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Recensioni Mondo Underground Disasterhate - Mirroring The Abyss
 

Disasterhate - Mirroring The Abyss Disasterhate - Mirroring The Abyss

Disasterhate - Mirroring The Abyss

info

Titolo
Mirroring The Abyss
Anno
Durata
42 minuti
Nazionalità
Formazione
Reitia - vocals, guitars
Klaudia - vocals, guitars
Rise - bass
Giando - drums

Federico De Luca - additional vocals on tracks 4, 7
Tsade - additional vocals on track 7
Tracklist
1. Me = Android
2. Desecrated Sick Reality
3. Shining Black Mirror
4. In A Rarified Morning Sun
5. Blank
6. Toxic Sleep
7. The Abyss
8. Day Of zero
9. The Isle Of The Dead
Voto
8
Scritta da
Elio F

Primo full-lenght per una band che ha già un discreto background alle spalle e che ha saputo realizzare un disco maturo ed affascinante.

Pur con tutti i suoi limiti e i suoi vizi, l’animo umano riesce anche ad essere elevato e profondo: specchiarsi in questo paradossale abisso porta dunque ad esplorare una miriade di sensazioni e di emozioni, che rappresentano il punto di partenza per questo full-lenght d’esordio dei Disasterhate. La band catanese si era già messa in luce nel 2008 con la pubblicazione dell’EP “Sacrifice To Eclipse” ma dobbiamo dunque attendere ben sei anni per ascoltare il loro primo album, intitolato, appunto, “Mirroring The Abyss”. Nel frattempo, attorno al trio (tutto al femminile) costituito da Reitia-Klaudia-Rise si sono alternati un paio di batteristi: prima Giando (che suona nel disco) e poi Danilo Ficicchia (attualmente in line-up). Soprattutto, però, al di là di qualche cambio di formazione, la band ha avuto modo di affinare meglio il proprio stile ed il proprio sound, affrancandosi maggiormente dalle proprie prime influenze (Opeth, Nevermore, Slayer, ecc.), riuscendo ad ottenere risultati senz’altro più personali. Già il fatto di avere in line-up due voci e due chitarre, consente comunque alla band di esplorare diverse soluzioni: partendo da una solida base thrash/death, il sound dei Disastherate si apre dunque verso sonorità più malinconiche ed introspettive, dove il cantato estremo e particolarmente aggressivo di Reitia e Klaudia lascia di tanto in tanto spazio a passaggi più atmosferici e carichi di pathos, con il cantato in chiaro. Peraltro, in un paio di brani (“In A Rarified Morning Sun” e “The Abyss”), la presenza di vocals maschili (ad opera di Federico De Luca e Tsade) contribuisce ulteriormente ad aumentare la ricchezza espressiva della band. Se dunque non mancano in “Mirroring The Abyss” brani caratterizzati dalle tipiche sfuriate thrash, molto veloci e diretti (quali ad esempio “Me = Android” o “Day Of Zero”), in diverse altre tracce la band riesce a costruire brani dalla struttura più articolata (in certi casi quasi prog), con variazioni di tema e cambi di stile, che mirano a descrivere con la musica stati d’animo, frammenti della quotidiana esistenza, fobie, timori e sensazioni. I risultati sono davvero apprezzabili: tutto ciò rende “Mirroring the abyss” un disco interessante e ben interpretato, che non va fatto passare inosservato.

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