Sono quattro rozzi (dalle foto non si direbbe però) ragazzi inglesi gli Outcry Collective che debuttano con un acuto grezzo ed irriverente rock'n'roll che si sposa a sonorità southern, smussandone gli angoli qua e là con una voce inoculata e pregna di rabbia, sostenuta in prevalenza da screams lancinanti evidentemente figli di torture subite. Interessante appare dal principio il lavoro del one-guitar-man Christophen Phelps, che unisce ad una matrice tecnica blues affascinante una vena di rock crudo e bruto che eleva composizioni, che di originale hanno poco o nulla, ad uno stato stimolante con frangenti avvincenti. Andando a pescare nelle origini del suono di questo “Articles” possiamo trovare influenze di Black Sabbath, AC/DC e The Black Crowes distillate con le principali bands del filone southern tanto alla moda negli anni settanta, e da qui probabilmente anche la scelta di prodursi e mixarsi la release tutti da soli con un buon risultato finale che ci regala un prodotto sporco ma non con suoni demo che fa apparire il tutto molto diretto e live. Forse la scelta del cantato che rimane sempre incollato a binari urlati potrà stancare una fetta di pubblico (eccezione per l'ottava traccia in cui appare un filtro in spoken), risultando hardcore su un tappeto fucking rock'n'roll, questo chi può dirlo, cosa certa invece è che all'interno di “Articles” non sono presenti jam sessions o momenti sperimentali in cui si tenta di distanziarsi dalla genuinità proposta o chissà quali altre divagazioni, fatto sta che sputare un buon “dondola e rotola” non è oggigiorno affatto semplice, e questi Outcry Collective ci dimostrano cosa significhi tenere alzato il vessillo inglese con sudore e metal nei genitali. Consigliato a chi ha ancora energia e rabbia per smuoversi con la musica che tanto fa ballare cubiste dai fisici incredibili su pali da lapdance in ogni angolo del globo.






