Album di debutto per gli austriaci ValSans, band formatasi nel 1996 che, se non si considera un demo autoprodotto, riesce finalmente a pubblicare il proprio primo full-lenght dopo la bellezza di quindici anni di storia. Di certo i ValSans si fanno comunque trovare pronti alla loro grande occasione: il loro sound incarna per la verità tutti i cliché del cosiddetto true metal, dove i musicisti si ergono a difensori del metallo più sacro e puro, cantando le gesta di eroi e guerrieri, tra l’incrociarsi di spade in mezzo a campi di battaglia, esaltati da riffs massicci, cori epici e ritmiche veloci e possenti. Il sound della band tiene conto, inoltre, anche delle sonorità tipiche del power tedesco, mutuate soprattutto da Grave Digger e Running Wild, come pure evidenti richiami agli Hammerfall. Tuttavia, i ValSans riescono ad essere nei loro brani realmente coinvolgenti, travolgendo l’ascoltatore con una dose massiccia di metallo genuino, ben suonato (molto belli, tra l’altro, gli assoli di Thomas Stubics) e ottimamente prodotto. La voce roca ed un po’ nasale del cantante Andy B. Barna, poi, riesce a legare bene con il sound duro della band: magari appare un po’ in difficoltà su qualche brano più lento, come “Hall Of Fame”, una sorta di mid-tempo e “Lady Of The Lake”, ballata eseguita con la chitarra acustica, che però s’indurisce nel finale, consentendo così al singer di spostarsi su sonorità a lui più congeniali. Tra gli highlights del disco menzioniamo senz’altro l’opener “Mjölnir”, davvero suggestiva per la sua potenza ma contraddistinta anche da una certa varietà tematica; “Eyes Of A Viper”, traccia che, dopo un’intro di sabbathiana memoria, accelera i ritmi, rimandando ai Judas Priest più aggressivi; ancora, in chiusura, va menzionata senz’altro “Eppur Si Muove”, la quale si discosta un po’ dalle tematiche principali del disco, essendo dedicata invece alla figura di Galileo Galilei. Bell’esordio dunque questo dei ValSans: l’ascolto per i defenders è obbligatorio.






