Il bel Richie dà alle stampe questo suo primo album solista (a cui darà un seguito nel 1998 con “Undiscovered Soul”) mentre i Bon Jovi si cullano ancora sugli allori (e sugli ori sonanti) di “New Jersey” (1988). Su “Stranger In This Town” la fanno da padrona atmosfere molto più rilassate e bluesy che sui dischi dei Bon Jovi. “Rest In Peace” si rivela un’interessante suggestione posta ad apertura del disco a mo’ di intro. “Church Of Desire” si muove suadente e piena di feeling, con quella sua atmosfera notturna e vagamente misteriosa, ma sempre sensualmente rock. La title-track è un misto molto ispirato di soul e blues capace di vera malinconia; ritroviamo un po’ di grinta con “Ballad Of Youth” per poi tuffarci nel pop /a.o.r. di “One Light Burning”, simile ad alcune cose dei Toto. “Mr. Bluesman” vede la partecipazione dell’amico Mr. Slowhand Eric Clapton e “Rosie” si aggiudica il primato come song più devota al sound bonjoviano. “River Of Love” miscela ancora una volta rock e blues e richiama alla mente indifferentemente i Tatto Rodeo e il Robert Palmer di “Addicted To Love”. “Father Time” mira assai più in alto, cercando di rendersi “operistica”, con i suoi ritmi sospesi, i suoi toni emotivamente carichi e drammatici. Infine “The Answer” chiude i lavori, ballad molto delicata ma francamente anche abbastanza noiosa. A mio parere un album più che discreto, che molti “metallari” considererebbero “ai limiti” dell’ascoltabile. Se invece avete voglia di rilassarvi, avvolti da atmosfere magiche, calde e crepuscolari come quelle immortalate in copertina, o come quelle che il titolo dell’album recita, ovvero l’essere stranieri in terra sconosciuta, allora assicuratevi questa release di Sambora.





