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Recensioni Leaders Argus - Boldly Stride The Doomed
 

Argus - Boldly Stride The Doomed Argus - Boldly Stride The Doomed

Argus - Boldly Stride The Doomed

info

Band
Titolo
Boldly Stride The Doomed
Anno
Durata
55 minuti
Nazionalità
Formazione
Butch Balich - vocals
Jason Mucio - guitar
Eric Johnson - guitar
Andy Ramage - bass
Kevin Latchaw - drums
Tracklist
1. Abandoning The Gates Of Byzantium
2. A Curse On The World
3. Wolves Of Dusk
4. The Ladder
5. Durendal
6. 42-7-29
7. Boldly Stride The Doomed
8. Fading Silver Light
9. Pieces Of Your Smile
10. The Ruins Of Ouroboros
Voto
9
Scritta da
Stefano75

Dopo una demo di presentazione ed un esordio full length omonimo, i nordamericani Argus rivedono la luce con questo “Boldly Stride The Doomed“, disco tutto doom e tutto metal di grande personalità. I cinque della Pennsylvania ci danno dentro da veri assi, plasmando la materia da autentici maestri. Negli ultimi tempi, trovare lavori di queste superbe fattezze, diventa sempre più difficile; ebbene questo lo è di sicuro. I pezzi tutti sono uno più bello dell'altro, formando il classico lotto che si beve come un il drink preferito nei momenti di estrema calura. Dopo un intro che non rivela niente all'umano orecchio di quello che lo aspetta, si parte finalmente con una serie di cavalcate heavy che fanno pensare ai tempi migliori di molte bands storiche. Si sente molto l'influenza del movimento NWOBHM ma la base è fortemente doom. I brani sono mediamente lunghi, quasi una suite " Pieces Of Your Smile" che dura oltre gli undici minuti. Forse, per velocità nei riff più marcata e lunghezza relativamente breve del brano, la track più “radiofonica” potrebbe essere “Boldly Stride The Doomed". In chiusura, sinergicamente con l'intro, serra il sipario la strumentale tutta arpeggio "The Ruins Of Ouroboros ". La sessione ritmica è da paura: in certi momenti, quasi in tutti i brani, il ritmo crolla e diviene lentissimo, al limite del funeral, per poi rialzarsi maestoso con petto gonfio a segnare la cadenza, pesante ed incisiva. Gli assoli, bellissimi, appassionanti e presenti ovunque, si prendono il giusto spazio e mai sono invadenti anzi, sono inseriti sempre al momento giusto creando quel fantastico effetto di “balletto a due” con il cantato. La prova maiuscola del singer Butch Balich non fa altro che consolidare le impressioni generali di un album talmente riuscito, che entra dritto per dritto nella mia top ten del 2011. Straconsigliato!

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