Cinque brani inediti del 2003 e due riproposti e già visti in un EP, sempre dello stesso anno, sono l’ultima fatica discografica rilasciata dagli Italianissimi Misantropus. Il sound proposto è un Doom Metal “vecchio stampo” quasi interamente strumentale, le cui cadenze ipnotiche vengono incrinate da psichedeliche divagazioni. La frenesia e la ridondanza di alcuni passaggi fanno trapelare un delirio sonoro di fondo, sensazione non sempre piacevole e che a tratti può diventare ostacolo ostico, anche per i più avvezzi. Ci permettiamo allora di dire che una maggior presenza di una parte vocale potrebbe diventare ingrediente che arricchisca periodi altrimenti eccessivamente stancanti. L’oscurità regna sovrana, trasmettendoci un’energia ancestrale e che incarna perfettamente il più cupo dei presagi. Galleggiamo in un nulla dalle sfumature rigorosamente nere, ossessione sonora di un continuum spazio temporale che affonda le proprie radici nel passato più intransigente. Dovrete allora rimboccarvi le mani per passare indenni da strumentalismi i cui particolari non cadono subito all’occhio. I Misantropus sono da riascoltare in futuro, magari con nuovo materiale e con più voglia di coinvolgere l’ugola di Francesca Luce, la cui prestazione ci convince, e non poco.






