Gli Aemaet arrivano dalla zona pontina, ma la testa ce l’hanno un po’ a Seattle e un altro po’ a Springfield (no, i Simpson non c’entrano niente), quest’ultima è la città natale degli Staind, gruppo post-grunge che ha fatto tanto successo quanto fa cascare le palle il loro frontman Aaron Lewis, evidentemente l’influenza più palese dei nostri. Nel loro mini d’esordio il gruppo laziale si diletta in un grunge-alternative che a volte sconfina nell’intimismo tanto caro agli ultimi Anathema e ai loro cuginetti Antimatter, quindi se ogni tanto vi raccogliete in un angolo della vostra stanzetta indossando un camicione di flanella anche a Ferragosto, questo CD fa per voi, altrimenti statene a debita distanza. Al di là di come la si pensi, non si può non riconoscere un certo valore alla proposta musicale della band di Cristian Ciccone, autore di tutti i testi della band che riguardano le vicende di Maria Tarnowska, giovane e bella donna dell’inizio del ’900, coinvolta in storie di amori perversi, omicidi e tradimenti, il tutto musicato per poter trarre le immagini dai suoni attraverso le emozioni che la musica degli Aemaet riesce a comunicare; da questo CD vengono estratti due singoli, “Slumber”, eterea e con delle atmosfere che ricordano certo dark inglese di metà anni ottanta, e “Hangman”, che mostra il lato più ritmato della band. Se posso permettermi, consiglierei di lavorare un po’ sulle vocals in maniera di renderle più aggressive, incisive, soprattutto dove serve, altrimenti i brani stentano a decollare. Comunque l’inizio è più che buono, da tenere d’occhio!






