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Recensioni Novità Adramelch - Broken History
 

Adramelch - Broken History Adramelch - Broken History

Adramelch - Broken History

info

Titolo
Broken History
Anno
Durata
50 minuti
Nazionalità
Voto
8
Scritta da
Psychotron

A 17 anni di distanza da quella pietra miliare che fu “Irae Melanox”, ottimo esempio di epic progressive metal in Italia, quando ancora il genere non aveva praticamente epigoni qui da noi, tornano i volitivi Adramelch nella incarnazione di questo “Broken History”. Dopo il debut album la band si sciolse velocemente; bassista, cantante e chitarrista si riavvicinano nel 2003, e dopo varie vicissitudini tra le quali anche il nuovo abbandono di Franco Avalli (primo bassista), forte di una rinata determinazione e di una irriducibile coerenza la creatura Adramelch assurge a nuova vita. In formazione sopravvivono superstiti unicamente il dotato singer Vittorio Ballerio ed il chitarrista Gianluca Corona. Il nuovo album è un concept sull’argomento Crociate, a partire dalla prima indetta dal Papa Urbano II nel 1070 ed attuata nel 1099. Tale situazione storica segna la nascita dell’ordine monastico-militare dei Templari (tema tanto caro al mondo del metal), insieme a molti altri cavalierati (Teutonici, Ospitalieri, San Giovanni di Malta) ed offre inoltre la possibilità agli Adramelch di toccare anche le vicende legate alla Santa Inquisizione. La copertina del cd, raffigurante lo sguardo fiero di un guerriero crociato, è opera dello stesso Gianluca Corona. Rispetto al precedente lavoro, la produzione beneficia del salto tecnologico che 17 anni rappresentano, e probabilmente anche il budget a disposizione è stato assai più rilevante. Musicalmente la band si dimostra matura, ancora creativa, coraggiosa ed originale. Al power metal di brani come “I’ll Save the World”, “Cluny Calls”, la title track “Broken History”, alle puntate speed di “Different Times, Different Places”, il combo milanese coniuga una raffinata elegia lirica, malinconica eppure tesa e colma di pathos quale “Heap of Bones”; ovvero un brano che, dal punto di vista melodico, si rivela troppo colto e raffinato per essere rigidamente ancorato al metal e soltanto al metal. Gli Adramelch non si accontentano di suonare un buon disco di genere; spostano costantemente avanti i limiti con sapienza, eleganza ed autorità, qualità derivanti dalla notevolissima esperienza accumulata in tutti questi anni trascorsi, nonostante tutto, nel music biz. Certo, si possono citare accostamenti alle sonorità di band quali Lord Weird Slough Feg (per quanto riguarda la parte più propriamente power /epic) o Iron Maiden, Queensryche ed Helloween (per quanto attiene alla classicità del sound heavy metal), ma gli Adramelch aggiungono innegabilmente del loro, guidati superbamente dalla personalità di un ugola come quella di Vittorio. Ottimo l’uso del coro (ad es. vedi “Dethroned in Shame”), affidato a un soprano, un mezzo soprano un basso ed un tenore, brillantemente lontano dallo stereotipo gregoriano alla “Rhapsody” e “Blind Guardian”. Ampi intervalli strumentali si distendono tra il cantato di una strofa e l’altra, donando respiro e solennità alle composizioni. Non mi resta che augurare prontamente la pubblicazione di un terzo capitolo della storia di questa storica band del panorama italiano, capace di una inalterata freschezza compositiva.

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