Quello degli a.Lostfield è un progetto senz’altro particolare, visto che la band porta il nome di Ash Lostfield, compositore di tutte le musiche e di tutti i testi, la cui esecuzione è stata però interamente affidata ad altri due musicisti, entrambi colombiani, Daniel Góngora e Iván Amaya, quest’ultimo peraltro frontman degli Opensight. Dal punto di vista musicale, il song-writing di questo disco non è niente male: i brani riescono ad essere duri e accattivanti, con la giusta dose di melodia ed uno stile abbastanza variegato, tanto che la band lo definisce come metal alternative. In definitiva, potremmo considerarlo come una sorta di heavy che accoglie diversi spunti mutuati dal crossover e dal metal prog. Sia Daniel che Iván si ripartiscono l’onere di occuparsi delle parti vocali, tanto che la maggior parte dei brani possono dirsi cantati a due voci: un esperimento non sempre riuscitissimo per la verità, perché se in linea di massima va bene, a volte i due sembrano andare ciascuno un po’ dalla propria parte e il risultato non è dei migliori. In effetti, più in generale, dal punto di vista esecutivo qualcosa non convince perché si ravvisa qualche sbavatura, probabilmente accentuata dal fatto che gli a.Lostfield si sono sbizzarriti ad inserire voci, chitarre e tastiere, a volte anche molto complesse e con cambi di tempo, su una base ritmica essenzialmente fondata però sul drum programming, per il quale è stato svolto senz’altro un eccellente lavoro, ma che, allo stesso tempo, porta a ravvisare pur sempre una certa rigidità rispetto a quello che avrebbe potuto realizzare un batterista in carne ed ossa. In positivo va aggiunto poi che, benché si tratti di un cd autoprodotto, la confezione è molto elegante e curata; in negativo, che la durata del disco è di appena ventiquattro minuti per sette brani (di cui uno strumentale). Ad ogni modo, al di là di qualche piccola incertezza che abbiamo avuto modo di evidenziare, “Internal Affairs” comprende canzoni gradevoli con spunti molto interessanti, per cui potrebbe valere la pena dargli un’opportunità.






