è la vostra opinione in merito ai concept album? Beh, favorevole immagino altrimenti non ne avreste scritto uno, ovvio! Ma intendo, quale è la vostra ricetta all'interno di un simile progetto per evitare di cadere nel banale, nel già fatto, e per tenere viva l'attenzione dell'ascoltatore pur in un ambito mediamente più impegnativo del solito?

- G.: Nessuna ricetta. E' stata una scelta obbligata e naturale in quanto le storie narrate hanno una cronologia precisa e si sviluppano lungo i capitoli delle songs.

- V.: Non è una domanda semplice ... il concept in sé, in effetti, è un'idea affascinante ma ti dirò che non ho un'opinione precisa verso il concept ... dipende molto dall'argomento su cui si struttura ...

- Nutrite un qualche particolare interesse per la letteratura di stampo fantasy? Rappresenta una fonte di ispirazione per la vostra musica?

- G.: No, direi di no. Pur essendo quasi tutti (chi più, chi meno) appassionati del “ring” tolkieniano non ci sono richiami, ne', probabilmente, ce ne saranno nella nostra musica.

- Il sound degli Adramelch coniuga influenze tradizionalmente metal, epic e progressive, il tutto condito da una tecnica strumentale invidiabile. Credete che vi sia davvero un qualche grado di parentela con le varie storiche bands dell'epic come Manilla Road, Cirith Ungol, Omen, etc.?

- G.: E' probabile. Ma le nostre iniziali influenze - più o meno evidenti - derivano in particolare da gruppi come Queensryche, Mercyful Fate, Warlord, Fates Warning, Candlemass, e in seguito senz'altro Rush, Dream Theater, ma ognuno di noi ha culture musicali vaste e differenti che non si limitano assolutamente all'ambito metal ...

- Come è nata la collaborazione con Maurizio Chiarello della Underground Symphony, un vero pioniere della musica metal in Italia?

- G.: Il suo interesse e passione per la musica degli Adramelch lo aveva manifestato fin dagli inizi. Siamo sempre rimasti in contatto e quando i tempi si sono rivelati maturi, dopo aver valutato diverse offerte che erano arrivate anche dall'estero, abbiamo convenuto che la sua sarebbe stata la più interessante. Che ne sarebbe potuta nascere una fruttuosa collaborazione. Ha creduto ciecamente nel nuovo progetto e per noi si è dimostrata una persona di assoluta generosità e serietà.

- Il vostro debut album è ammantato oramai di un alone di mito e leggenda. Quali sono i vostri sentimenti ripensando a quegli anni e a quei momenti?

- G.: Di totale orgoglio. Non è mai mutato da parte nostra. Come dicevamo prima ... il fatto che, negli anni che seguirono la pubblicazione del disco, esso sia stato capito e apprezzato in così tanti paesi e da così tanta gente è davvero un'immensa soddisfazione.

- V.: Fa davvero una certa impressione pensare che il debut album di un gruppo italiano, alla fine degli anni ‘80, con un'età media di 17/18 anni, totalmente privo di promozione e realizzato con mezzi scarsissimi abbia avuto la storia ed il seguito che ha avuto ...

- G.: Eravamo consapevoli di aver prodotto qualcosa di speciale. - V.: Ma ... il nostro punto di vista non poteva certo essere imparziale.

- State pensando a delle date live per supportare adeguatamente “Broken History”?

- G.: Ne stanno venendo fuori alcune interessanti (il 1 ottobre ad esempio saremo al “80's Italian Metal Legion Festival 2005” ) e le stiamo valutando. Non cercheremo di suonare ovunque e ad ogni costo ma soltanto di fare quelle date che ci consentiranno di rappresentarci meglio come band e presentare al meglio il nostro nuovo lavoro.

- Quale è la vostra opinione sulla scena metal italiana attuale? Apprezzate (o detestate) in particolare qualche band?

- V.: Non detestiamo nessuno, ci mancherebbe.

- G.: Sicuramente ce ne sono di molto interessanti. Mi vengono in mente gli Helreidh che ritengo siano un ottimo gruppo. Con grande fantasia e tecnica. I Battleram, i Soul Takers, i Greyswan ... la lista si potrebbe allungare.

- Quali sono le vostre aspettative ed i vostri desideri per l'avvenire degli Adramelch?
- G.: Senz'altro progredire musicalmente. Abbiamo tante idee in cantiere, già un sacco di materiale per il prossimo lavoro. Dopo la promozione di “Broken History”, i live, ecc. ci dedicheremo intensamente alle prove, agli arrangiamenti e alla pre-produzione di quello che sarà il prossimo capitolo della “saga Adramelch”.

- Che musica ascoltate attualmente? Quali sono i vostri artisti preferiti?

- G.: Come ti dicevo spaziano molto. Dal death metal al rock psichedelico alla Muse, Radiohead, Sigur Ros, Jeff Buckley. E poi prog-rock anni ‘70/'80: Genesis (li adoro!) Yes, Pink Floyd, King Crimson. Interessanti le “aperture” di gruppi come Anatema, Devin Townsend, Porcupine Tree, ma (per ciò che mi riguarda) anche tanta musica classica e barocca: Bach, Handel, Telemann, Vivaldi.

- V.: Si confermo le parole di Gianluca ... anche io ascolto oramai da molti anni davvero di tutto e ti prenderei troppo spazio ora se ti raccontassi (anche se una chiacchierata sul tema potrebbe essere molto interessante!) ma giusto per accenni ti posso lanciare qualche nome del mondo hard & heavy: Opeth, Porcupine Tree, Kings'x, Flower Kings ... poi gli italianissimi Quintorigo ... e poi tanto jazz, jazz rock, e poi musica etnica, musica barocca ...

- Gianluca è anche l'autore della pregevole copertina di “Broken History”, suggestiva e decisamente adatta al cd. Coltiva anche velleità pittoriche oltre a quelle musicali?

- G.: Ehm ... è la mia attività principale: faccio il pittore di professione.

- Concludete pure questa intervista come preferite ...

- G. & V.: Grazie 1000 davvero per lo spazio dedicatoci. Ci auguriamo che “Broken History”, lavoro in cui crediamo molto, potrà, anche grazie a voi, destare interesse e possa nel tempo essere apprezzato. Un saluto a tutti da parte degli Adramelch.

- Ok ragazzi, grazie mille del tempo dedicato a STEREO INVADERS e della vostra cortesia. Speriamo di potervi presto rivedere su queste pagine e di avere ancora l'occasione di poter scambiare due chiacchiere.

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