Pare niente, ma i The Bronx Casket Co. sono già al quarto album, mentre la scena metal pare non averli mai degnati di troppa attenzione (e in tutta onestà, anche chi scrive ha commesso lo stesso peccato fino ad oggi). Partiti come una costola degli Overkill, con Mallare alla batteria e D.D. Verni al basso e alle vocals, i newyorkesi hanno sfornato platter in modo incostante, a partire dal 1999. Oggi, forte sempre anche di Jack Frost alla chitarra (Seven Witches, Savatage, Metalium, Marshall Law, Belladonna), il quartetto torna alla ribalta col nuovo "Antihero", un album di metal teso e affilato come un set di coltelli da film horror. Alla produzione c'è Jacob Hansen, e la cosa non è un dettaglio irrilevante, poiché il producer dei Volbeat conferisce ai Bronx Casket il medesimo taglio del sound dei danesi, asciutto, oscuro, nervoso, arrembante, coeso. Convince molto infatti l'atmosfera che si respira su "Antihero", una specie di maglio pulp e sanguinario pronto a demolire gli addominali dell'ascoltatore. Ci sono spunti horror punk, una sottotraccia gotica, e soprattutto una certa propensione industrial, tra Alice in Chains, Marilyn Manson, Genitorturers e Prong, il tutto però riportato con prepotenza e decisione su binari prettamente metal, niente fetenzie grunge o alternative, e con un orecchio sempre attento alle melodie. Alcune songs sono decisamente più riuscite di altre (bruttarella la cover di Sinatra), anche se il lavoro è complessivamente positivo.Ci sarebbero volute più tracce "cattive" come la title track però, per strappare una migliore votazione, e magari qualche minor concessione a melodie spuntate. I riff di chitarra si rivelano spesso e volentieri molto più incisivi delle vocal lines, e la sezione ritmica svolge il proprio compitino in modo troppo scolastico e anonimo. Però si sente che la band c'è, peccato che al quarto album ancora gli ingedienti non abbiano trovato una miscelazione più calzante.






