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Recensioni Remeber The Fallen Venom - Temples Of Ice
 

Venom - Temples Of Ice Venom - Temples Of Ice

Venom - Temples Of Ice

info

Band
Titolo
Temples Of Ice
Anno
Durata
40 minuti
Nazionalità
Formazione
Tony Dolan - Voce, Basso
Mantas - Chitarra
Steve White - Chitarra
Al Barnes - Chitarra
Abaddon - Batteria
V.X.S. - Tastiera
Tracklist
1. Tribes
2. Even In Heaven
3. Trinity MCMXLV 0530
4. In Memory Of (Paul Miller 1964-90)
5. Faerie Tale
6. Playtime
7. Acid
8. Arachnid
9. Speed King (Deep Purple cover)
10. Temples Of Ice

Voto
6
Scritta da
For all Anguish

Un disco di Heavy Metal senza infamia e senza lode. Tre chitarristi ed un tastierista per la formazione più estesa nella storia del gruppo sino a quel momento.

Oddio, chiariamoci subito: qui si parla piuttosto di Thrash Metal, ma obiettivamente, considerando il songwriting impiegato dalla band e dalla scelta dei suoni, il termine Heavy Metal ci sta eccome. “Temples Of Ice”, corredato da una banale copertina rappresentante particolari di mostruosità varie, uscì nel 1991 e fu il secondo album con “Demolition Man” Tony Dolan dietro al microfono. Il vocalist inglese, spesso sottovalutato, svolse il suo ruolo in maniera più che soddisfacente, ma i fan del seminale gruppo britannico hanno sempre invocato il nome di Cronos, com’è facile aspettarsi. Con l’ingresso di un tastierista ci si sarebbe aspettati un cambio, almeno parziale, di sound, invece i Venom aggiunsero solamente qualche accorgimento che li rese, almeno temporaneamente, una band forse un po’ più “classica”, richiamando dischi di Heavy Metal di fine anni ’80. “Temples Of Ice”, in fondo, non fa altro che riprendere “Prime Evil” in termini di produzione e di sound, come detto in apertura si tratta di un album modesto che obiettivamente non sposta di molto gli equilibri. Certo, se compariamo questo disco ai primi seminali album della band, sembra quasi di ascoltare due gruppi diversi, ma già con “Prime Evil” il gruppo aveva dato segnali di cambiamento e quindi “Temples Of Ice” rimane come un episodio decisamente trascurabile. Da segnalare la cover dei Deep Purple “Speed King”, ulteriore tributo della band in seguito all’omaggio ai Black Sabbath effettuato in “Prime Evil”. La cover ai Deep Purple non è affatto male e riflette, come del resto tutto l’album, la vena “diretta” che il gruppo riusciva ad imprimere ancora, sebbene in una salsa diversa. “Temples Of Ice” fu un disco trascurato da fans e critica, ma del resto il gruppo stesso era finito abbastanza nel dimenticatoio. Destino comune a tante altre band che, fatta la Storia di un genere, poi hanno finito per essere accantonate, perché magari non hanno avuto il buon senso di fermarsi. I primi album dei Venom erano tecnicamente rivedibili, presentavano arrangiamenti forse non da manuale, ma sprigionavano un pathos ed un’energia inediti per l’epoca, senza contare la vena istintiva che li contraddistingueva e che aveva permesso loro di aprire nuove porte, fondando praticamente un nuovo genere. “Temples Of Ice” non aggiunge e non toglie niente alla sterminata discografia dei Venom. La sufficienza è giustificata dal fatto che si tratta di un disco ben inciso, ben suonato e ben prodotto. Ma le idee sono un po’ povere e si fatica a cogliere il senso di questa opera, se raffrontato con la prima parte di carriera…

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