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venerdì, 10 settembre 2010

 
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Orphaned Land - The Never Ending Way Of ORwarriOR

 
Orphaned Land - The Never Ending Way Of ORwarriOR

info

Band Orphaned Land
Titolo The Never Ending Way Of ORwarriOR
Etichetta Century Media Records
Genere folk metal
Anno 2010
Durata 78 minuti
Nazionalità Israele
Formazione Kobi Farhi - Leading Chants, Growls, Narrations, Choir, Backing Vocals
Uri Zelha - Electric, Acoustic Bass
Yossi Sassi Sa'aron - Electric & Classic Guitars, Saz, Bouzouki, Chumbush, Choir Vocals, Piano
Matti Svatizky - Electric & Acoustic Guitars

Session members:
Shlomit Levi - Female Vocals
Avi Diamond - Drums

Guest members:
Steven Wilson - Keyboards
Tracklist Part I: Godfrey's Cordial - An ORphan's Life
1. Sapari
2. From Broken Vessels
3. Bereft In The Abyss
4. The Path Part 1 - Treading Through Darkness
5. The Path Part 2 - The Pilgrimage To Or Shalem
6. Olat Ha'tamid

Part II: Lips Acquire Stains - The WarriOR Awaken
7. The Warrior
8. His Leaf Shall Not Wither
9. Disciples Of The Sacred Oath II
10. New Jerusalem
11. Vayehi Or
12. M I ?

Part III: Barakah - Enlightening The Cimmerian
13. Barakah
14. Codeword: Uprising
15. In Thy Never Ending Way (Epilogue)
Contatti http://www.orphaned-land.com
Voto 9,5
Scritta da Thiess

Dopo sei anni dal precedente full-lenght riecco gli Orphaned Land, con il loro sound dai sapori mediorientali immutato e l'attitudine che, inequivocabilmente, li distingue dal marasma del Metal in genere. Un Folk il loro che si colora di sfumature sempre nuove e che sa spaziare dalla serena contemplazione fino all'eruzione più violenta. La matrice storica del project dice sempre la sua, intravedendo infatti la lingua del Death Metal - per i passaggi più aggressivi - e del Doom nei momenti più atmosferici. Scatti repentini, folate di vento che si trasformano in tempeste di sabbia che ci inondano con la loro passione, per poi d'improvviso arrestarsi. Il cielo del deserto si fa sereno, le stelle sembrano illuminarsi scandendo il ritmo della nostra preghiera, soave melodia che racchiude storia sofferta. Suoni che diventano consolazione prima di meritato riposo, popolo che ha per lungo camminato, che ha per lustri calpestato terre non proprie, stanchezza che trova ora quiete tra note paterne. Le suite mordaci si sposano perfettamente con le più melodiche, diventando un unico ballo rituale, in cui corpi sinuosi si sfiorano muovendo istinti e tepori. Tecnicamente l'album non presenta punti deboli, l'incisività delle ambientazioni più estreme non offusca mai l'anima onirica e mediorientale degli Orphaned Land. Una storia ci viene narrata, tra voci femminili, strumenti tipici ed acustici passaggi, con commozione ne apprendiamo il significo più intimo, ne diventiamo così inconsapevolmente parte. Rivolgiamo lo sguardo verso il sole che tramonta, profumi esotici allietano il nostro olfatto, tepore che sale dalla terra ci rincuora rasserenando il nostro volto. Contempliamo tale panorama perdendoci in esso, tributando il genio di questa band impeccabile sotto tutti i punti di vista. Il guerriero della luce, di cui proprio parla "ORwarriOR", ci mostra la maestosa grazia e coraggio in battaglia, il suo epico intercedere dimostra che anche ciò che è puro può essere ammaliante. Squisitamente unico, da avere per chi ricerca dalla musica sensibilità, originalità e veemenza.

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