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Live Live Report Living Darkness Tour 2011
 

Living Darkness Tour 2011 Living Darkness Tour 2011

Living Darkness Tour 2011

live

Aprile 16, 2011
Casalecchio di Reno, Bologna (Blogos)
Scritto da
For all Anguish

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Living Darkness Tour 2011
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Foto (da sx verso dx): 1 - Deadly Carnage / 2 - Whiskey Ritual / 3 - Chaos Invocation / 4 - Posthum / 5 - Nargaroth / 6 - Nargaroth


Kanwulf (più recentemente Ash), leader del progetto musicale Nargaroth, torna in Italia a distanza di circa un anno. La serata che mi appresto a recensire prevede una nutrita schiera di “opener”, potremmo parlare infatti più di un Festival, come da cartellone effettivamente, piuttosto che di una data di Nargaroth. L’evento si tiene al Blogos di Casalecchio di Reno (BO), un locale non molto adatto per ospitare concerti per via della sua struttura. Durante tutta la serata infatti il sound delle band è stato dispersivo e spesso alcuni degli strumenti venivano coperti o sparivano nel mix generale. Il clima che si respira è quello tipico dei concerti “underground”, bancarelle con in vendita magliette e CD, bancarella dell’headliner con tanto di reliquie (musicassette dei primi dischi di Nargaroth numerate a mano…che goduria!) e i tipici fan del genere black ansiosi di assistere ai live show in cartellone.

Il “Living Darkness Tour” è aperto dai Deadly Carnage, band proveniente da Rimini che presenta il nuovo materiale in via di pubblicazione. Per chi non li conoscesse, una breve storia della band: i Deadly Carnage nascono nel 2005 e dopo la pubblicazione di un grezzissimo demo l’anno successivo, incidono l’EP “Sentiero I” nel 2007. L’anno seguente è la volta del loro primo full-lenght intitolato “Decadenza”, lavoro che consegna la band in una luce più matura e tecnicamente preparata. Il disco in seguito è stato ristampato da diverse etichette indipendenti. I Deadly Carnage hanno tenuto svariati concerti nel corso degli anni e hanno visto crescere la loro “fanbase” con continuità, oltre ad aver visto il proprio organico cambiare ed ampliarsi con l’aggiunta di una chitarra. Il loro Black Metal non è particolarmente “tecnico”, ma si sente che la band nel corso degli anni ha sviluppato un suo sound abbastanza personale e riconoscibile, a tratti riflessivo, oltre ad essere migliorata progressivamente nella composizione e nell’esecuzione. Il pubblico reagisce bene ai cinque brani proposti in serata, “Epitaph Part I” scalda subito il pubblico grazie alla sua efficacia, il secondo molto lungo e forse un po’ disarticolato, ma ci dicono che si tratta in realtà di due pezzi suonati in seguito. L’ultimo pezzo, ancora senza nome, chiude un concerto penalizzato dall’acustica del locale, ma che ha mostrato agli spettatori una giovane realtà italiana che ha mezzi per ritagliarsi con costanza ed impegno un suo posto all’interno della scena. La sensazione che ho avuto è che i nuovi brani proseguano la via intrapresa con “Decadenza” e continuo a sentire in loro una “venatura rock” e vagamente “trasheggiante” che li diversifica da molte realtà locali.

Dopo i Deadly Carnage è la volta dei Whiskey Ritual, autori di uno show molto energico e strafottente, il bassista distribuisce diti medi, sputa ovunque salvo poi chiedere al pubblico se ha paura di loro…batterista molto bravo (già visto nei Forgotten Tomb), il leader coinvolgente e molto animalesco scende tra la folla e poga con i fan. Stop. Questo giusto per darvi l’idea di che razza di mazzata in pieno volto sono stati questi ragazzi provenienti da Parma. Un vero turbinio, a tratti “no-sense”, ma ora vediamo di presentarli un attimo a chi non li conosce: i Whiskey Ritual (un nome davvero azzeccato per loro) nascono nel 2008 e annoverano nella loro formazione membri già attivi in diverse realtà come Inner, Candlelight, Domina Noctis. All’attivo un EP ed un album usciti entrambi attraverso label, i Whiskey Ritual suonano un black’n roll (come si usa dire) dalle tematiche “balorde”, alcoliche e troieggianti. Alcool, bagasce, risse, negatività, invocazioni al demonio, impossibile dimenticare il cantante che urla “Una nave piena di troieeee”. Fatta eccezione per il più “mansueto” batterista “Asher” (lavoro eccellente dietro alle pelli), i quattro restanti membri della band (più il turnista) suonano senza restare fermi per un attimo, incitando il pubblico, pogando con esso, ma come già scritto quello che più di tutti salta all’occhio è il bassista Plague, una vera mitragliatrice di insulti gratuiti per il pubblico. Musicalmente mi hanno convinto a tratti, ma il loro show è stato sicuramente indimenticabile.

Dopo una breve pausa seguono i noiosissimi Chaos Invocation, band Black Metal attiva dal 2004 proveniente dalla Germania con all’attivo un full-lenght datato 2009. Solita apertura del concerto con i Carmina Burana (ma quante band l’hanno già fatto???) e una sorta di “rito satanico” abbozzato, salvo perdersi in un mare di riff che sanno di già sentito. Come direbbe John Wayne: “Sempre scarso”. Il concerto è stato disturbato da diversi fischi sul palco all’inizio e durante lo show il bassista ha avuto alcuni inconvenienti tecnici. C’è da dire che i musicisti non si sono risparmiati e hanno dato il massimo, ma prendete gli Hecated Enthroned più noiosi, levategli le tastiere ed ecco che avrete ottenuto i Chaos Invocation. Li boccio categoricamente, mi sono davvero stufato di ascoltare tutte queste band fotocopia che nulla hanno da dire o aggiungere al panorama musicale estremo. Il pubblico invece ha reagito bene allo show dei tedeschi supportandoli sino alla fine del concerto con calore.

Dopo un’attesa abbastanza lunga fanno ingresso i norvegesi Posthum, i quali propongono un metal più particolare e riflessivo, con influenze black e trash, nel loro sound c’è più varietà rispetto alla band che li ha preceduti, ma hanno finito per annoiarmi un pò. Nati nel 2004, i Posthum hanno all’attivo un demo e un full-lenght datato 2009 uscito per la Folter Records. Il concerto dei Nostri è stato ben accolto dal pubblico che li ha incitati sino alla loro ultima canzone con anche qualche timido sventolare di bandiere norvegesi.

Dulcisi in fundo, ecco arrivare Kanwulf and company sul palco per un breve soundcheck. Nota curiosa della serata, Kanwulf si è aggirato tranquillamente per il locale sino al momento della salita sul palco. I Nargaroth, dopo l’introduzione storica del brano Herbstleyd iniziano in quinta marcia con “Black Metal Ist Krieg”, l’atmosfera è subito caldissima e i fan molto partecipi. Chi si aspettava di ascoltare il nuovo lavoro del musicista tedesco è sicuramente rimasto deluso, dal momento che sul palco c’era il Kanwulf dei tempi più “arcani” e durante lo show sono state infatti eseguite le cover di Burzum “War” e “Freezing Moon” dei Mayhem. Altri brani suonati durante la serata: “A Tear In The Face Of Satan”, “Be Dead Or Satanic”, “I Burn Of You” e c’è stato spazio anche per un brano da “Semper Fidelis”. Lo show di Nargaroth è stato molto compatto, ma in parte mi ha deluso per l’assenza di grandi classici come “Herbstleyd” e spesso scarne le presentazioni relative ai suddetti brani. La resa sonora era un po’ impostata, talvolta si faceva persino fatica a riconoscere le canzoni, ma la botta di suono e l’aggressività della band era di alto livello. C’è da dire che Kanwulf non si è risparmiato e ha fornito anche una prestazione teatrale molto suggestiva, con inchini spettrali, sfoderamento di pugnale agitato in aria e un sincero ringraziamento ai fan durante il concerto e nel finale. Lo riaspettiamo presto in Italia, magari con uno show che comprenda anche suoi lavori più ambient o recenti.

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