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Recensioni Remeber The Fallen Manilla Road - Atlantis Rising
 

Manilla Road - Atlantis Rising Manilla Road -  Atlantis Rising

Manilla Road -  Atlantis Rising

info

Titolo
Atlantis Rising
Anno
Durata
57 minuti
Nazionalità
Formazione
Mark Shelton - Guitars, Vocals
Mark Anderson - Bass, Guitars (6-string classical)
Bryan "Hellroadie" Patrick - Drums, Vocals

Darby Pentecost - Vocals
Tracklist
1. Megalodon
- Book I. The Rise (Of Atland)
2. Lemuria
3. Atlantis Rising
- Book II. The Fall (Of Atland)
4. Sea Witch
5. Resurrection
6. Decimation
- Book III Bifrost (The Rainbow Bridge)
7. Flight Of The Ravens
8. March Of The Gods
- Book IV. The Battle (Of Nidgard)
9. Siege Of Atland
10. War Of The Gods
Voto
7,5
Scritta da
Psychotron

"Atlantis Rising" non è solo l'album che vede il ritorno sulle scene dei mitici Manilla Road, ma è anche una raintree in grande stile, per mezzo di un lavoro ambizioso, un concept riguardante la leggendaria Atlantide (e mito e leggenda vanno d'accordo, si sa!). L'ultimo vero album del gruppo risaliva al 1990 ("The Courts Of Chaos") poiché, come è noto, "Circus Maximus" (1992) era sostanzialmente un platter solista di Mark Shelton, che la label volle pubblicare col moniker Manilla Road. L'epoca d'oro del combo del Kansas era già passata (1983 - 1987), ma nonostante ciò, i dischi rilasciati fino alla soglia dei '90s, pur "minori" (attenzione, stiamo sempre parlando di un mastodonte come i Manilla Road!), non avevano spento il sacro fuoco del metallo nei fans del trio delle meraviglie (tantomeno nel mai domo Shelton). Nel 2001 la Iron Glory compie il miracolo, e si aggiudica il comeback della epic metal band per antonomasia, il culto a cui tutti da sempre si inchinano e venerano incondizionatamente. Purtroppo la qualità audio del dischetto (nel frattempo si era passati al supporto CD) è appena sufficiente, minando almeno parzialmente quanto registrato in studio dai guerrieri di Lemuria. Bisogna però fare un fioretto, e fingere di non badare all'aspetto produttivo, nel tentativo di concentrarsi unicamente sul portato della musica di Shark Shelton. E "Atlantis Rising" complessivamente non delude; risulta un po' farraginoso, come se il grande gigante, dopo secoli di inattività, dovesse scrollarsi la polvere del tempo dalle proprie spalle; qualche movimento più rigido, più legnoso, le giunture da oliare, ma ripreso il passo, gli echi di una magnificenza passata riaffiorano. Le liriche del concept si ispirano, ancora una volta, alla letteratura fantastico-epica di Howard, tra Kull di Valusia, i miti di Cthulhu e le vicende di Atlantide/Lemuria, fondendosi in un magma arcaico ed ancestrale con le divinità del Valhalla scandinavo (Odino, Thor e compagnia vichinga). La componente thrash, affacciatasi spesso e volentieri in passato nelle composizioni di Shelton, qui lascia il campo ad un songwriting epicamente metal, come la storia del resto richiedeva (ma "Decimation" e "Siege Of Atland" sono sempre lì lì, sull'orlo del burrone). Il cantato è diviso tra Mark e Bryan "Hellroadie" Patrick, una delle novità dei nuovi Manilla Road, praticamente un'ugola più sheltoniana di Shelton in persona (il quale comincia ad avere diversi problemi di usura con le proprie corde vocali). Diverse le marce imponenti di questo album, come le bellissime "March Of The Gods" (per l'appunto) e la title track, e tanti anche i momenti strumentali, nei quali i solos di chitarra, sognanti, intrecciati e narrativi, disegnano i consueti paesaggi alla Manilla Road (e qualche volta anche alla Cirith Ungol, soprattutto per la timbrica acida della chitarra). Ritornelli dolci e potenti, un vero trademark di casa Shelton, qualcosa in cui scioglersi con maschia virilità e poetica appassionata. Dopo "Atlantis Rising" avrà inizio una seconda carriera per i Manilla Road, tutt'ora vigente, seppur all'ombra delle irripetibili vestigia degli anni '80.

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