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Recensioni Novità Opeth - Heritage
 

Opeth - Heritage Opeth - Heritage

Opeth - Heritage

info

Band
Titolo
Heritage
Anno
Durata
57 minuti
Nazionalità
Formazione
Mikael Åkerfeldt - Vocals, Guitars, Mellotron, Piano, FX
Martín Méndez - Bass
Martin Axenrot - Drums, Percussions
Fredrik Åkesson - Guitars
Per Wiberg - Keyboards, Hammond Organ, Piano, Fender Rhodes, Wurlitzer
Tracklist
1. Heritage
2. The Devil's Orchard
3. I Feel The Dark
4. Slither
5. Nepenthe
6. Häxprocess
7. Famine
8. The Lines In My Hand
9. Folklore
10. Marrow Of The Earth
11. Pyre (bonus track)
12. Face In The Snow (bonus track)
Voto
8
Scritta da
Thiess

Tornano gli Opeth, project la cui storia musicale inizia costellata sempre e comunque dal coraggio e dalla personalità. Caratteristiche queste due che spesso fanno a pugni con le mode, con il pubblico e la rigidità di molti ad approcciare alla sempre rara sensibilità. Storicamente parlando gli Svedesi sono stati immuni dai cliché, sia quando hanno ibridato il Death Metal col Progressive, in un periodo in cui il Black la faceva da padrone, sia ora. “Damantion” fu un capitolo meraviglioso di una carriera in cui ci si voleva staccare dal Growl e dalle tonalità più estreme, background attitudinale di musicisti che hanno dimostrato di saper guardare oltre. “Heritage” siginifica patrimonio, e proprio quel bagaglio culturale viene tributato in un full-lenght di purissimo Rock Progressive, capace di essere sfumato dal Jazz, e velato di quel marchio di fabbrica e malinconia tipiche della band. Parecchi dicono che non c’è nulla di nuovo, ma nessuno poi in sostanza può citare con precisione una realtà degli anni Settanta che possa essere pienamente accostabile agli attuali Opeth. C’è qualcosa di made in Italy nel Prog dei nostri, con arabeschi e citazioni di varie culture, tanto da poterci sporgere sino al concetto di “folclorico”. Niente più Death, niente più Opeth allora? No, questo per nulla, perché, al di là della sofisticatezza strumentale e dei perfetti arrangiamenti, c’è un’eleganza ed un’emotività che pochi altri possono dire propri. Acustici passaggi lasciano il passo ad un pianoforte avvolgente, carezza che ci riporta ad una realtà luminosa ma in cui occorre riflettere per trovare le giuste risposte. I sentimenti vengono dilatati, tempi che non hanno metrica alcuna e che nella loro profonda dissonanza ci stupiscono una volta ancora. Molti storceranno il naso perché ancorati a ciò che di più duro gli Opeth hanno rilasciato. Noi vogliamo loro ricordare che la musica è espressione, ed in quanto tale muta nel tempo, come sempre con coraggio gli Svedesi hanno fatto, al di là di ogni contesto. Full-length difficile, che necessita molteplici ascolti per essere compreso a pieno, e che non deluderà i veri amanti della musica. Mikael Åkerfeldt ha così mantenuto le promesse, non curandosi delle richieste altrui, e infondendo tutto se stesso in un album che segnerà, facendo parlare di sé. L’acqua viene increspata ancora una volta, e noi non possiamo che emozionarci nei giochi di chiaroscuro di un’anima così pura e rarefatta.

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