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Manilla Road Manilla Road

Manilla Road

live

Ottobre 26, 2014
Prato (Exenzia)
Scritto da
Psychotron

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Manilla Road
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manillaroadSerata epica all'Exenzia di Prato, con un quartetto che fa brillare gli occhi di lucciconi a chi è cresciuto a pane e spadone di Conan, immerso nelle pagine heroic fantasy di Howard e Moorcock. Banditi elfi, anelli e genealogie chilometriche; niente rapsodie (con e senza fire), né hobbit o tesssoori, solo epica maschia oscura e sepolcrale. Seconda calata italiana dei Manilla Road, dopo quella milanese in giugno; ad accompagnarli gli Etrusgrave e gli Axevyper, che giocano in casa, e i Lady Reaper accorsi dalla Capitale, ai quali tocca aprire la serata. Pare un bill d'altri tempi, si sente il sapore degli anni '80, di quelle copertine dei vinili tanto naive quanto fascinose (alla "Crystal Logic" per intendersi) che celavano mondi immaginifici e letterari, musicisti ispirati e dotati di un tocco che pareva provenire direttamente dalla intercessione degli Dei del Valhalla.

Il sottoscritto arriva durante l'esibizione degli Axevyper (mi scuso con i Lady Reaper per essermeli persi!); assisto quasi interamente al loro concerto, ed è esattamente come me lo aspetto, infuocato, appassionato, saettante, capace di coinvolgere il pubblico - pochi ma buoni - che comprende una selezione dello zoccolo duro della fan-base della band. Cicero è un mattatore inarrestabile, basso chitarra e batteria non mollano la presa neppure per un istante; manca Guido Tiberi vittima di un incidente stradale, il gruppo lo omaggia ripetutamente tra canzone e canzone.
Seguono gli Etrusgrave, che quasi attaccano alla chetichella, senza annunci né niente; Fulberto Serena fa ruggire la sua chitarra e improvvisamente veniamo calati nelle buie profondità di un sepolcro etrusco. Non è un mistero per nessuno da dove provenga Serena, ed è così che il metal epico e progressivo di matrice Dark Quarterer invade lo spazio dell'Exenzia. Sono 10 anni che la band è in attività, e l'evento viene festeggiato con un po' di ospiti sul palco, guest singer che contribuiscono a irrobustire l'esecuzione del quartetto guidato dallo stentoreo Tiziano Sbaragli, il quale indossa elmi da battaglia, gilet di pelle ed infine si presenta al pubblico a petto nudo, con tutta la sua possanza gladiatoria. Brani estratti da "Masters Of Fate" e "Tophet" si susseguono col loro minutaggio importante e una muscolatura che non viene mai meno. Il pubblico apprezza anche in questo caso, l'atmosfera si fa sempre più densa e battagliera, propedeutica al climax.

Gli Etrusgrave lasciano quindi il passo ai roadie, che ferventemente approntano il palco; viene issato un telone con un teschio pipistrellato alle spalle della batteria e, nella più assoluta normalità, i membri dei Manilla Road calcano il palco saggiando i propri strumenti. Infine, i Savatage - che in sottofondo ingannavano l'attesa - si stoppano, e i quattro eroi di Hyboria si dispongono in scena. Un-due-tre e si parte nientemeno che con "Flaming Metal System". Shark Shelton tiene botta in modo impressionante, i suoi assoli coleranno dalle pareti per l'intero concerto, senza soluzione di continuità, una sola chitarra on stage ma neppure un attimo infinitesimale di vuoto. Shelton suona con la chitarra dietro le scapole, si alterna spesso e volentieri con Bryan "Hellroadie" Patrick al microfono e, ciliegina sulla torta, dichiara pure di essere diventato nonno (motivo per il quale invita tutti ad acquistare del merchandising, onde contribuire al sostentamento familiare). La line-up di "Mysterium" - perché di quella si tratta - pare una delle migliori dei Manilla da un pezzo a questa parte; con sicurezza ed autorità il giovane Castillo al basso e il tedesco Neuderth alla batteria sostengono e rimodellano le trame sonore originariamente concepite dal negromante di Wichita assieme a Parks, Fisher e Foxe.
La scaletta della serata è un po' una parziale ammissione di quello che tutti pensano riguardo alla band, il periodo '81 - '87 è quello migliore dei Manilla, la quasi totalità dei pezzi eseguiti proviene da lì, con autentiche chicche, come la primissima song mai composta da Shelton, "Far Side Of The Sun", la meravigliosa "Cage Of Mirrors" e la roccarolla "Queen Of The Black Coast", entrambe provenienti da "Metal". "Crystal Logic" e "Open The Gates" vengono abbondantemente saccheggiati, né manca "Divine Victim" da "The Deluge". Gli estratti da "Mystification" sono la titletrack, "Death By The Hammer" (e l'ultimissima gemma prima dei saluti finali, l'indiavolata e ultra thrasharola "Up From The Crypt", eseguita a velocità slayeriana). Il ciclo 1988 - 2011 è sostanzialmente saltato a pie' pari, e solo il recente "Mysterium" si vede omaggiato di un paio di pezzi, ovvero "Stand Your Ground" e "Only The Brave".
Il cuore dei Manilla coincide con quello dei fans, le due ore piene e rotonde di concerto sono tutte dedicate agli album che hanno oggettivamente fatto la storia di questo gruppo. Splendida la resa live dei pezzi, pressoché identica a quella in studio, con il valore aggiunto però di un suono assai più potente di quello che regalavano le release underground stenterelle dei primi anni '80. Deliziosa la band nel suo modo di rapportarsi al pubblico, affettuosa, rispettosa, grata, mai sbruffona né sguaiata (il 99% delle metal band dovrebbero imparare).
Il pubblico abbandona la sala con una notizia che scalda il cuore, a febbraio 2015 è in arrivo il nuovo album dei Manilla Road, "The Blessed Curse", il regalo perfetto per un San Valentino borchiato. May the Lords of Light be with you!

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