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Recensioni Remeber The Fallen Black Sabbath (Feat. Tony Iommi) - Seventh Star
 

Black Sabbath (Feat. Tony Iommi) - Seventh Star Black Sabbath (Feat. Tony Iommi) - Seventh Star

Black Sabbath (Feat. Tony Iommi) - Seventh Star

info

Titolo
Seventh Star
Etichetta
Anno
Durata
35 minuti
Nazionalità
Formazione
Tony Iommi - tutte le chitarre
Glenn Hughes - voce
Dan Spitz - basso
Eric Singer - batteria
Geoff Nichols - tastiere
Tracklist
1. In For The Kill
2. No Stranger To Love
3. Turn To Stone
4. Sphinx (The Guardia)
5. Seventh Star
6. Danger Zone
7. Heart Like A Wheel
8. Angry Heart
9. In Memory...
Voto
6,5
Scritta da
MetalMilitia71

Gli anni ’80 sono stati anni complicatissimi per i Black Sabbath con continui e anche sorprendenti cambi di line-up, da Ronnie James Dio si è addirittura passati a Ian Gillan, che è durato solo una stagione per poi “acquistare” l’ex Deep Purple (anche lui come Gillan) Glenn Hughes. Quest’ultimo lo sappiamo, nasce bassista ma non ha mai disdegnato il canto, così arriva allo corte del mastermind Tony Iommi nelle vesti di vocalist ufficiale. In realtà la gestazione della line up di “Seventh Star” del 1986 è stata molto più complessa come si evince dalle cronache di allora e doveva essere un album solista del baffuto chitarrista di Birmingham, visto la mancanza anche di Geezer Butler e Bill Ward ma, su pressioni della casa discografica fu pubblicato con il moniker “Black Sabbath - Feat. Tony Iommi”. Anche la copertina è emblematica con un pensieroso Tony Iommi in primo piano con indosso un suo tipico giubbotto di pelle frastagliato e sullo sfondo di un tramonto indecifrabile. Passando alle canzoni vere e proprie, siamo veramente lontani dai primi lavori anni ’70 dei Black Sabbath. L’album è una collezione di canzoni hard rock, alcune più veloci , altri più blues che sembrano aprire una nuova era per la storica band inglese che del resto riuscirà ancora a produrre dischi interessanti negli anni successivi, sebbene con un stile ben diverso da loro marchio storico. “In For The Kill” è forse la canzone migliore dell’album, seguita dall’ammiccante “No Stranger To Love”, forse più adatta ai Deep Purple o agli Whitesnake. Discreta “Turn To Stone” ed è comunque sempre un piacere ascoltare la bella voce di Hughes e perché no la sempre piacevole chitarra da menestrello di Iommi. Certo su questo album forse mancano i riff memorabili, forse è l’unico album siglato Black Sabbath dove non c’è un idea straordinaria di Tony. Grande spazio per le tastiere e anche per il quinto uomo mai riconosciuto dei Sabbath, ovvero Geoff Nichols, tutta a sua appannaggio la breve esecuzione di “Sphinx (The Guardian)”. La title track è bene cantata da Glenn, così come la successiva “Danger Zone”. Molto blues e ritmi blandi in “Heart Like A Wheel” dove spicca un lunghissimo e anomalo solo di Iommi. “Angel Heart” e la ballad “In memory…” sembrano pezzi appena abbozzati, quasi non fossero stati finiti. Insomma un album furbo fatto da grandi mestieranti del rock non necessariamente inglesi (ricordiamo Dan Spitz al basso e Eric Singer alla batteria) ma forse senza quel phatos e quella determinazione necessaria per gridare al capolavoro. Probabilmente, con il senno di poi sarebbe stato più saggio pubblicarlo come lavoro solista di Tony Iommi.

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