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Recensioni Novità The Magik Way - Curve Sternum
 

The Magik Way - Curve Sternum The Magik Way - Curve Sternum

The Magik Way - Curve Sternum

info

Titolo
Curve Sternum
Etichetta
Anno
Durata
41 minuti
Nazionalità
Formazione
Nequam - voicals, bass, acoustic guitar
Azach - drums, percussions, rumors

Special Guests:
Maniac Of Sacrifice - electric guitars
Old Necromancer - electric guitars
Tlalocan - contrabass, textures
Tracklist
1. I Corpi Pesanti
2. La Mano Raccoglie
3. A Curva Di Sterno
4. Yod-He-Vau-He
5. Nel Tempo Restare
6. L'Orrore
7. Scuotiti, Oh VIta
8. In Alto Come In Basso
Voto
6,5
Scritta da
Psychotron

"Musica rituale", così vengono introdotte le sonorità dei The Magik Way.

Ammetto che la mia personale idea di "musica rituale" è abbastanza legata a certe sonorità ambient/darkwave/neofolk, quelle di marca Cold Meat Industry per capirci, ma certo, è una mia visione personale delle cose. Per descrivere in qualche modo il duo in oggetto si citano Paul Chain, Ulver, Lindo Ferretti e Einsturzende Neubauten, così come a livello filosofico si rimanda ad esoterismo, ermetismo, alchemismo e, più prosaicamente, a tematiche da sempre molto care anche a filoni quali doom, death e black metal. C'è un po' di tutto questo nei The Magik Way, per sottrazione o addizione è arbitrario, ogni ascoltatore immagino metterà o leverà qualcosa, soppesando col bilancino (proprio come i cercatori della pietra filosofale di alchemica memoria). Io ad esempio Paul Chain lo chiamerei fuori, anche se probabilmente tra le influenze "teoriche" della band potrebbe starci sicuramente. Decisamente più marcata la scia di un Lindo Ferretti, persino di un Vinicio Capossela (debitamente strafatto di crack e accasciatosi sul Necronomicon durante una buia notte senza luna e tempestata da ululati scarnificati in lontananza) e magari dei Moonspell dei secondi '90s. "Curve Sternum" è un lavoro introspettivo, tortuoso e teso, oppressivo e solforoso, in qualche misura "diabolico" e persino minaccioso; il tasso di speculazione ed elucubrazione è molto alto, i musicisti coinvolti non vogliono solo creare musica ma tessere un ordito che vada oltre, che sia concettuale in senso ampio, che possa affiliare accoliti e manipolare la realtà. Si parla di "esperienza sensoriale", il che in qualche misura è corretto, anche se il verbo dei The Magik Way è molto materiale, caldo, teatrale. Per qualche motivo mi sono venuti in mente gli svizzeri Sadness di "Danteferno", anche se in quel caso la mutuazione era più direttamente riconducibile al  metal (post e gorhic) di band come Anathema, Katatonia, Lacrimosa, My Dying Bride. Qui la linea rossa della vicina città di Torino (i The Magik Way vengono da Alessandria) ha messo un'ipoteca sui sapori occulti delle compisizioni dell'album, litanie più scarne eppure assai perniciose.

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