Hard rock che ti fa muovere il culo, sbattere la testa e alzare le corna al cielo: questo è ciò che ha da offrire “As Yet Untitled”, il disco del debutto solista di Doogie White. Anni di esperienza hanno portato il singer scozzese a produrre un album che si piazza di diritto nelle posizioni più alte della mia personale classifica dei migliori album di questo 2011. Lanciato da Ritchie Blackmore nel disco del ritorno dei Rainbow, “Stranger In Us All”, Doogie White ha poi collezionato presenze con Yngwie Malmsteen, Cornerstone e Tank, elevando qualitativamente i loro lavori con la sua splendida voce. “As Yet Untitled” è un concentrato di puro hard rock di matrice Deep Purple/Rainbow, con attacchi alla AC/DC e partiture alla Whitesnake, ed è impreziosito dalla presenza di numerosi musicisti di valore: il più fidato dei compagni è Pountus Norgren degli Hammerfall, che si divide tra chitarra, basso e tastiere, mentre tra gli altri troviamo Derek Sherinian e Tony Carey (Rainbow) alle tastiere, Marcus Jidell (Royal Hunt ed Evergrey), il bluesman Phil Hilborne e Mick Tucker (Tank) alle chitarre, Neil Murray (Whitesnake), Greg Smith (Ten Nugent) e Paul Logue (Edens Curse) al basso, Patrick Johansson (Yngwie Malmsteen) e Thomas Broman (Glenn Hughes) alla batteria ed infine la cantante Patti Russo a supportare il singer scozzese nella traccia d’apertura del disco. “Come Taste The Band”, questo il nome dell’opener, è una canzone esagerata dotata di un tiro incredibile, sulla scia delle migliori canzoni di Deep Purple e Rainbow: introdotta dalle magiche tastiere di Tony Carey, il brano è arrembante e coinvolgente sin da subito ed esplode in un grande ritornello, con il tutto che ricorda la magnificenza di canzoni come “Burn” o “Long Live Rock ‘N Roll”. “Come Taste The Band” vale da sola l’acquisto del disco, ma le sorprese non finiscono qui, ed ecco che Doogie White ci regala altre perle come “Time Machine” e “Catz Got Yer Tongue”, entrambe dotate di un retrogusto alla AC/DC, “Land Of The Deceiver”, mid-tempo dall’incidere epico, “Dream s Lie Down And Die”, dalle reminescenze purpleiane, e la conclusiva “Times Like These”, la più heavy del lotto. Assieme al secondo disco dei Black Country Communion, “As Yet Untitled” è il disco hard rock dell’anno, non lasciatevelo scappare!






