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Recensioni Novità Manilla Road - The Blessed Curse
 

Manilla Road - The Blessed Curse Manilla Road - The Blessed Curse

Manilla Road - The Blessed Curse

info

Titolo
The Blessed Curse
Anno
Durata
98 minuti
Nazionalità
Formazione
Andreas Neuderth - Drums
Josh Castillo - Bass
Bryan "Hellroadie" Patrick - Vocals
Mark Shelton - Guitars, Vocals, Piano

Special Guest:
Gianluca Silvi - Guitars on "In Search For The Lost Chord", Backing Vocals on "Falling"
Tracklist
- CD 1 "The Blessed Curse":
1. The Blessed Curse
2. Truth In The Ash
3. Tomes Of Clay
4. The Dead Still Speak
5. Falling
6. Kings Of Invention
7. Reign Of Dreams
8. Luxiferia's Light
9. Sword Of Hate
10. The Muses Kiss

- CD 2 "After The Muse":
1. After The Muse
2. Life Goes On
3. All Hallows Eve (1981 Rehearsal)
4. In Search Of The Lost Chord
5. Reach
6. All Hallows Eve 2014
Voto
8
Scritta da
Psychotron

Lo aveva preannunciato Shark Shelton, al concerto dello scorso ottobre a Prato (26.10.14): attorno a San Valentino le coppie di metalkid innamorati avrebbero potuto celebrare romanticamente la ricorrenza omaggiandosi del nuovo doppio album dei Manilla Road.

Succoso, prelibato, aveva fatto venire l'acquolina in bocca a tutti. A distanza di un paio di anni da "Mysterium", bel ritorno in pista dei Manilla (ritorno inteso come recupero di certe atmosfere d'antan, ultimamente oscurate da scelte produttive troppo low-fi e penalizzanti e da un certa predominanza di sonorità thrashy), questo "The Blessed Curse" dimostra che non si era trattato di un fuoco di paglia. I frequenti e splendidi intermezzi acustici disseminati lungo i quasi cento minuti tondi dell'opera magna - venata di riferimenti orientaleggianti - non possono non rievocare molta della produzione antica della band, da quel "Mark Of The Beast" pubblicato post (risalente all'81 ma edito nel 2001) agli arpeggi vibranti delle varie "Dragon Star", "Mystification" e "Spirits Of The Dead". Come da consuetudine, i Manilla inframezzano queste nostalgiche elegie con roboanti galoppate metalliche, pregne di epicità, virilità e spirito guerriero, sebbene i momenti più intospettivi stavolta siano maggioritari. Né Shelton risparmia sui suoi retaggi psichedelici e da autentico rock jammer, dando ampio spazio a porzioni strumentali prolungate e ad assoli infiniti e straripanti di ispirazione. Sempre al suddetto concerto toscano (o forse in qualche intervista contigua, non ricordo esattamente) Mark Shelton si era espresso nei confronti della attuale line up della band come la migliore mai avuta dai Manilla Road; non so dire se ciò corrisponda effettivamente alla verità, ma posso garantire che questa formazione rende certamente giustizia al glorioso monicker di Wichita, e mantiene - ben oltre le più rosee aspettative - il nome del gruppo in vita ed in salute. Il fatto che i Manilla Road abbiano fiato e banane per un album doppio così pregno, denso e significativo, fa ben sperare per qualche luminoso anno di carriera ulteriore. Del resto, quando apri un disco con un pezzo che mette in fila uno splendido ed evocativo arpeggio, un rifferama metal eccellente a sostegno, coronato da un chorus semplice ma magnetico, ed impreziosito addirittura da un intermezzo quasi "a la Rush", sai già che la pietanza nel piatto è destinata a saziare con gratificazione la tua fama di eroismo ancestrale e metallitudine che getta il cuore oltre l'orizzonte. 35 anni di storia, 17 album, e i Manilla scrivono (ancora) due dei più bei pezzi mai pubblicati in carriera: "Falling", "Life Goes On"; Iron Maiden o Metallica (tanto per citare due colossi) possono vantare lo stesso?

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