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Live Live Report Play It Loud! III
 

Play It Loud! III Play It Loud! III

Play It Loud! III

live

Febbraio 28, 2008
Argelato, Bologna (Kememeo)
Scritto da
Psychotron

13 ore di metallo, non si poteva chiedere di più a Giuliano Mazzardi e allo staff del Play It Loud! Festival, giunto quest'anno alla terza edizione, trapiantato dal settentrione in quel di Argelato, provincia Bolognese. Manifestazione tanto mastodontica nella sua architettura quanto verace e genuina nel suo spirito. Apertura cancelli poco prima delle 13:00 e, a partire dalle 14:30 circa, pioggia ininterrotta di piombo e acciaio.

FALLEN FUCKING ANGELS
Dalla Toscana con furore. I nostri si difendono come possono dalla mole minacciosa ed ingombrante dei nomi in cartellone. La strada del professionismo glitterato è ancora lunga e tortuosa, ma la prova del combo è onesta e di assoluta dedizione. Heavy-thrash per scaldare gli anfibi.

NATIONAL SUICIDE
La mannaia trentina si abbatte sul pubblico borchiato, e le teste iniziano a rotolare. E' un'ondata di total thrash quella che assale gli astanti, come doveva accadere nei moshpit californiani di una ventina di anni fa. Mini alle vocals non fa sconti, si raschia l'ugola con fil di ferro, acqua ragia e carta vetrata. L'audience apprezza vistosamente e prova ne è che il CD della band viene letteralmente polverizzato allo stand della My Graveyard Productions.

WOTAN
Si cambia registro con i meneghini Wotan. Cotte di maglia, coprispalle in pura renna scuoiata di Babbo Natale e spadoni a profusione. Pare di essere tornati ai tempi di "Into Glory Ride". Epic metal ieratico e solenne, qualcuno pare abbia avvistato Conan, con tanto di corona ingioiellata di Aquilonia, pogare indemoniato in preda ai fumi di sidro ad alta gradazione alcolica.

LONEWOLF
Running Wild in francese si traduce Lonewolf. Heavy metal band, diretta, onesta, senza fronzoli. Certo, non inventano nulla, anzi meno di nulla, ma sanno quel che fanno, e per essere francesi - diciamocela tutta - è anche troppo .....

HOLY MARTYR
Back to the glory of Sardegna ... anche se i nostri si sono oramai accasati stabilmente nella nostra Los Angeles, ossia Milano. I Martyr rincarano la dose dei Wotan, powerizzando all'ennesima potenza la dose di epico metallo profusa un'oretta addietro. Determinati e letteralmente posseduti dagli Dei (rigorosamente ellenici) del metal, i nostri ci credono oltre ogni ragionevole misura, tanto da risultare sin troppo "pompati" in alcuni momenti. Esibizione con tutti i crismi comunque, ed il pubblico applaude.

ETRUSGRAVE
Deciso cambio di sonorità con gli Etrusgrave, che raggruppano sotto il palco tutti i fans di Dark Quarterer e Manilla Road. I tombaroli etruschi godono di un inaspettato seguito tra i presenti e la loro esibizione si distingue per sfumature di maggior letterarietà e visionarietà. Niente di troppo intimo, sia chiaro, ma un'atmosfera più misteriosa e immaginifica ammanta di colpo le finte mura medieval-posticce del Kememeo.

MARTIRIA
Si prosegue sulla falsariga tracciata dagli Etrusgrave anche con i Martiria. Praticamente un'esclusiva mondiale l'esibizione di questa band al PIL, considerando la (non) frequenza dei loro live set, nonché la presenza alle vocals dell'ex Warlord, Rick Anderson. Flemmatici e "delicati", i Martiria creano un'atmosfera sognante che incanta alcuni e delude i più sfegatati agitatori del sottopalco.

VANEXA
Reunion storica anche per i savonesi Vanexa, con tanto di Rob "acutillo" Tiranti alle vocals. La band è indecisa sul da farsi, sparando in sequenza brani heavy, poi hard rock, poi ultra speed. Stiamo comunque parlando di un pezzo di storia italiana, e il concerto si lascia apprezzare, gradevole e scoppiettante. Tiranti, parere personale, pur dotatissimo screamer, fa venir voglia di chiudersi in casa e ascoltare per 3 giorni ininterrotti la discografia completa di Pete Steele.

JAGUAR
Scheggia impazzita della serata, la nwobhm band dimostra che a -anta anni si può fare del rock 'n' roll come Albione comanda, senza sfigurare affatto. Un concentrato di brani estratti dal leggendario debutto "Power Games", passando per i più recenti "Wake Me" e "Run Ragged" (e tralasciando il discusso ma recentemente ristampato "In This Time"), per un autentico tripudio di chitarre elettriche, ritmi serrati e istrionismo vocale. Grandi!

BUD TRIBE
Bud Ancillotti ci seppellirà tutti. Tra 100 anni sarà sul palco, con l'ennesima incarnazione parallela della Strana Officina, a urlare come un forsennato "Non sei Normale". La Bud Tribe macina metallo solidissimo, i partner perfetti per un tour con Udo Dirkschneider, a base di "si stava meglio quando si stava peggio". Bud è come l'omonima birra, sai esattamente cosa aspettarti, nel bene e nel male. Pubblico in delirio e disco in uscita.

EXCITER
Era ora che si facessero vedere in Italia gli imprescindibili Exciter, inammissibile che un metaller non possegga i loro dischi e non martirizzi i propri tendini e muscoli al sound "tira-dritto" delle ritmiche di John Ricci. E' tutto uno sciorinare di classiconi doc, estratti dalla discografia di inizio carriera dei canadesi, anche se, purtroppo, non tardano ad affacciarsi anche brani (troppi) dell'era post Beehler. Il nuovo singer, Kenny "Metal Mouth" Winter, è un toccasana al confronto del precedente Bélanger, mentre il bassista Rob Cohen sfoggia un basso di 280 kg a forma di ragno (giunto in Italia in una ferale cassa sagomata come una bara).

JAG PANZER
Professionali, tecnici, navigatissimi, nonostante orbitino da sempre nel circuito "underground". Gli Jag Panzer sfoderano un concerto zeppo di sample tra una canzone e l'altra, come a costruire una sorta di teatrale liaison tra un pezzo e l'altro. Harry Conklin spadroneggia dietro il microfono, raggiungendo estensioni vocali considerevoli, e mortificando i Geoff Tate e gli Eric Adams di turno. Una discreta macchina da guerra dal vivo i Panzeroni, anche se la proposta della band del Colorado finisce talvolta con l'intorcinarsi troppo in un metal venato di orpelli progressive che, alle 2 del mattino e con una giornata tutt'altro che lieve sulle spalle, causa qualche sbadiglio. Pachidermici.

Grazie alla organizzazione del PIL, una magnifica giornata ed un evento quasi impensabile per caratura, considerando che siamo su suolo italiano.

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