Un cancello non molto alto si apre lentamente, mosso dalla forza d’inerzia del lamento e della rassegnazione. Il suo cigolio è un fendente al cuore, il suo aprirsi muove nebbia che pian piano si alza da un triste bosco che ci troviamo di fronte. Musica che trae ispirazione da un Black Metal piuttosto ruvido, spostandosi poi su lidi più tecnici. Paragoni si possono fare con i primi Satyricon, Celtic Frost e forse anche Death, tutto però in chiave minimale e maggiormente semplice. Quattro brani, di cui uno interamente strumentale e decisamente evocativo, che non lasciano spazio a dubbi sul tipo di proposta e che trasudano di un’ essenza vagamente Pagan. Buon lavoro che convince per la sincera proposta e assoluta voglia di rapire la nostra attenzione con scarna aggressività. Interessanti i richiami alla band di Chuck Schuldiner, diremmo anche i più stimolanti uniti a quelle ambientazioni bagnate di sangue alla Bathory. Come già enunciato prima, manca un po’ di profondità e spigliatezza, però il progetto Forhekset non delude. Spirito selvaggio che, anche se ancora gracile e smunto, sembra poter crescere e migliorare la sua attitudine. Attendiamo una proposta più corposa, ce lo auguriamo perché musicalmente il gruppo ha molto da dire.






