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Recensioni Remeber The Fallen Alice Cooper - DaDa
 

Alice Cooper - DaDa Alice Cooper - DaDa

Alice Cooper - DaDa

info

Titolo
DaDa
Etichetta
Anno
Durata
42 minuti
Nazionalità
Formazione
Alice Cooper - Voce
Dick Wagner - Chitarra, Basso, Voce
Graham Shaw - Tastiere, Voce
Bob Ezrin - Tastiere, Batteria, Percussioni, Voce
Richard Kolinka - Batteria (nei brani "Forner Lee Warmer", "Scarlet And Sheba", e "Pass The Gun Around")
John Anderson - Batteria (nel brano "Fresh Blood")
John Prakash - Basso (nel brano "Fresh Blood")
Tracklist
1. DaDa
2. Enough's Enough
3. Former Lee Warmer
4. No Man's Land
5. Dyslexia
6. Scarlet And Sheba
7. I Love America
8. Fresh Blood
9. Pass The Gun Around
Voto
7
Scritta da
Psychotron

Ok, "DaDa" magari non rientra tra i migliori album di Alice Cooper, e lui stesso ha dichiarato che si tratta di uno di quei dischi che neppure ricorda di aver scritto e pubblicato, tuttavia esiste, è del 1983, e merita un po' di rispetto.

"DaDa" chiude il primo lustro degli anni '80 ed è ufficialmente l'ultimo album del periodo alcolico di Alice; seguirono 3 anni di silenzio discografico - quelli della purga - per poi riaffacciarsi nel mondo della musica con "Constrictor". "Flush The Fashion", "Special Forces" e "Zipper Catches Skin" stavano tradendo una certa confusione da parte dello showman di Detroit, la direzione che la sua carriera ed il suo personaggio stavano prendendo non era più così chiara, e soprattutto lastricata di gloria e successo. Nonostante ciò, anche questo periodo artistico, presentava i suoi motivi di interesse, poiché quando la statura è quella di un Alice Cooper anche le ciambelle col buco meno riuscito valgono quanto le migliori ciambelle di altri artisti meno dotati e talentuosi. Per "DaDa" vale lo stesso discorso; senza scomodare inutili ed impossibili paragoni con "School's Out", "Billion Dollar Babies" o "Welcome To My Nightmare", questo quindicesimo platter di Alice poggia su un lotto di canzoni minori ma comunque stimolanti, attrattive e ricche di sfumature, dal rock sinfonico e teatrale all'elettronica e alla new wave, senza dimenticare il consueto sarcasmo sornione di Vincent Furnier (evidente in particolar modo nel singolo che trainò l'album "I Love America"). Un clima di instabilità e malessere mentale aleggia imperterrito tra le mille personalità schizofreniche che il protagonista dell'album incarna. A mio modo di vedere un lavoro assolutamente da rivalutare di Zio Alice, ma, come già detto più volte, avrei serie difficoltà ad indicare un disco di quel dannato spaventapasseri che meriterebbe l'anonimato....

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