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Hangar 18 Libri Alice Cooper - La Mia Vita Tra Rock e Golf
 

Alice Cooper - La Mia Vita Tra Rock e Golf Alice Cooper - La Mia Vita Tra Rock e Golf

Alice Cooper - La Mia Vita Tra Rock e Golf

Info Hangar 18

Titolo
Alice Cooper - La Mia Vita Tra Rock e Golf
Scritto da
Psychotron

Titolo completo: Alice Cooper - La Mia Vita Tra Rock e Golf
Autore: Alice Cooper con Keith e Kent Zimmerman
Editore: Press(o)) Edizioni
Data di uscita: 05.2011
Pagine: 235 (brossura, illustrato)


Vincent Damon Furnier è sulla scena da oltre un quarantennio, da quando pubblicò assieme alla sua band il debutto "Pretties For You", nel 1969. Questa bella autobiografia, pubblicata negli U.S.A. nel 2007 ed arrivata in Italia nel 2011, ripercorre l'intera carriera artistica, anzi, l'intera vita di Alice Cooper, che ben presto cambia legalmente il suo nome proprio in quello del suo alter ego, fondendo definitivamente palco e realtà. Forse non tutti sanno però che inizialmente Alice Cooper era il monicker che rapprtesentava l'intera band e non unicamente Vincent, e solo in un secondo momento quello passò ad identificare esclusivamente il rocker nativo di Detroit.

Molto bella tutta la parte che riguarda l'infanzia del piccolo Alice, figlio di un uomo assai perbene, lavoratore onesto, e di una madre cameriera. Molti sarti in famiglia, parecchi traslochi attraverso svariate città degli States alla ricerca di un clima salubre e di un lavoro (dal Michigan alla California e all'Arizona), un grande amore per il baseball e lo sport in genere, e sani principi religiosi, tant'è che il padre Mick - operaio, vendiotore d'auto, elettrotecnico e progettista - fa carriera nella chiesa come Ministro di Dio. Alice si racconta come un ragazzino non troppo atletico e avvenente, che a scuola decide di far colpo su amici e ragazze grazie alla propria esuberante personalità ed a qualche dote innata che Madre Natura gli aveva generosamente donato (intelligenza, resistenza fisica, talento artistico).

I primi due album della band, il già citato Pretties For You" (1969) e "Easy Action" (1970), sono il parto ancora un po' acerbo di un gruppo di amici di lunga data, che varca la soglia magica e minacciosa al contempo del music biz; lo stesso Alice afferma che il "vero" primo disco consapevole del gruppo fu "Love It To Death" (1971), lavoro che consentì ai nostri anche di guadagnare visibilità e consensi. Da quel momento in poi, la carriera degli Alice Cooper fu di totale ascesa quanto a soldi, fama, successo e riconoscimenti. Piuttosto in anticipo rispetto a tutte le band che oggi siamo abituati a conoscere, gli Alice Cooper sviluppano un proprio concept artistico, in termini visivi e contenutistici (le cui ispirazioni, apertamente confessate, sono i film "Che Fine Ha Fatto Baby Jane?" e "Barbarella", con le relative protagoniste femminili, e il personaggio di Emma Peel di "The Avengers", per quanto riguarda l'estetica, trucco e costumi, e Beatles, Rolling Stones e Yardbirds per quanto riguarda il sound).

Lunghissima la sfilata di stars e celebrità che Alice elenca, sia per quanto riguarda i gruppi che si sono fatti influenzare dall'horror rock (Alice non lesina qualche sarcasmo su Marilyn Manson...) sia per ciò che attiene a grandi nomi e stars che Alice ha conosciuto soprattutto negli anni '70, da Jim Morrison a Janis Joplin, da Frank Sinatra a Groucho Marx (suo personale amico), compreso Elvis Presley, che sorprendentemente Alice descrive come una sorta di alienato esaltato vittima del suo entourage.
Alice racconta la drammatica rottura con i suoi band mates all'epoca di "Welcome To My Nightmare" (1975), progetto faraonico, costato molti bei dollaroni, accompagnato da show teatrali, coreografie, ballerini. Da questo album, che si rivela un successo esaltante, si salda definitivamente l'amicizia e la collaborazione artistica tra Alice Cooper e il piccolo genio Bob Ezrin, songwriter e produttore (tanto per dirne una: co-arrangiatore delle musiche di "The Wall"...e produttore di Lou Reed e Kiss).

Le due release successive, "Alice Cooper Goes To Hell" (1976) e "Lace And Whiskey" (1977) tentano di bissare i livelli dell'Incubo personale di Alice, ma la pressione è tale che l'uomo una volta noto come Vincent Fournier cede alla bottiglia, anzi alle bottiglie, decine al giorno, dalla birra ai superalcolici. "From The Inside" (1978) viene registrato praticamente in manicomio (primo ricovero di Alice, a cui ne seguirà un secondo un paio d'anni dopo circa). Alice racconta che dal 1980 all'1983 non ricorda neppure di essere vissuto, né tantomeno di aver registrato addirittura 4 album, di cui non conserva alcuna memoria storica ("Flush The Fashion", "Special Forces", "Zipper Catches Skin, "DaDa"). L'alcolismo è stato il grande nemico di Alice Cooper, per colpa della bottiglia ha quasi perso moglie e figli, ma dopo un ulteriore ricovero per disintossicarsi, e grazie anche alla scoperta del gioco del golf, il rocker rinasce a metà anni '80, avvicinandosi a sonorità sempre più hard rock-metal e sfornando album di successo a ripetizione ("Constrictor", "Raise Your Fist And Yell"), in particolare "Trash" ed Hey Stoopid", dischetti pieni di hit, ruffiani e rivolti al pubblico dei Motley Crue, Scorpions, Cinderella e delle imperanti hair metal bands (tra le righe, Alice stesso sembra ritenerli album "fatti apposta per", tanto che oggi non ama riproporre alcune di quelle songs dal vivo). Si tratta comunque di dischi che permettono ad Alice di rimettersi in piedi sotto tutti i punti di vista, fisicamente, finanziariamente e professionalmente; Mr. Cooper riguadagna una specie di nuova verginità, e credibilità.

L'ultimo periodo della vita artistica e persaonale di Alice è contraddistinto dall'approdo alla Fede, nuova "trasgressione" che lascia ancora una volta sconcertato il pubblico, ma del resto, cosa poteva essere più "oltraggioso" per uno come Alice Cooper (che sgozzava donne gravide sul palco, si faceva fotografare nudo avvolto dalle spire di Boa Constrictor e si faceva ghigliottinare per il piacere del pubblico) che scorprire la Bibbia? Gli ultmi album di Alice sono quindi contraddistinti da messaggi magari non strettamente "evangelici" ma indubbiamente positivi e costruttivi, all'insegna della sua nuova spiritualità. Tutto il libro è scandito da capitoletti, anche piuttosto tecnici (e noiosi) sul golf e sull'autentica mania che Alice ha sviluppato per questo sport, che descrive con continui parallelismi con la vita reale. Oggi Alice è un provetto golfista che partecipa a campionati professionistici per celebrità e può permettersi di guardare, sornione, ad una carriera immensa e stupefacente che praticamente nessun altro rocker (vivente) può vantare. Lunga vita al re dell'horror rock!

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