Sembrava che la storia dei Darkseed si fosse interrotta nel 2006, in seguito all’abbandono del cantante Stefan Hertrich, unico membro fondatore della band ad essere rimasto in line-up. Dopo un periodo di effettiva pausa, tuttavia, il chitarrista, produttore e principale songwriter della band, Thomas Herrmann, è andato a ripescare l’originario batterista della band, Harald Winkler, riformando così i Darkseed. In realtà, Winkler si è piazzato senza esitazioni dietro i microfoni, proprio nel posto che storicamente era appartenuto a Hertrich, mentre alla batteria è stato confermato Maurizio Guolo, così come sono stati richiamati Tom Gilcher alla seconda chitarra ed Armin Doerfler alle tastiere. Solo al basso c’è stato un nuovo innesto, con Michael Behnke che ha preso il posto di Martin Motnik. Dal punto di vista stilistico, i Darkseed, come molte altre band gothic, hanno introdotto nel loro sound diversi elementi elettronici che vanno ad arricchire un sound molto fresco e moderno. I brani presentano una leggera atmosfera dark e sono caratterizzati da un eccellente lavoro alle tastiere, riffs duri ed una ritmica molto solida e dinamica. Le voci sono calde e suadenti, con qualche sporadica concessione al cantato estremo, in particolare su “No Promises In The Heavens” e “Striving For Fire”, ma sempre con una certa cura per la melodia. In effetti, questo ritorno dei Darkseed si rivela davvero gradito, perché la band dimostra di sapere il fatto suo, realizzando un disco piacevole, anche abbastanza vario e ricco di suggestioni, dove comunque tutti i brani funzionano davvero bene e riescono ad essere coinvolgenti sin dai primissimi ascolti. Davvero un bel disco, che merita di essere attenzionato.






