I Negazione cantavano "Ho Pianto" nel 1988, ma in molti abbiamo pianto nel '96 quando i Carcass danno l'addio alle scene, a modo loro ovviamente, ovvero dopo un album spiazzante per i fans dell'estremismo ("Swansong"), e poi con la testa di Kennedy maciullata sulla copertina di "Wake Up And Smell The...Carcass", best of pieno di chicche e rarità. Tempo un anno e la stessa line-up di "Swansong", tranne Bill Steer (che fonda i suoi Firebird), assume il monicker di Blackstar e pubblica "Barbed Wire Soul" su Peaceville Records. L'album prosegue abbastanza coerentemente il discorso di "Swansong" e lascia intravedere dove sarebbero potuti approdare i Carcass se avessero proseguito su quella strada evolutiva (o involutiva per alcuni). Del tutto abbandonati i connotati extreme degli esordi, una pesantissima influenza rock blues, addirittura l'inserto del sax e una ripulitura della voce di Walker. Ironia della sorte, ai Carcass era stato chiesto dalla Columbia Records (per la quale avevano firmato subito dopo il successo mondiale di "Heartwork") di alleggerire il sound, rendersi più radiofonici e soprattutto usare una timbrica vocale diversa; il diniego dei nostri fu netto, ed infatti Walker canta alla sua maniera su "Swansong" (pubblicato da Earache). Proprio con i Blackstar però gli ex Carcass sembrano realizzare quello che la Columbia chiedeva loro, un album più "friendly", per ascoltatori magari impreparati ad un background death/grind. Se da una parte l'album si rivela coraggioso e comunque gradevole, dall'altra rimane una sensazione di incompiutezza, le songs non vanno mai al di là del "carino", non sono dotate di quella scintilla geniale che invece aveva accompagnato i Carcass per tutta la loro carriera. "Barbed Wire Soul" suona come un album di transizione, verso un approdo però che non si compirà mai perché questa rimarrà agli atti come l'unica release della band (anche e soprattutto per l'emorragia cerebrale che colpì Ken Owen). E' storia che nel 2007 i Carcass si riformeranno, perlomeno sui palchi, come live band. Da notare che il monicker Blackstar deriva dalla terza canzone in scaletta presente su "Swansong", e che gli ultimissimi secondi della conclusiva "Instrumental" (traccia per altro non strumentale), sono un sample tratto dal film Dal Tramonto all'Alba di Rodriguez.






