Era meglio negli Angra o negli Shaman, o addirittura in quell'abortaccio pseudo pop dei Virgo (2001)? Poco importa perchè mister ugola d'oro è tornato e, o per far cassetta o perchè ha ancora nel cuore il vero metallo, lo fa donandoci questo “Mentalize“ targato 2009. Andre Matos, vera icona fautore dell'iconoclastia è dovuto e/o voluto ritornare sui propri passi, sventrando metal a tutta randa. Deve essere andato in qualche museo e, imbattutosi nei dipinti (magnifici) acrilici su tela e iuta della collezione Federico Fabbri, rappresentanti immagini denigranti e distruttive della visione religiosa o dei dogmi socio-etici, avrà pensato: “Ma perché non torno a fare la musica tosta e pestata come una volta? Boia dè, la gente faceva un fracasso, ma si daiii, altro che i Virgo dei Cavalieri dello Zodiaco (il nome dice sia ripreso da lì secondo fonti non ufficiali)!“. Non che il precedente “Time To Be Free“ fosse una release deludente, ma con questo “Mentalize“ si respira un'aria differente immergendoci in un power metal tirato violento e melodico al contempo, con una produzione cristallina, insomma sono esterefatto (non fatto) e non me l'aspettavo di certo. Quanto mi sarebbe piaciuto tagliare le gambe a questa nuova produzione di Matos, vuoi perché non ho mai metabolizzato gli Angra senza di lui o lui senza di essi, vuoi perché ha una voce da invidia, vuoi un caffè? o quello che diamine ti pare, ma invece ce n'è di cose da dire sul nuovo parto del carioca. A parte la presenza dell'amico Mariutti al basso e del fratellino Hugo, sono proprio le composizioni ad essere vero cardine eccellente di “Mentalize“ fluidificando la parte vocale ovviamente, sfociando in ritornelli che acchiappano; poi vera sorpresa è pure la prestazione di Eloy Casagrande che si trova al top con Mariutti, evidenziando i ritmi di batteria sempre vari, ben pompati ed avvincenti, e chi ama il genere power metal saprà sicuramente che un grande ritmico dietro le pelli non è facile da trovare e cambia il disco da cosi a pomì (un esempio? Qualcuno ha pensato a Jorg Michael negli Stratovarius o il mai rimpiazzato Uli Kursh delle zucche tedesche?). Dicevamo che Matos preferisce pestare sodo ma chiaramente si lascia anche in ciò in cui riesce alla perfezione, le parti più lente e d'atmosfera dove incastonare con preziose performance la sua incredibile voce evocativa e a tal proposito interessante risulta il finale di “Someone Else“ con ciò che non ti aspetti dal brasiliano, voce filtrata ma carica di pathos con linfa aggiuntiva o la ballatona “Back To You“, o la splendida piano voce “A Lapse In Time“ dove Andreino fa comparire i brividucci. Ottimo ritorno che unisce power metal al progressive magistralmente interpretato, prodotto, mixato, top album. Presente pure una cover dei Queen, “Teo Torriatte (Let Us Cling Together)“, dall'album “A Day At The Races“ del '76, ma purché abbiate gli occhi a mandorla e il portafoglio a fisarmonica, japan edition. Buon ascolto!
venerdì, 10 settembre 2010
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Andre Matos - Mentalize
30 Gennaio, 2010
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