PDFStampaE-mail

Recensioni Remeber The Fallen Manilla Road - Open The Gates
 

Manilla Road - Open The Gates Manilla Road - Open The Gates

Manilla Road - Open The Gates

info

Titolo
Open The Gates
Durata
60 minuti
Nazionalità
Voto
8,5
Scritta da
Psychotron

C’è chi considera la sacra triade della discografia dei Manilla Road essere formata da “Crystal Logic”, “Open The Gates” e “The Deluge”, e chi addirittura ritiene “Open The Gates” il miglior album mai realizzato dal trio di Wichita. Successivamente a quel monumento che è “Crystal Logic” la band pubblica questo album, che certo non delude le aspettative venute a crearsi dopo tanto ben di Dio. “Open The Gates” marcia solido e fiero, gettando sul tappeto un bel po’ di classicissime tracce in pieno stile Manilla Road. Si consolida la caratura tutta epica del combo americano, che ha oramai perso le seppur vaghe tendenze al rock settantiano mostrate negli album precedenti. Il disco verte sui miti e le leggende arturiane e si colora di una narrazione oscura ed eroica. La meravigliosa copertina è opera del compianto Eric Larnoy. “Metalstrom” apre le danze come meglio non si potrebbe e la title track a seguire porta avanti il vessillo con altrettanta tenacia ed eccellenza. Arriva il turno di uno dei più bei brani mai scritti dalla band, la emozionante e visionaria “Astronomica”, nostalgica eppure tesa come i muscoli di Conan in battaglia. “Weavers Of The Web” incattivisce gli sguardi, mentre l’incipit di “The Ninth Wave” è da incorniciare per la sua maestosa e solenne bellezza. Pochi accordi per definire il significato più genuino e profondo dell’epic metal. Una canzone semplicemente grandiosa, intensa e umorale, sostenuta da percussioni minacciose e guidata dal cantato druidico ed ancestrale di Mark Shelton. Trascorsi questi 9 minuti, tra i più suggestivi che la storia dell’heavy metal ricordi, arriva la veloce “Heavy Metal To The World”, quasi una song degli Exciter resa 100 volte più epica. Con “The Fires Of March” ripiombiamo nel più cupo e sulfureo heroic fantasy, dove tragici destini sono già scritti, le profezie si compiono e gli eroi spesso si eternano nel male. Gli eroi arturiani con i Manilla divengono simili alle allegorie di John Boorman in Excalibur, assai più morbosi, enigmatici, foschi, tragici e distruttivi. Dopo una epic song doomish ed opprimente è il turno di una metal song più scattante, nella tipica alternanza dei Manilla Road, ed ecco arrivare allora “Road Of Kings”, vagamente maideniana nell’uso della chitarra. “Hour Of The Dragon” picchia sodo, e non è da meno “Witches Brew”, piuttosto ossessiva, con la quale si chiude l’album. La versione del cd in mio possesso è quella digitalmente rimasterizzata in digipack, edita nel 2001 dalla Dragonheart, contenente due bonus tracks live (“Open The Gates” e “Witches Brew”).

Contattaci
Find us on Facebook
Follow Us