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Recensioni Remeber The Fallen Venom - The Waste Lands
 

Venom - The Waste Lands Venom - The Waste Lands

Venom - The Waste Lands

info

Band
Titolo
The Waste Lands
Anno
Durata
41 minuti
Nazionalità
Formazione
Tony Dolan - Basso, Voce
Mantas - Chitarra
Abaddon - Batteria
Steve "War Maniac" White - Chitarra
V.X.S. - Tastiera
Tracklist
1. Cursed
2. I'm Paralysed
3. Black Legions
4. Riddle Of Steel
5. Need To Kill
6. Kissing The Beast
7. Crucified
8. Shadow King
9. Wolverine
10. Clarisse
Voto
6
Scritta da
For all Anguish

Lievi accenni di Thrash selvaggio per l’ultimo atto con “Demolition Man” dietro al microfono, dopo una parentesi che sapeva più di Heavy Metal che di Metal estremo.

“The Waste Lands” colpisce innanzitutto per la copertina, quasi di stampo fumettistico. Un essere a metà tra uomo e bestia sembra dominare una dimensione, invitandoci a non infastidirlo. Poi salta all’occhio il logo, scritto con un font che, per quanto ne sappiamo, potrebbe essere stato anche preso da Microsoft Word. Le dieci tracce che compongono questo album hanno forse qualcosa in più rispetto al precedente disco e sembrano voler richiamare in causa il Thrash Metal con fraseggi di chitarra più nervosi e gravi ed un sound più ruvido, ma la sensazione è che manchi qualcosa. A mio modo di vedere, penso che questa cosa si chiami ispirazione. La band realizzò infatti un altro disco senza infamia e senza lode, diverso dai due precedenti capitoli, ma ancora una volta senza aggiungere o togliere nulla alla propria storia. Considerando la sterminata quantità di album usciti nella storia del Metal, non capisco davvero perché una persona dovrebbe andare sovente a ripescare un album come “The Waste Lands”, data l’assenza di picchi compositivi o di idee in grado di lasciare perennemente il segno. L’unica eccezione è la conclusiva “Clarisse”, traccia evocativa simil ballad (con esplosione nel finale) che contiene dei buoni arrangiamenti, sebbene sappia vagamente di già sentito e la voce recitata non sia poi molto espressiva. Insomma, c’è (e c’era) di meglio in giro. Poi ci sarebbe da dire che Dolan si adatta meglio ad un contesto Heavy Metal che ad uno Thrash Metal: è sufficiente ascoltare “Wolverine” per accorgersi come, in taluni frangenti, “Demolition Man” forzi il suo stile per adattarsi alla band, risultando comunque un cantante all’altezza della situazione, ma ben più a suo agio su pezzi come quelli contenuti in “The Temple Of Ice”, per capirci. L’attitudine vagamente punk del gruppo riemerge in piccoli spazi (dopo un periodo di accantonamento) durante l’intero “The Waste Lands”, iniziando un po’ a richiamare lo stile originario della band, per la gioia dei fan più incalliti. Tuttavia manca l’oscurità, quella che i Venom erano in grado di sprigionare agli albori della loro storia, una componente fondamentale nel sound del gruppo britannico. L’album passò inosservato all’epoca e tutto sommato non c’è da stupirsene, perché se da un lato si dimostra un disco abbastanza variegato, onesto e orchestrato abbastanza bene in termini di scaletta, non possiede l’energia giusta per potersi ritagliare un posto significativo nel contesto dell’epoca e nella storia del gruppo. Only for maniacs.

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