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Live Live Report Necros Christos + Grave Miasma + Fuoco Fatuo
 

Necros Christos + Grave Miasma + Fuoco Fatuo Necros Christos + Grave Miasma + Fuoco Fatuo

Necros Christos + Grave Miasma + Fuoco Fatuo

live

Ottobre 08, 2013
Romagnano Sesia, Novara (Rock n Roll Arena)
Scritto da
Dr. Cornelius Evazan

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Necros Christos + Grave Miasma + Fuoco Fatuo
Necros Christos + Grave Miasma + Fuoco Fatuo

necroschristos
Ci sono sere in cui non andresti nemmeno ai Sodom sotto casa nel weekend (true story). Altre in cui due ore e mezza di strada di Martedì sera non ti spaventano (again, true story). Questa è la cronaca della “seconda che hai detto”...

Nonostante la pioggia e l’infrasettimanale abbastanza curioso/rischioso (per i promoter, ovviamente), la line-up proposta dal Rock N’Roll Arena di Romagnano Sesia è stata, per i cultori, decisamente succosa: i tedeschi Necros Christos e gli albionici Grave Miasma in un’unica data italiana. Il primo è un nome ormai piuttosto consolidato nella scena underground, con una carriera quasi decennale (nonostante una discografia non nutritissima), mentre il secondo è uno dei nomi caldi della recente ondata di death/doom retrò promossa da etichette come Dark Descent, Ibex Moon o FDA Rekotz oltre che da festival già diventati leggendari come il danese Killtown Deathfest.

Giungo al locale giusto in tempo per apprezzare gli ultimi minuti dell’esibizione dei nostrani Fuoco Fatuo che propongono un doom/sludge molto primordiale che, per quel che ho avuto modo di sentire, si faceva apprezzare per la densa atmosfera creata. Il locale è tuttavia comprensibilmente semi-deserto e la situazione si porterà a non più di settanta unità circa a pieno regime, durante i set delle bands straniere. L’atmosfera però a mio avviso è sin da subito buona, da vero rito underground, con tanto di distro presenti in sala e dei suoni quasi sempre all’altezza.

Dopo un cambio palco dalla durata accettabile, i quaranta minuti circa concessi ai Grave Miasma scatenano parecchio entusiasmo tra il pubblico (under the banner of “pochi ma buoni”). Il death metal primordiale e marcescente dei quattro inglesi è subito apprezzato e i continui rimandi ad Autopsy, Incantation, Dead Congregation o Sonne Adam risultano d’impatto. I suoni non sono sempre nitidissimi, ma non è certamente un requisito fondamentale per il genere e l’alternanza di parti veloci (ma mai spezzacollo) con ritmi più cadenzati è riuscita fin da subito a coinvolgere anche chi, come il sottoscritto, ha avuto modo di ascoltare le prime releases della band e poco altro. I nostri sono freschi di pubblicazione del primo full-lenght “Odori Sepulcrorum” che, per i pezzi proposti in scaletta, non muta poi di molto la proposta complessiva della band. In fin dei conti le songs create dai quattro inglesi sono veramente elementari, come si richiede dal genere, ma funzionano egregiamente. Come per i citati padri putativi, Autopsy e Incantation, la somma è decisamente maggiore degli elementi singoli e il mood complessivo creato dai Grave Miasma mi ha proprio convinto. Unica pecca, a mio avviso, l’effetto delay sulle vocals gutturali che personalmente non mi ha fatto impazzire.

Secondo cambio palco ed è l’ora degli headliner, i Necros Christos, che attendevo davvero al varco per verificare quanto ho apprezzato negli anni su disco. La proposta dei berlinesi è sulla carta di una semplicità estrema: death doom tradizionale, ma allo stesso tempo straordinariamente melodico e sulfureo. Al di là delle soluzioni musicali specifiche (Asphyx, Venom, Incantation e mille altri), ho sempre sentito un forte alone di Celtic Frost sulla proposta, soprattutto nella teatralità e solennità delle vocals e nella geometria delle composizioni. In quel di Romagnano ne ho avuto la conferma: l’ora a disposizione dei Necros Christos si è rivelata eccellente. La presenza sul palco è minimalista, ma non mi aspettavo molto di più: ciò che rapisce è la solidita del combo, a partire dalle trame di chitarra e dalle parti di batteria. Tutto, nella proposta dei Necros Christos rimanda a sensazioni di oscura armonia: un appagante disegno in cui nell’apertura, svolgimento e chiusura dei pezzi nulla è lasciato al caso. E’, quasi banalmente, un vero e proprio corrispettivo di uno dei rituali occulti citati nei testi della band. Il delizioso tocco melodico delle trame di chitarra riflette pienamente (grazie anche a dei gran bei suoni) quanto ascoltato nei due full finora editi: “Triune Impurity Rites” e “Doom Of The Occult”. E’ un death/doom, lo ripeto ancora, straordinariamente melodico per una band undeground, un combo dal concept e dalla carriera così estremi (per chi non li conoscesse, sarebbe un peccato confonderli con le miriadi di gruppi death/thrash/black di dubbia qualità, a cui sono spesso associati per contiguità di scena e touring schedule). Tornando alla scaletta, gli highlights giusti ci sono tutti, da “Doom Of Kali/Ma” a “Baal Of Ekrom”, passando ovviamente per pezzi meno recenti, come “Curse Of The Necromantical Sabbath” o la chiusura con “Necromantique Nun”. L’ora concessa passa velocemente, con pochissima interazione del mainman Mors Dalos Ra, qualche interludio estratto dall’ultimo “Doom The Occult” e poco altro da rilevare. Oscuri, pesanti ma non troppo, deliziosamente geometrici e rituali: queste sono le sensazioni provate dal sottoscritto al cospetto di un live-set contenuto ma impeccabile. Non è possibile chiedere di più, per quel che mi riguarda.

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