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Interviste Interviste Locus Animae
 

Locus Animae Locus Animae

Locus Animae

intervista

Scritto da
Thiess
Data
Luglio 19, 2014

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Locus Animae
Locus Animae

locusBlack metal italiano, cantato in italiano, con molta attenzione alle atmosfere, senza mai pigiare troppo sull'acceleratore. E' il verbo, a tratti pagan, dei novaresi Locus Animae, che si presentano al pubblico con il loro primo EP "Ove Il Mio Io Cadrà".

- Ciao ragazzi, grazie per la disponibilità. Come nasce il progetto Locus Animae?

- Ciao, grazie mille a voi per questa intervista! Sono Gregory, il cantante dei Locus Animae. Il progetto Locus Animae nasce ad Aprile del 2012, da me e Nicolò, il bassista. Abbiamo quindi trovato in Davide (batterista), Matteo e Brian (chitarristi) le giuste persone per completare la formazione. Inizialmente, l’idea era di creare un progetto puramente Black Metal, ma presto sentimmo il bisogno di realizzare qualcosa di “nuovo”, qualcosa che ci permettesse di esprimere al 100% ciò che avevamo in mente. Dopo aver reclutato Adri alle tastiere, abbiamo proceduto, a fine ottobre dello stesso anno, a concretizzare i nostri primi quattro pezzi nell’EP “Ove Il Mio Io Cadrà…”. L’EP fu stampato in 50 copie e conseguentemente messo in free download, e, per essere la nostra prima “fatica”, ha ricevuto anche buoni consensi, sebbene le cose da migliorare fossero moltissime. In seguito, precisamente l’anno dopo, notammo che mancava ancora qualcosa, quella scintilla che avrebbe reso i Locus Animae ciò che sono ora: una voce femminile. Conoscevamo Michela, la nostra attuale cantante, da diverso tempo ormai, e crediamo che abbia davvero delle grandi potenzialità. Si è inserita bene nel gruppo e anche i pezzi, con lei, acquisiscono una personalità unica.

- Come mai avete deciso di chiamarvi Locus Animae?

- Il Luogo dell’Anima è, appunto, la dimora della nostra Anima, un posto dove ci si può rifugiare per ritrovare sé stessi. Per ogni artista il Luogo dell’Anima cambia, così come la sua funzione. Credo che Locus Animae sia il nome adatto per il nostro progetto: la ricerca del Luogo dell’Anima permette all’artista di comunicare le sue emozioni con la sua Arte.

- Ci sono state bands del passato che hanno in qualche modo segnato il vostro percorso formativo?

- Sicuramente sì! La band più importante, nel nostro percorso formativo, ritengo siano gli In Tormentata Quiete. Vengono da Bologna e sono autori di un Avant-Garde molto profondo e sfaccettato. Sono davvero incredibili. Nell’ambito puramente Black Metal, invece, una grande band che ci ha dato la forza di cominciare questo progetto sono gli Imago Mortis. Li ho ascoltati per anni e mi hanno sempre affascinato; è grazie alla loro musica che abbiamo, in qualche modo, trovato la forza di cominciare. Cerchiamo comunque di discostarci da coloro che, in qualche modo, ci hanno segnato. Questo perché non vogliamo essere una copia di qualche band o “assomigliare” a qualche band. Noi siamo i Locus Animae, e dobbiamo continuare ad esserlo sempre.

- Se doveste definire voi stessi, ed il modo in cui fate musica, come lo fareste? Io ho trovato un lato "epico” alla vostra musica. Voi, cosa ne pensate?

- Definire sé stessi non è facile, davvero. Siamo sette persone molto affiatate fra loro. Sette menti con idee sia simili che diverse. Sette anime che devono unirsi per creare qualcosa che soddisfi ognuno di noi, un qualcosa che ci dia l’opportunità di tirare fuori ciò che abbiamo dentro. Lavoriamo sodo, sempre, questo sì. Se qualcosa non va, lo si dice subito e si sistema, per evitare ogni sorta di problema fra di noi e nella musica che facciamo. Dal punto di vista prettamente musicale, invece, definirci non è facile. Di sicuro le nostre radici Black Metal si sentono, ma abbiamo molte influenze in generi diversi. Credo che il lato “epico”, come dici tu, possa esserci, così come altre sfaccettature nel nostro sound. Dipendono tutte dall’Anima della canzone. Se dovessimo definirci con un’etichetta, la più indicata probabilmente sarebbe Avant-Garde Black Metal.

- In cosa pensate di dover ancora migliorare?

- Non si smette mai di migliorare. Per quanto tu faccia un buon lavoro, ci sarà sempre un qualcosa da migliorare, da perfezionare e sistemare. Siamo un gruppo ancora molto giovane, abbiamo tantissimo da imparare. Abbiamo molte idee in testa, ma non è detto che queste idee siano completamente giuste e/o fattibili. La difficoltà più grande sta nel trovare un equilibrio e una consapevolezza tale da renderci coscienti del nostro lavoro, in modo da capirne le imperfezioni e migliorarle il più possibile. Ora come ora, siamo concentrati sul sistemare le voci al 100%. L’ingresso di Michela ha creato la necessità di dover rivedere dei pezzi, e dobbiamo ancora renderli completamente perfetti.

- Novara è una città molto attiva dal punto di vista musicale, conosco i The True Endless ad esempio. Come vi spiegate questo fervore?

- Novara è, in effetti, molto attiva in ambito musicale, ma non solo la nostra città: anche a Torino, ad esempio, ci sono realtà molto importanti nell’underground musicale, come gli Ater, per dirne una. Questo “fervore” è facilmente spiegabile: la scena non è morta, come vogliono farci credere. Siamo circondati da un mare di persone capaci solo a giudicare l’operato degli altri. È molto facile dire che la scena è morta, che nessuno va più a sentire le band underground, quando poi siamo i primi a non farlo perché troppo impegnati a giudicare. Il fatto è che, per ognuno di quelli che parlano in questo modo, ce ne sono molti altri che invece se ne infischiano, andando nei locali e supportando le band come meglio possono. E sono tanti, davvero. Credo che le persone debbano iniziare a farsi un esame di coscienza, prima di parlare. Se la scena non è più forte come un tempo, è solo colpa di chi, invece di supportarla, se ne lava le mani. Perché eventi come gRave Party e Rock Inn Somma dimostrano che la musica ha ancora qualcosa da dire. Sta solo alle persone il compito di ascoltarne il messaggio.

- Cos’è stato fonte di ispirazione per i vostri brani?

- Nei brani, io scrivo tutti i testi, mentre Nicolò si occupa per la maggior parte della musica. Dopo di ciò, ognuno di noi modifica o aggiunge qualcosa al pezzo, facendo in modo che sia opera di tutti, non di uno solo. Non è facile rispondere a questa domanda. Credo che l’ispirazione derivi dal tutto, da ogni cosa che ci circonda e in qualche modo ci colpisca. Le esperienze personali sono molto importanti per ciò che scrivo, così come le cose che vedo. Anche le piccole cose possono nascondere un grandissimo significato, anche le cose più comuni possono rivelare un’Anima incredibile.

- Progetti per il futuro? Ci sono già nuovi pezzi pronti?

- Certo che sì! Abbiamo già diversi pezzi pronti e ci stiamo preparando per rientrare in studio a registrare il nostro primo Full Length. Seguiteci nella nostra pagina per scoprire tutti gli ultimi sviluppi e rimanere informati!

- Grazie per la disponibilità, un saluto da Stereo Invaders.

- Grazie a voi per lo spazio concessoci!

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