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Recensioni Novità Opeth - Morningrise
 

Opeth - Morningrise Opeth - Morningrise

Opeth - Morningrise

info

Band
Titolo
Morningrise
Anno
Durata
66 minuti
Nazionalità
Voto
9,5
Scritta da
Silentwater

Ad un anno di distanza dallo splendido debutto di Orchid, gli Opeth ritornano sulle scene con un disco che rimarrà per sempre nella storia del metal come uno dei suoi momenti più elevati. Cinque canzoni compongono quest’opera, cinque lunghe composizioni di durata sempre superiore ai 10 minuti, cinque concentrati di potenza, melodia, eleganza e quant’altro si possa sperare di trovare in poco più di un’ora di metal estremo di fattura straordinaria. Ogni traccia è un lungo e magnifico concentrato di riff taglienti al limite del black metal, di sublimi passaggi acustici, di eccezionali intrecci di melodie di chitarra elettrica, il tutto soverchiato dalla tenebrosa voce di Mickael Akerfeldt, un cantato strozzato e lacerante, un suono disturbante ma al contempo ammaliante che si sposa alla perfezione con il carattere ora cupo ora sognante della musica. Ritmi vertiginosi si alternano incessantemente ad aperture melodiche di sorprendente bellezza, l’assalto sonoro del metal estremo si sposa elegantemente con passaggi quasi folk, non disdegnando però in alcuni frangenti anche la lezione del più classico riffing maideniano e una sana passione per le divagazioni progressive: uno dei punti di forza di questo album è la sua eterogeneità, la musica qui presente è frutto di una miriade di influenze sapientemente miscelate che riescono a renderlo appetibile anche a chi non è abituato a questo genere di ascolti. E’ davvero difficile dire se ci siano dei pezzi che spiccano al di sopra degli altri: Advent apre il disco con irruenza, riff rapidi e violenti sfociano, come da copione, in dolci momenti acustici, per poi riprendersi in virulenza e ancora acquietarsi nel passaggio alla splendida “The Night and the Silent Water”, dove melodiose armonie di chitarra elettrica danno vita ad un emozionante crescendo semiacustico che sfocia in un gran finale da brividi. “Nectar” è un appassionante cavalcata di 10 minuti che prosegue nella scia delle precedenti, ma dove si distingue il basso Johan deFarfalla, assolutamente superlativo: è difficilissimo in ambito metal trovare linee così ben fatte, fantasiose ma non invasive, ben inserite nel contesto ma strabilianti anche singolarmente. Arriva poi il momento della colossale “Black Rose Immortal”, canzone simbolo degli Opeth, 20 intensissimi minuti di grande musica, un autentico viaggio attraverso dimensioni di sogno; l’atmosfera tardo-romantica che pervade l’intero disco è amplificata, e magniloquenti arpeggi di tanto in tanto si incuneano tra i riff monumentali per disegnare i contorni di quella che davvero potrebbe apparire come una narrazione proveniente da un passato lontano, a tratti melanconico a tratti allucinato e pervaso in ogni singolo istante da una tensione quasi palpabile. Chiude il lavoro la stupenda “To Bid You Farewell”, perlopiù acustica, dove il growl cede definitivamente il passo alla voce pulita ed armoniosa di Mickael, per una canzone che scorre con il ritmo lento ed ammaliante di una ninnananna, un superbo concentrato di malinconia e dolcezza fino all’esplosione finale elettrica, una manciata di minuti dove il ritmo si fa sostenuto senza però perdere in eleganza. Morningrise termina così. Un lavoro bellissimo, un disco da tramandare ai posteri, non tanto per una sua particolare originalità, quando per la sua perfezione, per le emozioni che riesce ad incanalare in ogni singola nota e che non svaniscono neppure dopo miriadi di ascolti, per la passione che vi si sente profusa… Capolavori, li chiamano, i dischi così.

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