Non ci siamo ancora ripresi dalla memorabile serata di Kiss al MediolanumForum di Assago, che siamo già in viaggio di primo mattino verso Udine, per il grande concerto degli AC/DC. La storica band capitanata dai fratelli Young giunge in Italia a poco più di un anno dalle due date esaurite del già citato Forum di Assago, sold out che hanno lasciato a bocca asciutta tantissimi appassionati che sono stati brutalmente estromessi dal circuito di Ticketone. L’attesa per chi li vedeva per la prima volta è spasmodica e si attende un pienone di 40-47 mila persone di cui, secondo le stime, almeno il 40% stranieri. In Curva Nord, dove mi sono collocato, si parlano vari dialetti, ma tutti italiani. La postazione se non altro è coperta da sole anche se i personaggi sul palco risulteranno veramente piccoli, poiché l’impianto del Friuli di Udine è dotato anche di un’inutile pista d’atletica. In cima al palco, a destra e a sinistra ci sono due enormi cappelli gonfiabili rossi con le corna e con la scritta A, di Angus. A proposito di corna, vanno a ruba quelle luciferine lampeggianti da mettere in testa, vendute da napoletani ambulanti che sembrano tanti San Gennaro con la corona di spine! Devo dire che al calare del sole l’effetto sarà straordinariamente bello, con tantissime luci rossi intermittenti che sembrano quasi lucciole impazzite! La serata passa velocemente grazie all’ottima compagnia che si è creata già sul Rockerbus in quel di Bergamo, con distribuzione di pani e vino a volontà e anche grazie alla simpatia di un autista che sosteneva di aver visto gli AC/DC nel 1986 e pensava che fossero morti!!!!
Maurizio Solieri, noto per essere stato il chitarrista di Vasco Rossi, viene accolto benevolmente dal pubblico, principalmente per due motivi: la presenza del più grande cantante metal italiano, Michele Luppi, presente come backing vocals e seconda chitarra e secondariamente perché propone una breve set list di canzoni piuttosto toste, molto hard rock e molta chitarra elettrica. Non succede la stessa cosa alle Vibrazioni, band italiana dedita ad un rock alternativo non troppo gradito (uso un eufemismo) che sfocia nella musica commerciale, da classifica. Questo il pubblico degli AC/DC non lo perdona ai “nostri” e infatti volano bottiglie di plastica e decisi inviti ad andare via dallo Stadio. La situazione va di male in peggio quando la macchietta che porta il nome di Pino Scotto viene invitato sul palco per dedicare un classico dei Led Zeppelin all’appena scomparso Ronnie James Dio. Pino, con una voce scarsa simile ad un latrato, lascia il palco alle Vibrazioni che brevemente terminano il concerto non senza aver sfasciato le strumentazioni, quasi una sorta di frustrazione emotiva per l’accoglienza gelida del pubblico.
L’attesa di fa snervante, quando finalmente dopo l’ennesimo pezzo blues ecco spegnersi le luci e partire il filmato comico-erotico sui maxi schermo. La coreografia è sempre composta da un pannello tridimensionale con il treno fumante e dotato anch’esso di corna diaboliche rosse, mentre dalla pedana posta in avanti Angus dà il via alle danze con “Rock n Roll Train”. Brian Johnson ovviamente sempre provvisto di coppola sembra in forma, anche vocale mentre lo “scolaretto” Angus Young dà il via alle sue consuete scorribande con il passo d’oca a sinistra e a destra del palco. Dietro come sempre attivi nei backing vocals, Malcom Young, chitarra ritmica e alla destra Cliff Williams, basso. Dietro la batteria non mancherà di accendersi qualche sigaretta Phil Rudd come tradizione. Da notare che davanti al palco c’e un lungo corridoio percorribile in mezzo la pubblico che porta a una pedana mobile che Angus utilizzerà più avanti. “Hell Ain’t A Bad Place To Be” prende il via dopo i saluti di rito da parte di Brian a Udine, ma già dal terzo brano si raggiunge l’estasi con la super classica “Back In Black” con il riff immortale di Angus a fare da capolinea. Spazio ovviamente anche il nuovo album "Black Ice", uscito oramai nel 2008 con “Big Jack”. Dalla mia postazione, come dicevo prima, i 5 AC/DC sembrano dei puntini ma fortunatamente grazie ai maxi schermo laterali e quello dietro il palco è possibile apprezzare bene ogni singola sfumatura. Il pubblico è chiamato in caso nell’altra classica “Diry Deeds Done Dirt Cheap” seguita a ruota da un altro pezzo era Bon Scott intitolato “Shot Down In Flames”. Brian sappiamo che ha una voce molto tirata, ma le sue corde vocali reggono bene, così come l’acustica e l’amplificazione, assolutamente perfette.
“Thunderstruck”, amatissima dal pubblico italiano, travolge tutti i presenti con i maxi schermo che mostrano simboli di fulmini in bianco e, ovviamente, nella parte iniziale il coinvolgimento dei fan è fondamentale. Spazio per la blues/rock title track dell’ultimo album “Black Ice”, ed ecco a seguire la celeberrima “The Jack”. E’ il momento tanto atteso dello spogliarello dello scolaretto Angus, via la giacca, via la cravatta, via la camicia bianca, il 53enne Angus rimane a torso nudo solo con i calzoncini corti, non senza far vedere i boxer firmati AC/DC! Finito lo show personale, Angus riprende la sua chitarra per regalarci uno dei suoi fantastici solos, prima che il pubblico venga chiamato ancora una volta a cantare “She’s Got The Jack!”. Non c’è spazio per riprendersi dalle emozioni che ecco scendere la campana di “Hell’s Bells”. Il quasi 62enne Brian mostra ancora un buon fisico lanciandosi in una corsa sfrenata per aggrapparsi al batacchio e dare il via ai famosi “rintocchi” funebri della canzone. Uno dei momenti secondo me più esaltanti di tutto il concerto e ancora una volta la conferma che saranno passati anche 35 anni ma questa è ancora una super band! Altro classico immortale “Shoot To Thrill” già fenomenale per conto suo ma portata ancora sugli scudi dalla colonna sonora del film Iron Man 2. Nella seconda parte della canzone è spettacolare il battimani di almeno 45 mila persone con la voce rauca e improbabile di Brian a fare da cornice con i suoi intercalari. La recente “War Machine” mostra alle spalle del palco il videoclip che parla ovviamente di guerra e di come in maniera fumettistica la campana degli AC/DC distrugga l’aereo bombardiere simbolo della morte e distruzione. Il tempo (maledizione!) passa e tu vorresti fermarlo ma ovviamente non è possibile, ed ecco che gli AC/DC propongono “High Voltage”, canzone titolo anche del loro primo long playing. Altro riff che entra di diritto nel libro della leggenda del rock ed ecco forse una delle più celebri canzoni degli australiani: “You Shook Me All Night Long”! Cantata a squarciagola da tutti i presenti, il brano si conclude come sempre in una cacofonia di suoni in cui Angus si scantena come in presa ad una crisi epilettica! Lo stesso Angus con la sua voce un po’ da bambino da il ritmo all’inizio di “T.N.T.” con i vari “Hay Hay Hay” seguito poi ovviamente dal popolo del “Friuli”; durante il ritornello si accendo delle piccole fiammelle dietro il palco. Come da programma collaudato da anni, all’inizio di “Whole Lotta Rosie” il pubblico risponde “Angus!” ad ogni stop and go della sua chitarra, prima che luci inquadrino l’enorme bambola gonfiabile che “cavalca” il treno della scenografia e che sembra per altro quasi “ballare” al ritmo della canzone. E’ fantastico come questo essere insignificante sulla carta in abiti civili, estremamente timido dal nome di Angus Young si trasformi in un re, un idolo della folle in “Let There Be Rock”, quando si scatena in arpeggi solisti sdraiandosi per terra in preda ad una nuova crisi rock/epilettica con tanto di coriandoli sparati da cannoni e con la pedana che si alza in mezzo ad un pubblico in totale delirio!
Questo e fottuto rock ‘n’ roll, e non ce n'è per nessuno! La band, che fino a questo momento non si era presa ancora una pausa, esce di scena con tutti il pubblico ovviamente a chiamarli a gran voce. Le luci inquadrano una zona del palco, tra le fiamme e la cortina fumogena emerge dal basso Angus: è il momento di “Highway To Hell”. Forse qui Brian Johnson stenta un po’ nel finale, ma è sempre questioni di lana caprina con Angus che come vuole il rituale gli strimpella la sei corde sotto le gambe aperte prima del finale. Fatalmente è in arrivo anche il finale del concerto degli immortali AC/DC con l’immancabile “For Those About To Rock, We Salute You”, 4 batterie di 3 cannoni per un totale di 12 canne fumanti salgono sul palco, anzi per la verità 6 sono ai lati, sotto i maxi schermi. Le cannonate a salve sono comandate dalla voce catramata di Brian, che sotto un giubbino nero leggero indossa la maglia della nazionale di calcio italiana per un finale come sempre roboante e farraginoso. “We salute you Udine e Forza Italia!” è il commiato di Brian e degli AC/DC dal pubblico italiano e mentre tristemente abbandoniamo gli spalti ecco l’ultimo colpo di coda, spettacolari fuochi d’artificio vengono sparati dalla torre di sinistra del palco, per la gioia di grandi e piccini come si suole dire! Possiamo dirlo con orgoglio: noi il 19 maggio 2010 ad Udine c’eravamo!









