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Live Live Report Evolution Festival 2006
 

Evolution Festival 2006 Evolution Festival 2006

Evolution Festival 2006

live

Luglio 14, 2006
Toscolano Maderno, Brescia (Stadio)
Scritto da
Psychotron

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Evolution Festival 2006
Evolution Festival 2006
Evolution Festival 2006
Evolution Festival 2006

10 anni di meno! La mia carta d'identità avrebbe dovuto vedere una decurtazione di 10 anni almeno per permettermi di seguire la tre giorni dell'Evolution Festival in vigoria e lucidità costanti e continue. Ci vuole un fisico bestiale ragazzi! Scherzi a parte questa seconda edizione del festival in riva (letteralmente!) al Garda credo e mi auguro abbia lasciato tutti soddisfatti, poiché è davvero difficile scovare una falla nella macchina organizzativa e gestionale dei promoters che, bontà loro, hanno voluto farsi carico di un evento così oneroso e significativo per il panorama italiano. Millanta e millanta sarebbero gli aneddoti da raccontare, i buffi e bizzarri individui visti in circolazione, gli episodi degni di nota, i commenti e le glosse a margine della tre giorni non-stop-metal evolutionara. Ma vediamo di vestire i panni di un rigoroso e quadrato ragioniere e tentiamo di descrivere questo bollente fine settimana di metà luglio.

14 LUGLIO
Incasinato con beghe personali riesco a partire soltanto venerdì 14, mettendo tra casa mia e la ridente Toscolano Maderno 300 km abbondanti di autostrada in circa 3 ore. Tronfio ed emozionato come un bambino varco i cancelli dello stadio locale intorno alle 18:00, giusto in tempo per gustarmi l'esibizione dei Macbeth (il 14 è stato il giorno del metal italico, e prima dei Macbeth si sono già esibiti Cadaveric Crematorium, Urto, Methedras, The Famili, per i quali ho sentito dir bene in giro). La band di Andreas e Morena sale on stage per niente intimorita dal compito che l'attende e sfodera una signora prestazione live, dispiegando estratti da tutta la propria discografia, compresa la bellissima “Crepuscolaria” presa dall'ottimo “Vanitas”. I volumi del microfono di Morena sono un po' troppo bassi e l'interpretazione della bella singer poco risulta nell'amalgama complessivo, ma l'intensità creata da tutta la line-up è da applausi. Mi ha favorevolmente impressionato la sicurezza e l' affidabilità di questa band, relativamente giovane, che davvero non ha più nulla da invidiare ai nomi blasonati del circuito gothic metal, sia in sede live che in studio.

Le due esibizioni successive sono quelle dei Dark Lunacy, autori di un prog /death metal abbastanza pregevole, e dei Labyrinth, nome storico dei colori nazionali. Durante le performances delle due bands ho girovagato in lungo ed in largo per il Metal Markt, ovvero una ventina di stands circa, italiani e stranieri, presso i quali acquistare CD, vinili, t-shirt, abbigliamento metal gothic e fetish, oggettistica varia. Chiudevano la parata decine e decine di bagni chimici e tre stands dediti alla ristorazione con birre, pizza e panini. Poche ore non sarebbero bastate per scartabellare a fondo tutta la merce in vendita ed infatti numerose visite spalmate sui tre giorni sono state necessarie, almeno al sottoscritto, per vagliare ogni acquisto. Tra i venditori segnalo con piacere lo stand della My Graveyard Production del gentilissimo e disponibilissimo Giuliano Mazzardi, colmo di chicche ultra cult tra i vari CD in vendita, e lo stand dei Goddess Of Desire del grandioso Count August. Impressionante la quantità di magliette in vendita dagli olandesi, vintage e non, davvero una manna per i metalkids. Il Conte si è dimostrato cortesissimo e spiritoso e, almeno per me, ha rappresentato un piccolo spettacolo nello spettacolo.
Nel frattempo i Dark Lunacy suonavano prepotenti nelle mie orecchie. Arrivato il turno dei Labyrinth devo dire che l'uggia ha cominciato ad assalirmi. Non vorrei mancare di rispetto ad una colonna portante del metal italiano, per carità, ma davvero quell'oretta di falsetto gridolini e doppia cassa mi ha stuccato alquanto.

Ore 22:30, it's the time of the terror .... e si, è proprio l'ora di Steve Sylvester e dei suoi Death SS, teste di serie di questa prima serata. Il palco viene addobbato con un paio di croci luminose e sullo sfondo il telone con l'immagine di copertina del nuovo “The Seventh Seal”. Un mix delle intro più note della band precede l'irruzione on stage dei diavoli al suono di “Give'em Hell“ singolo tratto dall'ultima release. Poi subito a seguire “Baphomet” e “Let The Sabbath Begin”. Passo dopo passo si materializza una scaletta per me infausta, ovvero pochissimo spazio per il materiale storico (con appena “Horrible Eyes”, “Vampire” e “Terror” riuscite maluccio, e “Heavy Demons” in chiusura), molto poco del nuovo album come invece sarebbe stato lecito aspettarsi (oltre alla opener, anche “Der Golem” con splendido siparietto teatrale, e “S.I.A.G.F.O.M.”). La discografia mediana di Steve l'ha fatta da padrona tra episodi di “Do What Thou Wilt” (“Baron Samedi”, “Scarlet Woman”), di “Panic” (“Hi-Tech Jesus”, “Ishtar”) e il singolone “Transilvania“ che fino al ritornello ho stentato a riconoscere. La band non mi è sembrata al massimo della forma, complice anche l'apporto alla batteria del drummer degli Eldritch, non sempre a suo agio nel songbook degli esoterici fiorentini. Steve indubbiamente ha dato il massimo ma di recente, durante la data dell'Horned God Of The Witches Tour al quale ho assistito, la brillantezza del combo è stata ben altra. Nota a margine la insopportabile presenza di Dhalila, invasata female perfomer la cui carica trasgressiva e provocatoria si traduce unicamente in una sequela di scontatissime volgarità. Steve, a parer mio, potrebbe lasciar perdere spettacolini del genere, concedendo a black metal bands di quarto ordine l'orgoglio di simili blasfemie circensi.

15 LUGLIO
Unico neo nella macchina organizzativa Evolution, i cancelli si aprono appena 10 minuti in anticipo rispetto all'inizio della prima esibizione in cartellone, gli Arthemis. Una coda esorbitante di persone aspetta il proprio turno per entrare, liquefacendosi al caldo, e la track list dei veronesi è già bella che andata! Peccato davvero perché ci tenevo ad assistere al loro show, ma riesco appena a sfiorarne la conclusione.

Ad una settimana di distanza dalla vile testata di Zinedine “Gangsta” Zizou ai danni di Marco “Campione Del Mondo” Materazzi, una metal band francese, con non poco coraggio, si presenta sul palco italiano dell'Evolution (si sono visti comunque anche vessilli francesi, olandesi e svizzeri sventolare tra il pubblico). Sono i power metaller Nightmare, onesti mestieranti di lungo corso che nulla hanno inventato ma che svolgono egregiamente il proprio ruolo tra i favori del pubblico che sembra gradire.

A ribadire che la coppa Rimet si trova nella nostra penisola e non in esposizione al Louvre ci pensano i livornesi Eldritch, tosti e incazzati, il cui singer si presenta on stage con tanto di tricolore al vento. Un tripudio! La band intona l'inno di Mameli e le danze hanno inizio. Estratti dai vecchi album come dai nuovi sono il tributo che gli Eldritch pagano al proprio pubblico. Molta potenza ed una discreta precisione esecutiva caratterizza il minutaggio del gruppo sul palco. Magari qualche bestemmia gratuita in meno (...che fa tanto “metal”, mi rendo conto!) non avrebbe guastato.

Scocca l'ora dei Korpiklaani, nonché quella del mio pranzo e quindi: ti saluto finlandesi! Per dovere di cronaca devo dire che dopo la loro esibizione ho visto molte t-shirt spuntare tra la gente, segno evidente di apprezzamento, così come un tizio ha preso a girare avvolto nella bandiera finlandese, nonostante i 35 gradi imperanti.

Torno in tempo per assistere almeno ad una buona metà del concerto dei tedeschi Haggard, numerosissimo ensemble di elementi che forma una vera e propria classical /death metal orchestra. Presenziare ad una esibizione degli Haggard può definirsi un'esperienza ed il mio giudizio di testimone oculare è senz'altro positivo. Grande pathos, fortissima drammaticità, il tutto senza perdere un oncia di potenza ed energia. Maestosa la chiusura con “Awakening The Centuries”.

Si cambia completamente atmosfere con l'avvento sul palco dei Tristania della bellissima Vibeke Stene. Una band di giovanissimi norvegesi si impossessa dell'amplificazione dell'Evolution e, guidati da un triplo cantato (maschile growl, maschile pulito e femminile) dà fuoco alle proprie polveri, omaggiando a dovere l'ottimo ultimo “Ashes”, ma anche “World Of Glass”, ed addirittura proponendo un'anticipazione dal prossimo capitolo discografico ancora in lavorazione. Il brano (“Raven ...” qualcosa) prosegue la linea morbida e matura di “Ashes”, evocando eco dark elettroniche quasi alla Depeche Mode. Eccellenti premesse per il futuro dei Tristania.

Cinque del pomeriggio e anziché offrire una tazza di tea ai presenti lo staff dell'Evolution ci delizia con una mazzata nella schiena a nome Destruction. 22 anni di onorata attività ed eccoli lì a macinare ultraviolenza a profusione. Un piacere assistere al loro concerto, riff assassini e taglienti, sezione ritmica modello rullo compressore, up tempos indiavolati, tanta classe fierezza e tradizione, titoli intramontabili (“Mad Butcher”, “Bestial Invasion”, Curse The Gods”) accanto a nuove bordate di thrash 100% made in Germany tratte dall'ultimo “Inventor Of Evil” come dalla più recente discografia della band, vedi la micidiale accoppiata “Thrash ‘Til Death” e “Nailed To The Cross” direttamente da “The Antichrist”. In più di un'occasione poi ho notato i tre tedeschi dietro le quinte intenti a godersi lo show delle altre bands, a testimonianza dello spirito festivaliero e amicale che ha caratterizzato la presenza dei simpatici Destruction.

E se gli “attempati” thrashers erano sembrati eccessivamente estremi a qualcuno, col sopraggiungere dei Nile (sostituti dei defezionari Annihilator) la brutalità è esplosa in tutta la sua veemenza sul prato verde di Toscolano Maderno. A vederli questi americani paiono davvero innocui in bermuda e t-shirt, i vicini del pianerottolo. Ma calata la prima plettrata sulle corde .... tutta l'oscura irruenza di un Egitto mitico, feroce, crudele, esoterico e sotterraneo, si è manifestata senza freno. Premere il tasto play del lettore CD o vedere i Nile suonare dal vivo è esattamente la stessa cosa. Mostruoso il dinamismo esecutivo dei quattro, ed al contempo l'esatta conformità con quanto prodotto in studio di registrazione. L'intero stadio è sembrato lievitare abbandonando il suolo grazie all'incessante fermento della doppia cassa, mai doma per tutto l'arco dell'esibizione degli Indiana Jones del death metal. Grandissima prova del combo statunitense.

In scaletta è previsto l'arrivo dei Dark Tranquillity e, complice la scarsa attrattiva esercitata dagli svedesi sul sottoscritto, faccio un break per mettere qualcosa nello stomaco. Il pubblico interessato alla band è numerosissimo e immagino che gli scandinavi non abbiano affatto sfigurato.
21:30 e penultimo gruppo della giornata. E che gruppo! Tocca agli olandesi Within Temptation. Sul palco viene montata una suggestiva scenografia che vede ai lati due enormi statue di figure femminili alate. Preceduti da Destruction, Nile e Dark Tranquillity, temevo fortemente il calo d'adrenalina con l'arrivo dei gothic metallers dei Paesi Bassi. Mai stato più in errore. La prova della band è stata a dir poco maestosa e non meno potente delle precedenti, nonostante la diversità di genere. Esperti e rodati i Within Temptation possono contare su di un repertorio di tutto rispetto, e così tra una bellissima “Mother Earth” e le varie “See Who I Am”, “Jillian”, “Stand My Ground”, “Memories”, “Angels”, prese dall'ultimo “The Silent Force”, oltre come di consueto ad una cover di Kate Bush, Sharon Den Adel e compagni hanno guadagnato con merito la pagnotta, stupendo i più per entusiasmo ed energia. Sharon pare la controparte mora di Liv Kristine, tanta è la sua voglia di trasmettere gioia positiva e serena felicità con il proprio canto dal palco.

Trenta minuti prima di mezzanotte è il turno dei black metaller albionici Cradle Of Filth, a cui spetta il primato assoluto di fans accorsi all'Evolution (si parla di 5000 presenze circa per la giornata del 15 e di 3500 per quella del 16). Una selva di t-shirt della band ha pervaso ogni angolo dello stadio e finalmente giunge il momento per tutti i kids di gustarsi la prova dei propri beniamini. Anche io ero abbastanza curioso di vederli all'opera, trattandosi della mia prima volta. Se da un punto di vista meramente esecutivo il gruppo mi è sembrato valido ed a tratti anche gradevole, da quello emotivo ed empatico devo dire che i Cradle si sono dimostrati la band più antipatica e sgradevole di tutto il festival. Dani Filth, nevrotico e scattoso nei suoi balletti on stage, ha ripetutamente insultato ed offeso il pubblico per la risibilità (a suo dire) dell'entusiasmo dimostratogli. Ha definito “pura spazzatura” gli onori tributati alla band dai fans gongolanti ai suoi piedi, ha affermato di aver ricevuto tutt'altra e migliore accoglienza in una precedente data in Svezia, ha schernito dei supporters francesi rei unicamente di essere .... francesi (li ha invitati ad usare la bandiera del proprio paese come carta da toilette!). Per non parlare delle ridicole coreografie a cui sono costretti i chitarristi e il bassista durante le canzoni; chi suona sta rivolto al pubblico, chi non suona sta in castigo a testa bassa rivolto al batterista. Ma dai! Pare anche che l'unica band ad aver demolito ed insozzato i camerini sia stata, guarda caso, i Cradle Of Filth, ovvero delle fottute rockstars del cazzo che oramai sono in grado di esaltare solo delle ragazzine tredicenni affogate nel mascara nero. Addio Cradle Of Filth!

16 LUGLIO
Il terzo giorno il mal di schiena e le ripetute insolazioni collezionate nelle ore precedenti hanno iniziato ad esigere il loro dazio. Va detto che uno dei più bei ricordi del festival rimarrà quello delle pin up in bikini, armate di sistola, pronte a inondare dalla testa ai piedi ogni mendicante d'acqua che si parasse loro dinanzi. Personalmente ne ho richiesto l'intervento a più riprese! La mattinata vede l'alternarsi di Kayser, Secret Sphere, Ensiferum e Sadist, tutte band che il mio semi collasso non mi ha permesso di vedere. Pazienza! Posso però testimoniare l'altissimo entusiasmo sollevato dai Sadist autori, pare, di una apprezzabilissima performance.

Buona l'impressione suscitata anche dai Finntroll, con tanto di nuovo singer a reggere la baracca. La loro curiosa ricetta a base di viking /black /polka /folk e metal fa sempre un certo effetto! Dopo l'estremismo, ancorché ironico, dei troll finnici eccoci ai The Gathering. Quando compaiono sul palco un attimo di straniamento mi coglie. Dopo tanta abbondanza di denim & leather, teschi, borchie e chiome chilometriche, gli olandesi si presentano sul palco manco fossero i cugini di terzo grado di Potsie in una puntata di Happy Days, con un look a metà strada tra un manipolo di nerd e dei surfisti hawaiani. Premio al coraggio se non altro! Anche a livello di sonorità il registro cambia parecchio; sebbene l'ambito live renda anche i The Gathering abbastanza aggressivi e rock, la loro proposta appare subito troppo sofisticata e cerebrale per il pubblico dell'Evolution (a grande maggioranza composto di blacksters e gotici darkettoni). Spiace infatti registrare come all'inizio del loro show il sottopalco si svuoti lasciando unicamente lo zoccolo duro di fans ad applaudire la band. Professionali ed incuranti degli altalenanti favori del pubblico, i nostri sciorinano una cinquantina di minuti di alto livello, lasciandosi comunque apprezzare. Devo in effetti ammettere però che la presenza nel bill del festival di una band come i The Gathering ha finito col nuocere innanzitutto alla band stessa, avulsa dal contesto complessivo.

La leggenda prende corpo e dopo 23 anni di non presenza in Italia, dagli U.S.A. approdano a Toscolano Maderno i leggendari Armored Saint. Che emozione poter assistere allo show della band al gran completo. Phil Sandoval e Gonzo si presentano con la maglietta della nazionale di calcio italiana, mentre John Bush letteralmente impazzito si spende con commovente generosità raggiungendo ogni angolo di stage e interpretando magnificamente i classici della band (“Can U Deliver”, “Delirious Nomad”, “Reign Of Fire”, “Tribal Dance”, “Symbol Of Salvation”, etc.). Purtroppo l'esibizione dei Saint dura davvero troppo poco. Mi è sembrato che sia stato lo stesso Bush a chiedere di tagliar corto, credo per una sua indisposizione. In ogni caso, per quanto è durato è stato fantastico! Eccezionali Armored Saint, addirittura più potenti di 20 anni fa.

Una leggenda lascia il palco ed un'altra la sostituisce; a 13 anni dallo scioglimento tornano, sempre dall'America, gli Atheist. Due nuove asce accompagnano i membri storici Kelly Shaefer, Tony Choy e Steve Flynn. Anche in questo caso Tony indossa una maglietta dell'Italia e se ne vanta orgoglioso per tutto il concerto, mentre Kelly mostra più volte un tricolore regalato alla band da alcuni fans di Asti. Gli Atheist si mostrano entusiasti di potersi esibire davanti al pubblico italiano e infondono nell'esecuzione dei pezzi tutta la passione di cui sono capaci. “On The Slay”, “I Deny”, “Mother Man”, “An Incarnation's Dream”, “And The Psychic Saw”, “Mineral”; i tre album storici del combo vengono tutti adeguatamente rappresentati (forse il più penalizzato è l'istrionico e contaminato “Elements”) e i fans impazziscono alla conclamata maestria tecnica della band. Tra l'incredulità dei presenti, come in un cartone animato di Will Coyote sotto i piedi di Tony Choy si apre una botola che in una frazione di secondo fagocita Tony con tutto il suo basso! Per qualche istante la band cerca di proseguire ma realizzato l'accaduto lo show viene interrotto mentre i tecnici accorrono a liberare il povero Tony. Si riprende col sorriso sulle labbra ed un'ovazione all'auto ironico bassista che mostra di accettare di buon grado gli strali del destino avverso e beffardo. Lezione di tecnica e di stile da parte degli Atheist che non possono non aver lasciato uno splendido ricordo negli occhi di tutti i presenti all'Evolution. La band chiude a gran richiesta con l'esecuzione della meravigliosa “Piece Of Time” autentico inno del gruppo. A mio parere la reunion (pensata solo per l'attività live) è ancora un po' farraginosa e qualche sbavatura c'è, ma è indubbio che la qualità del sound Atheist mette a tacere ogni eventuale critica.

Sfiga per gli Amon Amarth che coincidono con la mia ora di cena (anch'essi però omaggiati di decine e decine di t-shirts esibite tra il pubblico), e salgono quindi on stage i lusitani Moonspell . Due palle colossali per quanto mi riguarda, ma anche loro hanno riscosso i loro bei consensi da una buona fetta di pubblico. Fenomenale invece lo show dei Death Angel, band di filippini trapiantati a San Francisco. Un terzo dello spettacolo offerto dai Death Angel è consistito nelle lodi sperticate tessute dal singer Osegueda all'Italia e agli italiani, un paese che li ha sempre accolti bene, li ha sempre trattati con affetto e che dona evidentemente speciali vibrazioni alla band. E con lo stesso amore i concittadini dei Metallica si rivolgono ai propri fans, sciorinando un'ora abbondante di musica metal in bilico tra speed, techno thrash, derive funky e tanta tecnica. Come per gli Atheist, anche in questo caso l'intera storica discografia della band viene esplorata per la gioia di tutti, compreso il monumentale “Act III”. Da segnalare le vorticose rendering di “Thicker Than Blood” dal recente “Art Of Dying” (song che in realtà non avevo inizialmente gradito troppo ma che dal vivo mi ha fatto ricredere) e della conclusiva e tritatutto “Kill As One”. Straordinaria la tenuta di tutta la band, solos di chitarra da pelle d'oca, precisione cronometrica di basso e batteria ed un Osegueda autentico trascinatore di folle. Lunga vita ai Death Angel, umili e titanici al tempo stesso.

Siamo in chiusura e il ruolo di headliner degli headliners tocca ai Saxon, scafata band anglosassone che ancora continua ad avere molto da spendere, album dopo album, concerto dopo concerto, nonostante i raggiunti limiti d'età pensionabile, eh eh. Le note della intro di “Lionheart” echeggiano profetiche ed è proprio con la title track dell'ultimo studio album che i nostri fanno la comparsa sul palco. Biff Byford stasera è particolarmente in vena, scherza continuamente con il pubblico e si diverte come solo un britannico sa fare. La gente vuole le vecchie canzoni? E lui prima straccia la scaletta e poi la mangia, rassegnato al volere del popolo sovrano! “Motorcycle Man”, “Wheels Of Steel”, “ 747” , “To Hell And Back Again”, “Princess Of The Night”, “Denim & Leather”, “Crusader”, tutti i classici si alternano alle più recenti ma sempre ottime “Solid Ball Of Rock” e “Dogs Of War“(rispettivamente title tracks di due album superlativi), e alle recentissime “Dragon's Lair”, “Witchfinder General”. I Saxon ripropongono dal vivo anche un brano che solitamente non eseguono nei festival, ovvero “The Eagle Has Landed, durante la quale si scatena l'apoteosi con tanto di aquila metallica a scendere sul palco, illuminata da decine di luci pulsanti. Incredibile quanto i Saxon abbiano ancora voglia di suonare e soddisfare le folle. Cari amici inglesi, è sempre un piacere assistere ad un vostro concerto!
Nel tripudio generale cala il sipario sulla band e sull'Evolution Festival edizione 2006. 2007: è già iniziato il countdown!

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