Una delle coppie più spettacolari dell’intero panorama metal si è finalmente riunita! Dopo 24 anni, John Arch e Jim Matheos, cantante e chitarrista artefici di un paio di capolavori durante la prima fase dei Fates Warning (personalmente la più bella, grazie ad un incredibile concentrato di heavy metal epico, tecnico e progressivo), si sono ritrovati a suonare insieme, anche se ciò era avvenuto per un breve periodo nel 2003 per la pubblicazione del disco solista di John Arch, il meraviglioso “A Twist Of Fate”. Se il cantante non ha pubblicato nient’altro in tutti questi anni, Jim Matheos si è tenuto impegnato, sia nei Fates Warning, decisamente più progressivi senza Arch, sia negli OSI. Per questo lavoro i nostri si sono attorniati di musicisti di spessore, che attualmente fanno parte proprio dei Fates Warning, quindi alla batteria troviamo Bobby Jarzombek, al basso Joey Vera e alla seconda chitarra Frank Aresti. Praticamente ci troviamo di fronte ai Fates Warning attuali con un cantante diverso, quindi la domanda che tutti si saranno posti è: a chi assomiglia questo progetto? Ai Fates Warning di Alder o ai vecchi Fates Warning di Arch? La risposta sta nel mezzo: la musica è un progressive metal dal sapore moderno, chitarristico (non sono presenti tastiere), con numerosi cambi di tempo e una batteria assai fantasiosa (lode a Jarzombek!), mentre la voce di Arch ci riporta alle atmosfere di “The Spectre Within” e “Awaken The Guardian”, apportando un enorme ventata di fantasia, dato che le sue vocals risultano molto originali, anche di più rispetto al passato. Non si può nemmeno pensare a “Sympatethic Resonance” come un seguito di “A Twist Of Fate”, visto che il sound risulta più aggressivo e molto più articolato, senza le numerose aperture ariose che caratterizzavano il lavoro solista di Arch (non che questo nuovo album ne sia privo comunque). E che dire della qualità della musica? Eccelsa! “Sympatethic Resonance” si candida nella mia personale classifica come uno dei migliori album del 2011 (se non il migliore): sarò anche di parte visto che adoro la voce di Arch, che per chi non lo sapesse viaggia sempre su tonalità altissime, intonando melodie per nulla immediate ma assolutamente deliziose, ma qui siamo di fronte ad un lavoro originale, affascinante, certamente non immediato, che tuttavia ripagherà chi dedicherà numerosi ascolti ad esso. L’affresco sonoro di “Stained Glass Sky” può essere preso come brano esemplificativo dell’album grazie ad una grande varietà, una struttura cangiante, un’architettura sonora maestosa, con tonnellate di riff, ora nervosi ed ora più ariosi, un Jarzombek tentacolare ed un Arch incredibile, che tocca vette irraggiungibili ai più, con uno stile originale e dal sapore speziato, in quasi quattordici minuti di puro progressive di alta classe.”Sympatethic Resonace” è ostico e non immediato, ma sarebbe un peccato tralasciare il suo ascolto per queste ragioni: dedicategli del tempo, e rimarrà nel vostro cuore per sempre!






