Per chi come me è cresciuto a pane Genesis e Yes, questo è un disco da non farsi scappare. Giunti alla loro terza uscita, il gruppo creato dal bassista dei Flower Kings, Jonas Reingold, piazza un altro colpo da far impallidire tutti i gruppi progressive del momento, e perché no, anche i vecchi padri putativi del genere. Come ho detto, dentro “Who’s The Boss In The Factory”, c’è molto dei Genesis e c’è molto degli Yes, però molti sono anche i momenti strumentali ricchi di improvvisazione, che sconfinano anche nel jazz puro, con protagonisti ora il pianoforte, ora il sax. Il gruppo è sicuramente all’altezza delle composizioni, partendo proprio da Reingold, che con il suo modo di suonare il basso alla Chris Squire, si conferma di essere il leader indiscusso, ed eccelle anche nelle parti di fretless bass. Le parti vocali sono assegnate al grande Goran Edman, che illumina il paesaggio con la sua voce cristallina, mentre alla batteria c’è Zoltan Csorsz. Le chitarre sono ad opera di Krister Jonsson, mentre Lalle Larsson divide le tastiere con Tomas Bodin dei Flower Kings e con Andy Tillison. Appena ho visto che il CD conteneva solo sei pezzi, ho capito che mi sarei trovato davanti dei pezzi lunghi, ma certo non potevo prevedere che solo l’opener vanta ben venti minuti di puro progressive anni settanta; la meravigliosa “Send A Message From The Heart” ci sorprende in tutta la sua naturale bellezza, epica, con grandi pezzi strumentali, intermezzi di jazz-rock, e con una vena sinfonica da paura. Ottima anche la parte vocale, con Goran che intona alla perfezione le melodie del chorus. Stupenda. Le cose cambiano con “Let In Hollywood”, che è una rock song guidata dalle note di basso dove ancora protagonista è Goran con la sua interpretazione molto convincente. La title track conferma ancora lo stato di grazia dei musicisti, che si buttano anima e corpo in questi tredici minuti eccezionali, dove trova spazio anche un ispirato assolo di basso senza tasti da far invidia a Percy Jones dei Brand X. Nel pezzo ci sono anche momenti orchestrali come ci hanno abituato ormai i gruppi progressive metal odierni. “Two Blocks From The Edge” è impreziosita dal sax di Theo Travis, ed il suo ritmo molto rock serve a cambiare stato d’animo all’ascoltatore. In questo pezzo si evidenzia un bel intermezzo creato dalle chitarre acustiche e voglio sottolineare il lavoro del batterista, semplice, lineare, ma con un tiro fantastico. Chiude “Eternally”, pezzo molto emotivo dedicato ai genitori di Jonas, scomparsi in un incidente stradale l’anno scorso. La prima parte del brano è un interludio strumentale interamente suonato al pianoforte, mentre nella seconda parte il punto focale è il crescendo musicale che sfocia in un apoteosi sonora, dove le emozioni sono garantite. Ancora una volta è la Svezia a confermarsi regina del progressive, ed i Karmakanic di Reingold sono i suoi paladini. Brano Migliore: “Send A Message From The Heart”. Brano Peggiore: nessuno.






