PDFStampaE-mail

Recensioni Novità Manilla Road - Playground Of The Damned
 

Manilla Road - Playground Of The Damned Manilla Road - Playground Of The Damned

Manilla Road - Playground Of The Damned

info

Titolo
Playground Of The Damned
Anno
Durata
47 minuti
Nazionalità
Formazione
Bryan (Hellroadie) Patrick - Lead, Backing Vocals
Mark (Shark) Shelton - 6 & 12 String Guitars, Lead, Backing Vocals
E.C. Hellwell - Bass Guitar, Backing Vocals
Cory (Hardcore) Christner - Drums
Vince Golman - Bass Guitar on "Brethren Of The Hammer", "Art Of War"
Tracklist
1. Jackhammer
2. Into The Maelstrom
3. Playground Of The Damned
4. Grindhouse
5. Abattoir De La Mort
6. Fire Of Ashurbanipal
7. Brethren Of The Hammer
8. Art Of War
Voto
7,5
Scritta da
Psychotron

Introdotto da un'orrenda copertina da band death metal qualunque, arriva il nuovo studio album di Mark Shelton e dei suoi Manilla Road, giunti alla quindicesima release, anche se nel computo rientrano pure "Circus Maximus" (un album solista di Shelton, coattamente pubblicato come Manilla Road per volere della label) e "Mark Of The Beast" (disco inedito dei tempi di "Crystal Logic", e rispolverato solo 20 anni dopo). Intanto, "Playground Of The Damned" pur mantenendo sonorità omogenee e coerenti, non è l'ennesimo concept album dei Manilla Road, ma solo un album che suona secondo il tipico stile della band, in modo del tutto naturale. Shark (il nomignolo di Mark) ha dichiarato che questo lavoro contiene dei migliori assoli rispetto al precedente (vero), delle liriche molto oscure (come sempre, ispirate a Howard, la letteratura fantasy, horror, e la cultura vichinga), una maggior attenzione per la melodia (anche questo è vero), pur rimanendo heavy e aggressivo, e che ci sono tutte le parti intricate che un fan si aspetta su un album degli eroi barbarici di Wichita. Inoltre, avendo perduto Harvey Patrick come bassista, lo strumento qui viene suonato da due diversi musicisti, donando una certa varietà di utilizzo delle quattro corde, song per song. Una costante che si ripete anche per "Playground Of The Damned" è la produzione decisamente low-fi, molto penalizzante soprattutto per la batteria; ogni strumento è chiaramente udibile, ma mancano i decibel, i muscoli, il terremoto che un album epic metal solenne, ancorché visionario e sognante, dovrebbe sfoderare (soprattutto se pubblicato nel 2011), ma purtroppo le release dei Manilla ci hanno abituato sin dal comeback (2001) a questo standard.
L'opener "Jackhammer" è la più diretta continuazione del Manilla Road sound ascoltato negli album di recente produzione, ritmiche molto groovish e ambientazioni dark, non un grandissimo pezzo, per la verità. Dalla successiva "Into The Maelstrom" in poi però (passando soprattutto per la magnifica titletrack e per "Grindhouse") le quotazioni del disco si alzano di molto, andando addirittura a rispolverare eco degli antichi fasti (ovvero i Manilla degli anni '80), pur non riuscendo ad eguagliare quegli album indelebilmente entrati nella leggenda. Arpeggi, aperture di "respiro", melodia e ritmiche tese, caratterizzano l'incedere di questi pezzi, decisamente più ispirati del solito. Non c'è spazio per avventure nel thrash in questi solchi, e Shelton pare più riflessivo e pacato in fase di scrittura, attento ad una maggior raffinatezza soprattutto nelle linee melodiche e nella cura delle atmosfere. Un songwiritng meno a testa bassa insomma e complessivamente più isprato ("Art Of War" potrebbe persino entrare a far parte della track list di "Metal" o di "Mark Of The Beast"). Con "Playground Of The Damned" i Manilla Road rimangono in pista, grazie in particolar modo al cuore centrale del platter, costituito da songs che per qualche istante fanno baluginare l'ingombrante sagoma degli antichi guerrieri che violarono le mura della ciità di Necropolis....

Contattaci
Find us on Facebook
Follow Us