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Live Live Report Ordo Rosarius Equilibrio featuring Spiritual Front
 

Ordo Rosarius Equilibrio featuring Spiritual Front Ordo Rosarius Equilibrio featuring Spiritual Front

Ordo Rosarius Equilibrio featuring Spiritual Front

live

Marzo 10, 2007
Prato (Siddharta)
Scritto da
Psychotron

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Ordo Rosarius Equilibrio featuring Spiritual Front
Ordo Rosarius Equilibrio featuring Spiritual Front
Ordo Rosarius Equilibrio featuring Spiritual Front

Inaspettata visita degli Ordo Rosarius Equilibrio di Tomas Pettersson in Toscana, sia perché lo split CD con gli Spiritual Front (“Satyriasis”) data oramai 2005, sia per lo scarso risalto pubblicitario riservato all’evento. Occasione ghiotta per il sottoscritto che da tempo immemore segue con passione indomita e devozione suprema la più importante realtà neofolk di Svezia; è finalmente giunto il momento di saggiarne le carni dal vivo! Lo spettacolo annunciato per le 22:00 ha inizio intorno alle 23:00 con un locale non stipatissimo ma comunque generosamente abitato da grottesche creature cyber-gothic-dark, alla bisogna pronte ad affermare la propria nobile discendenza cainita e luciferina.

Dopo qualche song di Lacrimosa e Death In June profferte dalla consolle del DJ, si apre finalmente il sipario e si affaccia al cospetto dei presenti Simone “Hellvis” Salvatori, frontman dei romani Spiritual Front. Salvatori è da solo, senza i propri compagni, pronto a dar vita ad uno “show” di una trentina di minuti circa ricercando in sé tutto l’ardore, la voglia di esserci e di comunicare emozioni, il bisogno di esibirsi, ed il piacere di condividere con il suo “fratello di sangue e sperma” Tomas un live set da ricordare. Basi pre-registrate dal taglio fortemente acustico accolgono ed abbracciano la voce di Salvatori, che dal vivo appare come un incrocio fra Scialpi, Douglas Pearce e The Pelvis from Memphis. Il singer romano non lesina passione ed impegno, e sembra ritrovarsi soddisfatto nel caldo benvenuto tributatogli dagli astanti.

Tra America anni ’50, gangster movies, Ennio Morricone e neofolk, il miracolo di un pregevolissimo one man show si compie sotto il tetto del Siddharta, e Salvatori lascia (temporaneamente) il palco alla venuta degli O.R.E.. Per chi è abituato a concepire un concerto come un evento “rock”, ovvero 4 o 5 individui con strumenti in spalla, adrenalina e tanto movimento, la cornice ambient-neofolk risulta poco più che un oggetto misterioso ed indecifrabile. Mi è capitato svariate volte di leggere critiche in tal senso, dove l’assenza di abbondante strumentazione, il ricorso a computer, sample e basi musicali pre-ordinate, un contesto intimo e minimalista, l’esiguità del personale coinvolto, rimanderebbero ad un concerto non “pieno”, non vero, non rispondente alla sostanza del proprio significato semantico. Mai niente di più falso, mi sento tranquillamente di rispondere. Una situazione quale quella che ha visto esibirsi gli Ordo Rosarius Equilibrio al Siddharta non perderebbe alcun confronto sul piano dell’intensità e della suggestione prodotte. Un palco scarno (dominato da torce, percussioni elettroniche, un timpano, un crash, microfoni, ed un portatile Mac sullo sfondo) fa da teatro all’esibizione di Tomas Pettersson, per l’occasione accompagnato da un percussionista ma non dalla sposa e musa Marie-Rose, burrosa e bellissima metà che condivide con lui il progetto Ordo Equilibrio (non a caso ribattezzato “Rosarius” a partire dal 2000). Se l’incontro del pubblico con Simone Salvatori si era caratterizzato per un viaggio in un mondo di personaggi appariscenti ed enfatici calati in paesaggi plateali, melodrammatici e un po’ farseschi, le atmosfere e la presenza di Tomas Pettersson imprimono immediatamente una chiave diversa e opposta al proseguo della serata. Tomas è una figura algida, distaccata, ieratica, dal grande fascino e dall’immenso carisma. Nero vestito il determinatissimo deus ex machina degli O.R.E. inizia a snocciolare uno dietro l’altro i capisaldi che costituiscono gli ultimi episodi della discografia della band. I circa 90 minuti di spettacolo vertono pressoché interamente su estratti da “C.C.C.P.” e dall’ultimissimo “Apocalips”, passando naturalmente anche per le songs contenute in “Satyriasis”. Tomas non scambia alcunché con il pubblico, rivolgendo parcamente a fine canzone qualche “thank you” seguito da qualche “very much”. Si accende una sigaretta dietro l’altra, sorseggia acqua e birra, e mostra totale concentrazione e coinvolgimento nella riproposizione del proprio repertorio. Sul palco le sottili e suadenti trame ambient-neofolk degli O.R.E. vengono supportate, come di consuetudine, dall’aggiunta di percussioni elettroniche tese a rafforzare la struttura di un tipo di musica solitamente alieno dal contesto live.  Lo show è funestato in un paio di occasioni dall’inceppamento delle “machines” che scortano gli attori sul palco, e che in particolare massacrano la celebrazione della stupenda “[Mercury Rising] Seduced By The Kisses Of Cinnar Sweet”, opener song dell’album “Apocalips”. Si fa presto a dimenticare poiché proprio dopo tale accadimento torna sul palco Mr. Salvatori, per portare a compimento la serata instaurando una sinergia perfetta con Tomas. I due esplorano ancora qualche brano estratto dal grande libro nero delle litanie apocalittiche degli O.R.E. e dall’album comune “Satyriasis” (da brividi la resa di “Three Is An Orgy, Four Is Forever”), terminando la scaletta prevista. Ma c’è il tempo ancora per un bis, che vede l’esecuzione di quella “I Think About Germany And The End Of The World” che contiene al suo interno proprio una esplicita citazione dell’Italia che stasera ospita Tomas Pettersson. Quest’ultimo ha abbandonato il palco visibilmente irritato per i continui inconvenienti tecnici che hanno penalizzato lo show; eco, rumori e riverberi amplificati dai microfoni, ed il suddetto flop del materiale pre-registrato in qualche occasione. Nonostante tutto sono risultate ottime per suggestione e coinvolgimento le bellissime “Who Stole The Sun From Its Place In My Heart?”, “In High Heels Through The Night Of Broken Glass”, “Do Murder & Lust Make Me A Man?” e la pseudo cover dei velvet Underground “She’s In Love With A Whip – My Venus In Furs”. Peccato per la prima parte della discografia degli O.R.E. passata sotto silenzio, per l’assenza di Marie-Rose e per le difficoltà tecniche; se nonostante tutto ciò il concerto è stato comunque intenso e meraviglioso, l’autorità indiscussa di Tomas Pettersson si conferma a pieno diritto inarrivabile e giustificata. 

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