Per gli amanti delle rock opera, i due dischi che compongono “Once And Future King” sono dei lavori fondamentali ed imperdibili. Il progetto, creato dal leader dei Ten, Gary Hughes, è infatti un ottimo esempio di hard rock, epico, raffinato, melodico, potente e reso vario dalla grande quantità di ospiti che prestano le loro voci per interpretare i vari personaggi dell’opera, che si basa sulle vicende di Re Artù, qui non visto nella versione dell’eroe cristiano dall’armatura luccicante, ma in quella del capo tribù di epoca post romana, allontanandosi quindi dalle versioni “alla Hollywood” e concentrandosi sull’Artù che scende in battaglia per unire le varie tribù. L’opera (così intitolata per l’iscrizione sulla tomba di Re Artù - Hic Iacet Arturus Rex Quondam Rexque Futuris - qui giace Re Artù, re una volta e re in futuro) è suddivisa in due cd usciti a pochi mesi di distanza nel 2003, e vede la partecipazione dei compagni di avventura di Gary Hughes nei Ten, che supportano strumentalmente il disco: di notevole importanza è anche la presenza di Arjen Anthony Lucassen (uno che di rock opera se ne intende!), il quale, oltre ad aver regalato a Gary Hughes alcune parti di tastiera, è anche riuscito a far partecipare al progetto parecchi dei cantanti coinvolti. Il primo disco parte alla grande con “Excalibur”, grazie ad un’introduzione cinematografica ed epica, ad opera proprio del buon Lucassen, alla quale segue un riff granitico sul quale poi si staglia la bella voce di Damian Wilson (singer dei Threshold), per un brano che unisce le sonorità hard con velocità e ritornelli degni del power metal più melodico. Nella prima parte di “Once And Future King”, che risulta più AOR & hard rock oriented della seconda (più metallica), si distinguono per estrema bellezza anche “At The End Of The Day”, una splendida e triste ballad che vede Gary Hughes duettare con Lana Lane, “Shapeshifter”, hard rock con le palle cantato in maniera divina da Irene Jansen, i due brani interpretati da Danny Vaughn (Tyketto), ovvero “The Reason Why” e la super commerciale “Avalon”, dotata di un chorus che vi rimarrà impresso per parecchio tempo, e l’epica “In Flames”, che vede nientedimeno che Bob Catley (Magnum) ad indossare i panni di Merlino. Come accennato, la seconda parte è decisamente più metalizzata della prima, e ciò si può notare sin dall’opener “Kill The King”, che vede DC Cooper alla voce, che eccelle in una canzone che stilisticamente ricorda i suoi Royal Hunt, per via di riff pesanti e orchestrazioni tastieristiche degne di nota. Anche se il risultato finale della seconda parte risulta meno esaltante della precedente, è impossibile non rimanere indifferenti di fronte a “There By The Grace Of The Gods (Go I), il brano più oscuro del lotto, “Rise From The Shadows”, una power metal song che vede nuovamente Irene Jansen sugli scudi, la dolce ed emozionante ballad “Without You”, arricchita dalla voce di Sean Harris (Diamond Head), emozionante come poche, e soprattutto la title-track, il vero capolavoro dell’intera opera: cantata da Harry Hess (Harem Scarem), la canzone è un crescendo che da il meglio di sè negli epici ritornelli e soprattutto nell’assolo finale, carico di feeling e melodia. Gary Hughes ha impiegato tre anni nella realizzazione di “Once And Future King”, ma ne è proprio valsa la pena attendere tutto questo tempo!







