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Live Live Report Legends Never Die
 

Legends Never Die Legends Never Die

Legends Never Die

live

Mag 01, 2007
Ortimino/Montespertoli, Firenze (Mulligan's Singing Pub)
Scritto da
Psychotron

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Legends Never Die
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Pensavate che il concerto alternativo del 1° maggio fosse quello a Roma con i soliti Daniele Silvestri, Carmen Consoli, Vibrazioni, e tutto il “meglio” della musica italiana protestante ...!!? E invece la vera alternativa quest’anno ce l’ha data l’organizzazione Metal Millennium che, con la sponsorizzazione My Graveyard Productions, ha tirato fuori dal cilindro il Legends Never Die Festival, un evento per rockers autentici, giovani e non più tanto giovani. Al Mulligan’s Pub l’apertura dei cancelli è fissata per le 16:30; clima semi-familiare con piadine e panini alla salsiccia, palco all’aperto e stand della label My Graveyard, colmo come al solito di gran chicche a prezzi modici.
Si parte alle 17:30 con i fiorentini Frozen Tears, da poco sul mercato col terzo lavoro “Nights Of Violence”. In sede di recensione ho accostato la band ai Maiden, soprattutto quelli dell’ultimo periodo, ma dal vivo ho potuto apprezzare l’emergere di ulteriori sfumature nel sound, grinta e potenza degne dei Judas Priest, ed un tasso epico imparentato con i migliori Omen. Gran prova di tutti e 5 i ragazzi; la qualità del suono era leggermente impastata ed il microfono di Alessio Taiti non ha reso giustizia al dotato singer, causa una regolazione complessiva dei volumi non eccellente. Estratti dal presente e dal passato della band e chiusura con una acclamatissima “Two Minutes To Midnight”.

Giusto il tempo di avvicendarsi sul palco che arrivano gli Adramelch, leggendari sul serio almeno fino a qualche tempo fa, quando il solo “Irae Melanox” (1988) era titolato a rappresentare il valore del combo milanese (il 2005 ci ha poi regalato il bellissimo “Broken History”). I nostri pescano a piene mani da entrambe le release per offrire una prestazione magistrale. Senza nulla togliere all’ottima impressione suscitata da tutti i gruppi presenti, gli Adramelch si sono aggiudicata la mia personale preferenza, eseguendo brani impregnati di autentica seduzione, indipendentemente che la loro estrazione fosse il mitico “Irae Melanox” o l’ultimo “Broken History”, tranquillamente in grado di reggere cotanto paragone. Delizia delle delizie, Vittorio Ballerio e soci hanno anche presentato in anteprima un brano inedito (“Tides Of My Soul”) che figurerà nel prossimo album previsto per il 2008. Ed io ne sono rimasto estasiato; una song Adramelch al 100% anche se leggermente più rock oriented rispetto a quanto prodotto dalla band sin qui. Assolo da brivido di Fabio Troiani nel break centrale.

E’ il turno della proposta forse più ostica del bill del festival, i Dark Quarterer da Piombino. Band nata nel 1972 (ma attiva come Dark Quarterer dal 1980), focalizzata attorno alla carismatica figura del bassista /cantante Gianni Nepi, mattatore anche questa sera. Quattro dischi alle spalle ed un quinto in arrivo, a sorpresa i toscani chiariscono che il loro album più noto e forse più amato, ovvero “The Etruscan Prophecy” (1989), è anche il meno significativo in carriera a giudizio della band stessa, motivo per il quale la sola “Retributioner” viene eseguita on stage. Il sound dei Dark Quarterer mi ha spesso fatto pensare ad una versione dei Manilla Road meno metallica e più prog-settantiana. Brani anche di 10 minuti di non facilissima assimilazione per i presenti a digiuno della discografia dei Quarterer. Indubbia caratura tecnica dei musicisti, soprattutto le sei corde del talentuoso ed ispirato Francesco Sozzi. Qualche imprecisione dietro le pelli per Paolo Ninci.

Siamo ai Crying Steel, freschi del loro album macina sassi “The Steel Is Back”, giunto a colmare un silenzio di ben 20 anni! I bolognesi non si fanno pregare tanto e dal palco lanciano il loro assalto al pubblico pagante. Brani sparati direttamente in faccia ai presenti, vecchia scuola anni ’80, da bravi discepoli di Giuda .... La scaletta prevede molta carne al fuoco, dagli estratti da “The Steel Is Back” alla roccia indistruttibile di “On The Prowl”, fino alla riesumazione di vecchi demo. Come per i Frozen Tears anche in questo caso il volume della voce di Luca Bonzagni non è curato a dovere, e lo stesso singer sembra prenderne atto durante la propria performance. Neanche a dirlo arriva una cover della priestiana “You’ve Got Another Thing Comin’” durante la quale la band gioca molto con i fans. Per certi versi i Crying Steel hanno rappresentato l’esatto contrario dei Dark Quarterer, metal immediato, senza fronzoli, puro e semplice.

A questo punto sarebbe stato il turno dei Sabotage di Morby (Domine), ma la band ha mancato l’appuntamento previsto. Nessuna spiegazione da parte di nessuno sul perché ed il percome e si passa alla Strana Officina. Parecchi dei presenti sfoggiano t-shirt dell’ Officina livornese, e di certo buona parte del pubblico aspetta con ansia e trepidazione l’ennesimo ritorno della band culto del metal italiano. Per altro la Strana presenzierà al prossimo Gods Of Metal in occasione della release del proprio nuovo album su My Graveyard Productions. Ancillotti, Mascolo, Rolando e Dario Cappanera portano sulle proprie spalle una storia fatta di sofferenza, passione, tenacia ed idealismo, il pubblico lo sa ed ama profondamente la band anche per questo. Ha inizio così un rituale quasi mistico, all’interno del quale i classici del gruppo vengono riproposti uno dietro l’altro. Dario Cappanera alla chitarra pare un novello Zakk Wylde, mentre Rolando picchia sodo con una precisione operaia. I grandi vecchi della Strana Officina non sono certo da meno, e inevitabilmente Bud Ancillotti catalizza tutti gli occhi del pubblico. Ogni brano è una celebrazione, un appuntamento con la storia. La performance dei toscani è accolta con molto calore davvero, soprattutto per la grande spontaneità emanata dai quattro musicisti. Più volte Bud stesso applaude i fans anziché farsi applaudire. Nel compiere un bilancio finale della serata mi rendo conto che tre band su cinque (e con i Sabotage sarebbero state quattro) provengono dalla stessa regione, eh già .... Toscana rocks! 

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