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Recensioni Novità Manilla Road - Mysterium
 

Manilla Road - Mysterium Manilla Road - Mysterium

Manilla Road - Mysterium

info

Titolo
Mysterium
Anno
Durata
49 minuti
Nazionalità
Formazione
Mark Shelton - Guitars, Vocals
Bryan "Hellroadie" Patrick - Vocals
Josh Castillo - Bass
Neudi - Drums
Tracklist
1. The Grey God Passes
2. Stand Your Ground
3. The Battle Of Bonchester Bridge
4. Hermitage
5. Do What Thou Will
6. Only The Brave
7. Hallowed Be Thy Grave
8. The Fountain
9. The Calling (instrumental)
10. Mysterium
Voto
7,5
Scritta da
Psychotron

Quindicesimo studio album dei Manilla Road, settimo dalla reunion, e in più ci sarebbe da considerare quel "Circus Maximus" uscito come album dei Manilla ma praticamente un lavoro solista di Shark Shelton (e pure "Mark Of The Beast" è una sorta di recupero postumo, ma in effetti un album della band con tutti i crismi). La line up cambia per metà, rimangono ovviamente Shelton e Hellroadie alle vocals, e subentrano alla sezione ritmica Castillo (già negli Hellwell) e Neudi (con una militanza in una miriade di nwobhm e underground band). La prima grossa sorpresa di "Mysterium" è una produzione decente (finalmente!), era da anni che non si sentiva un disco degli epic metallers di Wichita registrato in modo comprensibile per ogni suo strumento coinvolto. Altro snodo fondamentale è la continuazione del parziale ritorno al sound degli anni '80 (già avvertito in "Playground Of The Damned"), ovvero lo sfoltimento di quelle venature progressive e thrash che di tanto in tanto sono affiorate nelle corde di Shelton, anche e soprattutto nei dischi più recenti. Il songwriting di "Mysterium" è più diretto, lineare, metal (ed in certi momenti il rimando al quasi omonimo "Mystification" è piuttosto telefonato, si prendano ad esempio le similitudini tra gli arpeggi di "The Battle Of Bouchester Bridge" e "Dragon Star"). Complessivamente, l'album si fa gradire da un vecchio e nostalgico fan dei Manilla Road, sicuramente l'ascolto è più facile e più vigoroso rispetto a quelle camere e anticamere nelle quali c'era il rischio di perdersi a partire dai dischi post reunion (benché perlomeno di "Atlantis Rising" io conservi un giudizio molto positivo). Un paio di tracce non te le aspetti da Shelton, ovvero "Only The Brave" e l'acustica "The Fountain", pervase di un afflato rock che non sentivo nei Manilla dalla lontana "Feeling Free Again" (1983). Non siamo ai livelli della discografia aurea della band, nessun nuovo "Crystal Logic", tuttavia i Manilla sanno come compiacere i propri fans, pubblicando un disco che in parte placa quella sete di sound classico che molti di noi avevano bisogno di soddisfare. Artwork spettacolare e sesto cambio di label consecutivo da mettere a verbale.

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