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Recensioni Remeber The Fallen Manilla Road - Spiral Castle
 

Manilla Road - Spiral Castle Manilla Road - Spiral Castle

Manilla Road - Spiral Castle

info

Titolo
Spiral Castle
Etichetta
Anno
Durata
46 minuti
Nazionalità
Formazione
Bryan (Hellroadie) Patrick - Vocals
Scott Peters - Drums, Percussion, Vocals
Mark Anderson - Bass
Mark (The Shark) Shelton - Guitars, Vocals
Tracklist
1. Gateway To The Sphere
2. Spiral Castle
3. Shadow
4. Seven Trumpets
5. Merchants Of Death
6. Born Upon The Soul
7. Sands Of Time
Voto
6,5
Scritta da
Psychotron

Sull'onda dell'entusiasmo per un ritorno insperato, i Manilla Road, ad appena un anno di distanza da "Atlantis Rising", pubblicano un nuovo album di inediti, "Spiral Castle".

Stessa line-up, produzione decisamente migliore, ed un artwork che trasuda sangue cimmero da chilometri di distanza. Il muro sonoro messo su dalla band di Wichita è ostico e corposo, sostanzialmente coerente con quello sentito in "Atlantis Rising", anche se qui il "sentito" si fa decisamente più fruibile, perlomeno a livello di produzione, grazie a scelte assai più oculate in studio. Tuttavia il rovescio della medaglia è che il sound di Shark Shelton è soci perde totalmente di immediatezza, è arrovellato, una spirale serpentina che ingorga l'ascoltatore, talvolta asfissia. Intendiamoci, certi torrioni onirici sono sempre stati un marchio di fabbrica della band, ma poi, quando meno te lo aspettavi, esplodeva un'apertura melodica, un arpeggio ispirato, un chorus da brividi che ti riconciliava con il pathos e l'epica connaturati alla band americana. In "Spiral Castle" quei momenti catartici, liberatori, mancano; è tutto un maelstrom cupo, arzigogolato, tortuoso, con digressioni strumentali infinite. I Manilla Road non mancano certo di fascino e personalità (semmai ne hanno sin troppa), e però questo undicesimo platter della loro carriera alla fine arriva meno, necessita di quantità industriali di ascolti e comunque rimane irrisolto, un pezzo di marmo che non siete riusciti a scolpire nelle sue più remote profondità, cavandone fuori l'opera d'arte (come abitualmente accade con i Manilla Road). Bella "Seven Trumpets",  accattivante la title track, volano alto le raffinate aperture in "Merchants Of Death", e suggeriscono scenari degni di Stargate le dune sabbiose di "Sands Of Time", ma al sensazione che la band qui suoni più per se stessa che per un'audience è forte, e mette un po' a disagio.

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