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Interviste Interviste Disasterhate
 

Disasterhate Disasterhate

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intervista

Scritto da
Elio F
Data
Agosto 04, 2014

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Disasterhate
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disasterhateOrmai una realtà consolidata in ambito underground e con un EP alle spalle, i Disasterhate sono finalmente pronti a presentare il loro primo full-lenght, “Mirroring The Abyss”: l’impressione è che anche se l’attesa sia stata lunga, ne sia valsa certamente la pena, per cui abbiamo porto qualche domanda a Reitia, cantante/chitarrista del gruppo catanese, per saperne di più sul background della band e soprattutto per quanto riguarda questo loro nuovo lavoro.

- Ciao Reitia, benvenuta sulle pagine di Stereo Invaders. Comincerei subito presentando brevemente la band.

- La band si forma all’inizio del 2005 con la seguente line up: Antonella Catania (voce e chitarra), Claudia Caudullo (voce e chitarra), Valeria Caudullo (basso), Gaetano Ronsisvalle (batteria). Le ceneri delle esperienze musicali passate dei vari componenti della band rinascono in un thrash metal moderno, oscuro, drammatico e psichico. Dopo le ottime risposte della scena metal siciliana alle performance live, nel maggio 2007 Gaetano lascia la band per seguire progetti musicali differenti e nel settembre dello stesso anno Giando Militello prende il suo posto alla batteria. Dopo le attività promozionali, i concerti e le recensioni del primo EP “Sacrifice To Eclipse”, i Disasterhate iniziano la composizione dei brani per il primo full lenght, maturando un sound più potente ed espressivo, in cui c’è posto anche per atmosfere fredde e melodiche. Nel settembre 2011 Giando lascia la band e subentra Danilo Ficicchia, giungendo così all’attuale line up. Nel 2014 vede la luce il primo full lenght autoprodotto intitolato “Mirroring The Abyss” e la band attualmente è impegnata nella sua promozione live e stampa.

- "Mirroring The Abyss" è il titolo del vostro full-lenght di debutto: considerando che sono trascorsi ben sei anni dalla pubblicazione del vostro EP d'esordio e che il batterista Giando ha lasciato la band già nel 2011, mi viene da pensare che il disco abbia avuto una gestazione molto lunga e travagliata...come si sono svolti dunque il processo compositivo e le registrazioni?

- Il protrarsi della gestazione è stato causato da fattori diversi. La fase di composizione ha richiesto un paio di anni, poiché volevamo avere le idee chiare sui pezzi, prima di entrare in studio. Incidere un disco è un bel traguardo, una grande soddisfazione, ma ha anche dei costi e questo aspetto influenza anche le tempistiche, soprattutto in una band che si autoproduce. Non abbiamo raggiunto facilmente la tracklist definitiva: alcuni pezzi sono stati esclusi, altri più volte rivisti, riscrivendo i riff quasi ex novo. Insomma abbiamo dedicato tempo e risorse a questo lavoro, affinché nulla ci lasciasse insoddisfatti. Le registrazioni - altro fattore da cui dipende il ritardo - sono state fatte in periodi diversi, tra il 2010 e il 2011, e in studi diversi. Tutti gli strumenti sono stati registrati presso il Sound Empathy Studio di Fabio Monaco, mentre la registrazione delle parti vocali è stata affidata, in seguito, a Vittorio Blanco e il missaggio è stato fatto presso il Ueickap Homestudio di Graziano Manuele. Ritardi nella conclusione della copertina e altri impegni personali hanno ulteriormente contribuito a rallentare l’intera produzione, che è finita nel 2013. Finalmente “Mirroring The Abyss" è pronto!

- Come descriveresti la vostra musica?

- Al di là delle mere definizioni settoriali, direi “autentica”. Abbiamo sempre suonato ciò che sentiamo e ciò che siamo, senza troppi limiti di genere o schemi precostituiti. Se nel primo EP il sound risultava ancora un po’ grezzo, l’ispirazione era comunque notevole, ma l’espressione non aveva ancora trovato una solida personalità. Oggi il nostro sound risulta più maturo e - crediamo - personale: partendo da una base thrash-death, si apre verso sonorità più malinconiche e introspettive. In fondo quello che siamo è ciò che suoniamo.

- In effetti, mi sembra di notare in questi nuovi brani di "Mirroring The Abyss" una maggiore attenzione verso sonorità malinconiche e verso la ricerca di atmosfere rarefatte, che si alternano a momenti di maggiore violenza sonora o ad autentiche sfuriate thrash…

- Hai colto nel segno e in parte ho già risposto. Sì, questo disco è un caleidoscopio di colori dell’anima e abbiamo cercato di esprimere quante più sfumature possibili: rabbia, paura, desiderio di evasione, speranza. Ci ha permesso di esplorare ed esplorarci.

- Brani come "Shining Black Mirror", "In A Rarified Morning Sun" o "The Abyss" tradiscono pure qualche influenza prog: avete avvertito dunque in fase compositiva l'esigenza di costruire brani dalle strutture più complesse rispetto ad un approccio più diretto ed immediato?

- Senza dubbio, e come ho già detto, ci sono stati brani più volte rivisitati, di cui sono state proposte versioni diverse. Ci siamo divertiti a sperimentare varie soluzioni prima di approdare a quella definitiva, a volte anche molto lontana dall’idea iniziale. Altri brani, invece, sono stati creati di getto, soprattutto i testi, in preda ad un furor eccezionale.

- Quali sono le tematiche principali utilizzate per i testi?

- Nessun concept o tema portante. Volevamo semplicemente scrivere, scrivere ed esprimere il nostro “io” più profondo, indiscusso protagonista di questo album. Abbiamo cercato di trasferire nei testi la nostra vita, di filtrarne i ricordi e le sensazioni, i frammenti, le “impressioni” della realtà: il tedio esistenziale di un giorno, gli incubi personali che diventano fobie, il violento automatismo quotidiano, la ricerca di un cantuccio in cui scrivere e abbandonarsi alle visioni, l’incombente presenza del tempo sulle nostre vite… basta leggere i testi per rendersi conto che tutti descrivono sfumature diverse dello stesso paesaggio.

- Rispetto a "Sacrifice To Eclipse", la mia impressione è che i testi abbiano un approccio molto più soggettivo e non a caso viene più utilizzata la prima persona, rispetto ad un maggior uso della terza persona che si riscontrava invece nel vostro precedente lavoro: é quanto effettivamente miravi di ottenere?

- È esattamente quello che volevamo ottenere. Il primo EP è proiettato verso il mondo esterno e la parola “io” non compare mai. In quel caso il risultato a cui miravamo era un effetto di oggettiva distanza e disincantata analisi della realtà. Questo ci è bastato… ma solo per poco! Col tempo è sorta la necessità di scrutare il nostro “abisso”: è nato così “Mirroring The Abyss”, disco che per noi rappresenta un tuffo dentro le profondità recondite della nostra mente. Tutti i testi sono intimi e assolutamente soggettivi, non c’è spazio per il mondo al di fuori, ma solo per ciò che avviene, riflesso, dentro di noi e che riportiamo alla luce, come fosse un reperto che dormiva sepolto.

- Anche stavolta sono presenti un paio di ospiti nel disco: di chi si tratta?

- Per noi è sempre un piacere collaborare con altri amici musicisti; ci si confronta, si impara e non mancano le situazioni divertenti, da ricordare per sempre. Tra le collaborazioni di “Mirroring The Abyss” troviamo Tsade (Guru of Darkness) e Federico De Luca (Lost Ape Of Killa), che si sono prestati a registrare alcuni scream in “The Abyss” e “In A Rarefied Morning Sun”, creando incastri interessanti con la mia voce e quella di Claudia.

- Penso che nella vostra storia come band si possano distinguere tre fasi principali: il periodo che ha portato all'uscita del primo EP, la realizzazione del vostro album e la situazione attuale. Tutti momenti in cui avete avuto batteristi diversi e che hanno portato inevitabilmente ad un certo rinnovamento. La mia sensazione è che però ogni volta vi ritroviate proiettati verso il nuovo ma siete obbligati allo stesso tempo a guardare indietro, nel senso che ogni nuova line-up si trova "costretta" a promuovere quanto fatto dalla precedente. Pensi che questa situazione possa in qualche modo aver rappresentato un limite o comunque possa aver costituito un freno per il vostro percorso artistico fino a qui?

- Sotto certi aspetti è vero che ogni cambio di line up ha imposto di tornare indietro sui propri passi, prima di cominciare a farne di nuovi; bisogna però tenere in considerazione che questi cambi non sono avvenuti durante la composizione del disco, ma sempre in fase di promozione e di live. Questo ci ha dato la possibilità di conoscerci e trovare un certo affiatamento, del resto non abbiamo mai avuto fretta e ci siamo sempre concessi tutto il tempo necessario per capire le affinità tra noi e le direzioni da prendere. Tra una risata e l’altra, una prova proficua e una “cazzeggiante”, prima o poi l’affiatamento è arrivato.

- Progetti per il futuro?

- Stiamo valutando alcune proposte per la promozione. Vi terremo aggiornati!

- Bene, grazie ancora per quest'intervista! In bocca al lupo con il vostro album e un saluto a tutta la band.

- Grazie a te e a tutto lo staff!

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