Signore e signori, gli Act Noir! Formazione italica sommersa dalle etichette più disparate: rock, gothic, dark, electro e chi più ne ha più ne metta! Abbiamo intervistato Sergio Calzoni, a cui appartengono le abili mani che stanno dietro alla notevolissima sezione elettronica, che ci ha aiutati a fare un po' di chiarezza…
- Salve ragazzi e benvenuti sulle pagine di Stereoinvaders! Iniziamo con la presentazione della band: raccontateci un po' la vostra storia, cosa vi ha spinto ad iniziare e come siete arrivati fin qui… qualcosa per chi non vi conosce! :)
- Il progetto Act Noir nasce nel 1998 per volere mio e di Stefano Nieri (il chitarrista…), con il chiaro intento di trovare un veicolo espressivo libero da qualsiasi tipo di vincolo comunicativo o limitazione artistica.
Per quello che mi riguarda la musica ha, da sempre, colmato diverse lacune nella mia esistenza, in primis il bisogno di elevazione spirituale. Ci tengo, infatti, a precisare che nonostante il contesto musicale in cui Act Noir sono collocati (dark/gothic…), il messaggio che vogliamo trasmettere alla nostra audience NON ha assolutamente valenza negativa/misantropa/nichilista... Ricordo ancora quello che mi disse tempo fa un discografico, il quale sosteneva che oggigiorno vendono soltanto i gruppi che fanno parlare di sé bruciando chiese in Norvegia oppure commettendo altre azioni efferate. A mio avviso la superficialità dell'audience ha raggiunto livelli indicibili, al punto tale che suscita maggiormente interesse l'immagine ed il modo di presentarsi della band che la musica. Quindi, tornando alla tua domanda, se siamo arrivati fino a questo punto della nostra “carriera” è solo grazie alla genuinità della musica proposta, e al fatto di non essere mai scesi a compromessi di nessun tipo.
- Com'erano gli Act Noir agli inizi rispetto a quelli che possiamo ascoltare oggi? In cosa pensate di essere maturati di più?
- Probabilmente agli albori eravamo molto più caotici e disorientati. Soprattutto per quello che concerne le parti elettroniche da me curate, ricordo che inizialmente avevo la pessima tendenza di arrangiare eccessivamente i nostri brani. Uno dei passi decisivi che ha contribuito a farmi maturare è stato il sistema di registrazione su hard-disk utilizzato per la produzione e missaggio del disco: solo in fase di registrazione ci si accorge veramente se le varie parti suonate riescono a legare insieme in modo armonico e fluido. Così facendo si diventa molto più selettivi ed autocritici, maturando una visione d'assieme della struttura dei brani.
- Veniamo ad Automatisme Psychique: siete soddisfatti dell'accoglienza che ha ricevuto? Ritenete che rappresenti a dovere le vostre capacità?
- Al momento ciò di cui siamo maggiormente soddisfatti è di vedere “Automatisme Psychique” distribuito un po' in tutto il mondo da My Kingdom Music. I riscontri della critica musicale sono stati finora positivi, mentre non abbiamo ancora un quadro preciso delle copie effettivamente vendute. “Automatisme Psychique” è il massimo che potevamo fare con i mezzi che avevamo a disposizione, quindi ne siamo assolutamente soddisfatti. Tutto il disco è stato interamente composto/prodotto/registrato e mixato da noi. Abbiamo volutamente deciso di non avere nessun aiuto da produttori e fonici, in modo da metterci alla prova e di testare fino a che punto riuscivamo ad arrivare in questa dimensione di completa autarchia.
- Cosa mi potete dire di “Unheimlich”, brano che ho molto apprezzato e che sicuramente spicca nell'album, non fosse altro per la sua notevole orecchiabilità?
- Il brano “Unheimlich” prende ispirazione dai senza tetto (hjemløs) che vivono a Copenhagen, molti dei quali annegano la propria esistenza nell'alcol come mezzo per cercare di rifuggire dal loro misero destino. Allo stesso tempo il brano presenta alcuni riferimenti sulla mia esperienza di vita in Danimarca, al fatto che anche nel mio caso la mancata integrazione nella società danese mi ha portato a fuggire dalla realtà, chiudendomi nella mia casa-studio a Copenhagen e cercando nella musica uno strumento d'evasione dalla quotidianità.
- Come siete arrivati al contratto con la My Kingdom Music? Cosa ne pensate degli altri gruppi che questa etichetta pubblica? Qualcuno lo conoscete anche personalmente?
- Il contratto con la My Kingdom Music è il terzo che abbiamo firmato nel giro di due anni e mezzo, e l'unico che è andato a buon fine con l'effettiva pubblicazione del disco… A maggio del 2004 firmammo il nostro primo contratto discografico, entrando a far parte del roster dell'Amaranth Recordings (imprint del gruppo Aural Music) ma i presunti problemi di natura economica dell'Amaranth bloccarono la nostra uscita per circa sei/sette mesi, per poi essere definitivamente “scaricati” dall'etichetta poco tempo dopo. Successivamente a Giugno del 2005 firmammo il nostro secondo contratto per l'etichetta berlinese Resonancer (label dei Centrozoon) ma, ad Ottobre dello stesso anno, l'etichetta chiuse i battenti per bancarotta e ci trovammo nuovamente allo sbando! E così arriviamo a Dicembre 2005, momento cruciale della nostra “carriera” in cui Francesco Palumbo ci propone di far uscire “Automatisme Psychique” per la sua label, l'unica etichetta che dimostra un reale interesse per la nostra musica e si impegna fin da subito a dar luce all'album. Non conosciamo personalmente nessuna delle bands che fanno parte di My Kingodm Music, anche se stimiamo molto i Klimt 1918, gli En Declin e i Room With a View.
- La vostra label vi definisce “Psych Dark rock”: sapreste dare un significato ad ognuna di queste parole, e a come si rapportano con la vostra musica?
- Ognuna delle labels con le quali abbiamo avuto rapporti discografici ci ha definito in modo diverso… L'Amaranth Recordings aveva coniato la definizione psychedelic-post-wave , mentre Resonancer Records ci definiva synth-artpop per arrivare infine a psych-dark-rock da parte di My Kingdom Music. Venendo alla tua domanda, non siamo proprio in grado di dare un significato alla definizione del nostro stile musicale. L'unica cosa certa è che abbiamo creato non pochi grattacapi alle labels per cercare di etichettare la nostra musica, il che dimostra, in un certo senso, che siamo riusciti a trovare uno stile quantomeno personale.
- Quali sono le vostre fonti di ispirazione? Quali i vostri artisti preferiti, e quelli che ritenete siano stati fondamentali per la vostra musica?
- Fonti di ispirazione: la percezione non sempre rosea della realtà che ci circonda, i films di Andrej Tarkovskij e quelli di David Lynch, il Dalai Lama, Madre Natura, i libri di Peter Høeg e quelli di Dostoevskij, Dio… Artisti preferiti & fondamentali: David Sylvian, Pink Floyd, Sigur Ros, Nine Inch Nails, Mozart, Miles Davis, Depeche Mode, Katatonia, Porcupine Tree, Murcof, The Doors, Christian Death, Peter Gabriel, The Engineers, Colloquio, Massive Attack, The Gathering, Bark Psychosis, Faith No More, Recoil, Frozen Autumn, Ministry, Perfect Circle, Tool, Kate Havnevik…
- Che impatto ha avuto l'esperienza danese di Sergio sulla musica degli Act Noir? Aver respirato per due anni l'aria di un paese per molti versi così all'avanguardia ha contribuito in qualche modo all'evoluzione del sound della band?
- L'esperienza danese è stata fondamentale per la nostra crescita musicale, al punto tale che considero “Automatisme Psychique” una sorta di diario di viaggio di questi tre anni e mezzo che ho trascorso in Danimarca. Quasi tutti i testi prendono ispirazione dalla realtà contrastante che ho avuto modo di conoscere vivendo in un grosso centro urbano come Copenhagen. Inoltre proprio vivendo in Danimarca ho avuto modo di acquistare le diverse apparecchiature che fanno parte del mio studio di registrazione e, soprattutto, di imparare ad usarle.
- E qui in Italia invece quale ritenete che sia la condizione della scena dark-elettronica? Ci sono effettivamente le possibilità per una band di talento (come voi, aggiungerei ;) ) per emergere e farsi un nome?
- Non siamo molto a conoscenza dell'attuale scena dark-elettronica italiana… Personalmente è da un po' che non frequento locali “dark” qui nelle mie zone, soprattutto da quando ha iniziato a prendere sempre più piede questo connubio tra dark/goth e fetisch che trovo assolutamente ridicolo e privo di senso. Che nesso c'è tra i Bauhaus ed un'adolescente vestita con una tuta in latex da porno-crocerossina? Mah! Forse sono io che sto invecchiando. Scusa per la divagazione… Tornando alla tua domanda credo che Act Noir abbia una discreta potenzialità per emergere soprattutto in Germania, nazione in cui anche My Kingdom Music sta puntando molto a livello di promozione e distribuzione. In Italia non saprei dirti quali effettive possibilità ci sono per emergere. Who knows.
- Avete intenzione di esibirvi dal vivo prossimamente?
- Sì, vogliamo suonare dal vivo. Abbiamo contattato diverse agenzie di booking, ma molte sembrano davvero terrorizzate a farci suonare dal vivo considerando il nostro tipo di musica così indecifrabile. La cosa ridicola è che dopo una cinquantina di mail spedite ad una rosa selezionata di agenzie di booking solo una decina scarsa ha risposto, dicendo che la schedulazione concerti era già completa e senza offrirci la possibilità di suonare per la stagione successiva... Se tu conosci qualcuno potenzialmente interessato ad un'esibizione di Act Noir questo è il nostro indirizzo e-mail: Questo indirizzo e-mail è protetto dallo spam bot. Abilita Javascript per vederlo. . Grazie!
- State già preparando brani per un nuovo lavoro? Quali sono i vostri programmi per l'immediato futuro?
- Abbiamo qualche nuovo brano in cantiere, anche se al momento io sono piuttosto impegnato a completare il lavoro di produzione e missaggio del nuovo disco dei Colloquio, che dovrebbe essere pubblicato a settembre dalla Eibon Records (l'etichetta dei Canaan). Per l'immediato futuro i nostri programmi sono di suonare dal vivo il più possibile, e magari di fare un disco insieme ad Alan Wilder ;-)
- Potreste spiegarmi il significato del vostro monicker, Act Noir?
- Il verbo “to act” in inglese indica azione/dinamismo, ma può significare anche recitazione o finzione. Molto spesso frequentando locali dark/goth mi chiedevo fino a che punto le persone che prendono parte a queste serate “recitano” il ruolo del dark oppure ci credono veramente. Alla stessa stregua ci piace creare una sorta di ambiguità di fondo verso il nostro approccio musicale: Act Noir fingono in modo artefatto, oppure sono convinti della loro attitudine “noir”?
- Ho molto apprezzato i testi delle vostre canzoni, che trovo molto belli e assolutamente non banali. Volete parlarcene un po' più approfonditamente? Sono molto importanti per la vostra musica?
- Come già accennato prima i testi dei brani di “Automatisme Psychique” sono una sorta di resoconto delle mie esperienze di vita in Danimarca, pur essendo estremamente ermetici e ricchi di metafore. Mi sono sempre piaciute le liriche “insondabili” di musicisti come David Sylvian, permeate da atmosfere visionarie e a volte surreali.
- Come è nato il remix di Distance, brano dei grandi Monumentum? Qual è il vostro rapporto con questo grande “band”?
- Tempo fa inviai un CD demo all'Avantgarde Music (etichetta di Roberto Mammarella - mastermind dei MonumentuM). Poco tempo dopo Mr. Mammarella ci contatta via e-mail dicendo che è rimasto davvero colpito dalla nostra musica, e ci propose di remixare uno dei brani di “Ad Nauseam” per “Metastasi”, capitolo conclusivo della saga dei MonumentuM. Ci tengo a precisare che Roberto è una delle persone più simpatiche ed intelligenti che popolano il mondo dell'underground italico, consiglio a chiunque di leggere le interviste che ha rilasciato nel corso degli anni su riviste e web-zines, vere e proprie perle di saggezza musicale!
- L'intervista è conclusa, vi ringrazio per la chiacchierata e come è giusto che sia vi lascio le ultime parole. In bocca al lupo per la vostra carriera e speriamo di risentirci presto!
- Grazie a te per averci concesso questo spazio all'interno di Stereoinvaders! Per maggiori informazioni su Act Noir visitate questi siti: www.actnoir.com www.myspace.com/actnoir







