PDFStampaE-mail

Recensioni Novità Venom - Fallen Angels
 

Venom - Fallen Angels Venom - Fallen Angels

Venom - Fallen Angels

info

Band
Titolo
Fallen Angels
Etichetta
Anno
Durata
57 minuti
Nazionalità
Formazione
Cronos - Bass, Vocals
Rage - Guitars
Danté - Drums
Tracklist
1. Hammerhead
2. Nemesis
3. Pedal To The Metal
4. Lap Of The Gods
5. Damnation Of Souls
6. Beggarman
7. Hail Satanas
8. Sin
9. Punk’s Not Dead
10. Death Be Thy Name
11. Lest We Forget
12. Valley Of The Kings
13. Fallen Angels

Voto
vedi dettaglio recensioni
Scritta da
MetalGeorge, Psychotron, Thiess

Stereogeddon - Giudizio Finale (Vol. 47)

 

Quando Satana sarà morto e l'Inferno sarà un luogo vuoto e desolato, i Venom ci saranno ancora, e Cronos si aggirerà per l'Inghilterra a perculare suore, preti e benpensanti. Intanto, sul finire di questo 2011, i leggendari Venom pubblicano il loro 13esimo album in carriera, e noi siamo qua a riceverlo come un'ostia sconsacrata!


Quando esce un disco dei Venom mi tremano le gambe per diversi motivi: 1) sarà all’altezza del loro glorioso passato? 2) Ci saranno Mantas e Abaddon? 3) Riusciranno a tenere il confronto coi giovani rampanti? 4) Come sarà suonato? Poi inizio ad ascoltarlo e…niente da fare, i bei tempi sono passati (e non solo per loro!), la magia che caratterizzava”Welcome To Hell” e ”Black Metal”non tornerà mai più, vuoi perché i tempi e la musica metal sono cambiati, vuoi perché comunque senza Mantas e Abaddon, pur scarsi che fossero (soprattutto Abaddon), non sono i Venom, ma assomigliano di più al progetto Cronos, e vuoi soprattutto perché Cronos arrivato alla veneranda età di 48 anni non riesce più a scrivere da solo un album intero che sia degno del nome importante che rappresenta, e quindi è inevitabile che per cercare di mantenere il trademark dei Venom, ovvero accordi potenti, sezione ritmica rocciosa e voce grattugia, rimanga confinato in quell’orticello che lui e i suoi ex compagni di merende infernali hanno ideato la bellezza di trent’anni fa. Quando la band ha cercato di fare qualcosa di diverso, vedi ”Calm Before The Storm” o ”Resurrection” (tralascio di proposito il periodo senza Cronos), pur con risultati a mio avviso buoni, è stata tacciata di tradimento o di commercializzazione, magari dagli stessi parrucconi benpensanti che non perdono l’occasione per spalare montagne di letame su di loro, senza mai riconoscere l’importanza che hanno avuto per l’evoluzione del metal in generale e del black in particolare (l’hanno inventato loro!). Quindi l’approccio al nuovo CD della band di Newcastle deve essere completamente libero da legami col passato, pena la delusione più cocente, questi Venom che sanno suonare, che incidono bene i dischi e che più di una volta inseriscono parti atmosferiche e addirittura acustiche, come ad esempio ”Lest We Forget”, poco più di due minuti completamente unplugged, sono una band ”nuova” con l’attitudine vecchia, ovvero casino, casino e casino ancora alla faccia dei puristi! Certo che pezzi di grande caratura ce ne sono, come la pesante e trascinante opener ”Hammerhead” che ricorda quella ”The Evil One” con cui i tre erano ritornati nel 1996, la poderosa ”Pedal To The Metal”, in pratica una dichiarazione d’intenti: ”The final destination…will be the place where I die, pedal to the metal!”, la bellissima ”Hail Satanas”, che mi ha ricordato i vecchi mid tempos dove Cronos inculcava il suo messaggio sulfureo, martoriando il suo bulldozer bass, e la conclusiva title track, apocalittica, sulla scia di ”At War With Satan” (il pezzo). In mezzo tanti brani discreti dove Cronos, se ancora ce ne fosse stato bisogno, dichiara il suo amore anche per il punk in” Punk’s Not Dead”…pensateci bene, se non fossero esistiti i G.B.H. o i Discharge, ci sarebbero stati i Venom? Il nuovo batterista Dantè, che è in forza anche nella band di Tony Martin (singer sottovalutato, ex Black Sabbath) si dimostra un inserimento azzeccato, pur essendo il miglior batterista che i Venom abbiano mai avuto e non ci voleva molto, picchia come deve, riempiendo i brani in maniera cospicua, il chitarrista Rage oramai è integrato nella band ed oltre a suonare i migliori assoli che un disco dei Venom abbia mai contenuto, spara ritmiche sferraglianti, sobillando il gran cerimoniere di rosso crinito, il quale dal canto suo continua imperterrito a demolire il suo strumento a furia di cannonate vibranti, anche se qua e là, si rilassa, dando spazio ad aperture rarefatte, seppellite subito dopo da un nuovo assalto ritmico. Concludendo, ”Fallen Angels” è probabilmente il miglior album post reunion, ma l’eccellenza rimane lontana,comunque, massimo rispetto per ciò che è rimasto dei Venom, anche perché provateci voi a contraddire quel culturista incazzato prestato alle quattro corde…io ci tengo alla mia ghirba!
(MetalGeorge)
Voto: 7


I Venom non pubblicheranno mai più un album come "Welcome To Hell" o "Black Metal", ok, ripetuto questo fino allo sfinimento, davanti ad un nuovo disco della band di Newcastle il mondo dei metallofili satanassi si divide in due: 1) gli eterni delusi (perché "i Venom non pubblicheranno mai più....", e questo già lo sapevamo); 2) quelli che cercano comunque di vedere se c'è del buono in una release del 2011, visto che il mondo è andato avanti lo stesso. Con questo spirito mi sono accostato a "Fallen Angels", pur rimanendo un fan sfegatato degli eroi neri della nwobhm, pur ritenendo inarrivabili i primi lavori, pur consapevole che questi Venom sono in realtà Cronos & Friends (tallonati dagli Mpire Of Evil, dove alberga Mantas, e pure Tony Dolan e Antton). Il penultimo "Hell" mi era sembrato una sonora fregatura, visto il moniker riportato in copertina; il sound era quello giusto ma le canzoni erano quanto di più anonimo ed inutile il combo avesse partorito da parecchi anni a questa parte. In questa ottica "Fallen Angels" rappresenta un netto miglioramento, visto che diverse tracce sono assai godibili e intense ("Nemesis", "Pedal To The Metal", "Punk's Not Dead", "Damnation Of Souls"), altre sono mediamente sufficienti, qualcuna è palesemente un filler ("Valley Of The Kings", "Annunaki Legacy", "Lap Of The Gods"). Opener song ("Hammerhead") e titletrack, solitamente due canzoni che devono essere buone per definizione, rientrano nella sezione mediana del "minimo sindacale", mentre la conclusiva "Blackened Blues", benché estenuante ed un po' fine a se stessa (7 minuti sono troppi), palesa almeno qualche guizzo di genialità perversa e imprevedibile. Certo è che i Venom di oggi non fanno più paura a nessuno, e non incarnano più quello spirito blasfemo, minaccioso, trasgressivo e anarchico del 1981, quando "In League With Satan" o "Poison" scandalizzavano brutalmente bacchettoni e benpensanti post vittoriani. E del resto Cronos è un pensionato un po' allucinato che gioca a fare il grande vecchio del black metal doc. Io me li continuo a godere finché si può, questi Venom, "Fallen Angels" non è un capolavoro ma quella sporcizia genuina che questo marchio riesce ancora ad evocare è cosa rara, nonostante un mercato inflazionatissimo di presunti cattivi e figli di Belzebù.
(Psychotron)
Voto: 6,5


Tornano sulle scene gli eterni cattivi della scena Metal, coloro i quali dicono di aver inventato il Black - e fermiamoci al termine, non all’attitudine - e che in questi anni hanno continuato sulla linea del Thrash tutto Rock ed Heavy: i Venom. I testi sono sempre gli stessi, come anche i suoni, che nel loro verbo semplicistico hanno sempre avuto un seguito di tutto rispetto. Dopo la delusione patita con “Hell” (guarda un po’ che fantasia), ecco che si sono riposte in “Fallen Angels” le speranze del riscatto. Al di là di questo scontatissimo titolo, possiamo dire che gli episodi incisivi sono maggiori rispetto al recente passato. La ricetta è quella, e non è certo il tecnicismo ad essere protagonista con Cronos & Co. Nessuno infatti pensiamo possa chiedere nulla di diverso ad una band che ha fatto del “lerciume” sonoro il proprio punto di forza. Ritornelli efficaci, atmosfere apocalittiche e qualch eassolo di chitarra sono sufficienti a far battere il cuore dei più nostalgici, anche se alzare ulteriormente il tiro risulta impossibile. Troppe le tracce riempitive ed eccessiva la durata di un full-lenght che non va mai oltre alla ruvidezza made in Venom. Cinquantasette minuti abbondanti di Rock ‘n’ Black sono impegnativi, se non altro perché a parte qualche spunto qua e là, i rombi del motore dei Venom sono fumo negli occhi e basta. Ci viene così spontaneo dire che se le cose continueranno così, non potremo che aspettarci solo questo da un project forse stanco e legato indissolubilmente ad un nero che oggi, pare ormai sbiadito.
(Thiess)
Voto: 6,5

Contattaci
Find us on Facebook
Follow Us