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Recensioni Novità Anubis Gate - The Detached
 

Anubis Gate - The Detached Anubis Gate - The Detached

Anubis Gate - The Detached

info

Titolo
The Detached
Anno
Durata
65 minuti
Nazionalità
Formazione
Jacob Hansen - Vocals
Jesper M. Jensen - Guitars, Keyboards
Kim Olesen - Guitar, Keyboards
Henrik Fevre - Bass
Morten Sørensen - Drums
Tracklist
1. On The Detached
2. Find A Way (Or Make One)
3. Yiri
4. Lost In Myself
5. Dodecahedron
6. Pyramids
7. Out Of Time
8. Bloodoath
9. Ammonia Show
10. Options – Going Nowhere
11. A Lifetime To Share
12. The End…
Voto
9
Scritta da
Smaz

Sono in trepidazione. Introduco il CD. Piccola intro. L’attesa cresce, spasmodica, emozionante. Ecco, ci siamo….”The Detached” ha inizio. E mentre “Find A Way (Or Make One)” scorre nei suoi minuti, i nervi si rilassano, la tensione si trasforma in un senso di benessere, ma soprattutto, di consapevolezza, che questo sarà il miglior album registrato dagli Anubis Gate fino ad ora. Ed il motivo che mi ha fatto pensare subito a questa cosa, è da ricercare nella potente melodia, unita naturalmente alla tecnica, che fino ad ora è stata sempre un po’ latente nei lavori dei Danesi. E se già il percorso era stato un po’ tracciato dal precedente “Andromeda Unchained”, anche grazie all’inserimento del nuovo cantante Jacob Hansen, qui in “The Detached” assistiamo ad un’evoluzione maggiore del previsto, con le melodie spinte al massimo che si intrecciano sapientemente con il lavoro dei due chitarristi, che si divertono a costruire dei riffs impressionanti sui quali la sezione ritmica si concede a degli straordinari arrangiamenti per seguirne il ritmo, come nel caso di “Dodecahedron”. Anche questo lavoro è un concept come il precedente e mostra come la band si trovi a proprio agio nel raccontare storie dalle tematiche sci-fi, e di certo la musica contribuisce a rendere al meglio certe atmosfere. Dopo una piccola intro, si parte con “Find A Way (Or Make One)”, che ha un’armonia vocale fuori dal comune, ed è impressionante la facilità con cui Jacob conduce il gioco vocale tale da rapire l’ascoltatore. “Yiri” è semplicemente devastante nel suo incedere, molto progressive, ma anche molto heavy, con Jacob ancora sugli scudi. “Lost Myself” è un mid-tempo molto melodico, ma impreziosito da un ottimo lavoro delle chitarre, che si fanno apprezzare anche nell’orientaleggiante “Pyramids”, uno dei brani più belli di questo disco, caratterizzato da un bel chorus e soprattutto ottimo il lavoro del batterista, che quando parte di doppia cassa, lascia tutti a bocca aperta. I Danesi continuano a stupirci, ed in ogni brano mostrano la loro bravura, la loro tecnica, ed il loro feeling, ed è difficile resistere alle melodie che emergono dalla suadente “Out Of Time”, ed i passaggi dall’acustico all’elettrico sono devastanti, come è d’impatto il break dell’assolo e le armonie multivocali sul finire del brano. “Bloodoath” con quelle sonorità moderne, mescolate alla musica progressive, rappresenta sicuramente quanto gli Anubis Gate vogliono proporre, ed è come un loro marchio distintivo. “Ammonia Snow” a sorpresa riprende la linea vocale di “Find A Way (Or Make One)”, ma in versione acustica, e quindi siamo in grado di apprezzare ancora di più la melodia di questo brano. Ma ecco, quasi sul finire, i dieci minuti di “Options – Going Nowhere”, dove gli Anubis Gate si lanciano senza tregua in una corsa musicale zeppa di cambi di tempo, e di aperture melodiche vocali, quasi a ricordare i mitici Yes, e questo è possibile grazie alla bravura di Hansen. Ecco, se gli Yes suonassero metal, penso proprio che sarebbero così, infatti provate a sentire il bassista nella successiva “A Lifetime To Share”, se non sembra proprio Chris Squire. Anche in questo brano, ci sono massicce dosi di armonie vocali, che si sprecano soprattutto nei cori, e notevoli sono gli intrecci di chitarra sul finale, dove poi una chitarra acustica conclude l’opera con “The End”. Inutile nasconderlo, io ho un debole per questo gruppo, ed il miglioramento che hanno fatti i ragazzi sulle melodie, ha qualcosa di eccezionale, per fortuna ottenuto senza snaturare il sound distintivo della band. Brano Migliore: "Find A Way (Or Make One)” Brano Peggiore: Nessuno

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